venerdì 29 ottobre 2010

Il Gioco degli Specchi, Migranti Cultura Società - Trento


Ottava edizione de Il Gioco degli Specchi, Migranti Cultura Società.
FILI D'ORO è il tema scelto: FILI per ricordare gli infiniti legami che ci uniscono tutti come persone e come nazioni, D'ORO per dichiarare che queste connessioni sono e possono essere sempre di più una vera ricchezza.


GLI SCRITTORI OSPITI

VENERDÌ 5 NOVEMBRE
ore 17.30
sala MANZONI, BIBLIOTECA COMUNALE CENTRALE, via Roma 55, Trento
“Biscotti al cardamomo”, incontro con  Antonio Umberto Riccò
ore 21
SALA CONFERENZE della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto,
via Calepina 1, Trento
“Persone e popoli: un tessuto di molti fili”. Serata con Vera Lucia de Oliveira,  Roberta Yasmine Catalano, Maria Attanasio, Della Passarelli.  Conduce Marco Pontoni


LE MOSTRE

da lunedì 25 ottobre fino a sabato 6 novembre
SALA THUN di TORRE MIRANA, via Belenzani 3, Trento
Gli accessori delle identità, Mostra – laboratorio dell'Associazione Mani Altri Sguardi. Per gli insegnanti viene riconosciuta ai fini dell'aggiornamento.

da MARTEDÌ 2 NOVEMBRE, inaugurazione  alle  18.30  fino al 6 novembre
sala Manzoni, BIBLIOTECA COMUNALE CENTRALE, via Roma 55, Trento..
La fabbrica delle storie, audiomostra esito di un laboratorio di scrittura sulla migrazione, a cura de Il Funambolo

da GIOVEDÌ 4 NOVEMBRE, inaugurazione alle ore 11, con letture ed un brindisi insieme.
Fino a sabato 6 novembre, orario continuato 10 – 19
AULA MAGNA, della FBK, via S.Croce 77, Trento, INAUGURAZIONE alle ore 11,
Mostra mercato del libro, a cura della Libreria universitaria Drake.
Selezione bibliografica ragionata sui temi della migrazione e della conoscenza di culture diverse, con testi  aggiornati al 2010, un'ampia sezione per bambini e ragazzi e testi bilingui.
In quest'ambito vengono organizzati molti momenti di lettura recitata, anche personalizzata per le classi e i gruppi che prenotano.

LO SPETTACOLO

GIOVEDÌ 4 NOVEMBRE ore 21
SALA CONFERENZE della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto,
via Calepina 1, Trento
Il viaggio di Ulisse e le sue identità. Spettacolo multimediale de  “La Quarta Parete”.
Regia Dardana Bërdyna, scenografia e videoinstallazione Albert Dedja

Altri dettagli sul nostro sito, www.ilgiocodeglispecchi.org.

Tutti gli incontri sono ad ingresso libero e gratuito.

Si precisa che in questa occasione Helena Janeczek. non potrà essere a Trento come preannunciato.

giovedì 28 ottobre 2010

MicroEditoria 2010: programma

www.rassegnamicroeditoria.it

programma (scarica il pdf ) domenica 14 novembre ore 16.30 presentazione della Comedìa di Dante a cura di Massimo Sannelli che parlerà di “Aspetti inediti delle principali figure femminili nella Comedìa”.














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Daniela Mena
responsabile Rassegna Microeditoria

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Associazione L'Impronta
Via lavoro e industria 681
25030 Rudiano Bs
tel. 339 6073551 - 030 2070471 - fax 030 716514
www.rassegnamicroeditoria.it

martedì 26 ottobre 2010

domenica 24 ottobre 2010

Fare Voci in Osteria 28 ott

Cari amici vicini e lontani, giovedì 28 ottobre Fare Voci in Osteria giunge al quarto appuntamento.

Inizieremo con Maurizio Mattiuzza che, dialogando con Roberto Covaz (che ringraziamo), presenterà "Il derby della luna". Si tratta di un libro di racconti, uno più lungo e due relativamente brevi, ambientati nel mondo del calcio. Non è però il calcio delle grandi squandre, viene piuttosto da definirlo "di paese", dove Mattiuzza, con uno stile fluido ma spesso poetico, allarga la prospettiva fino ad abbracciare con naturalezza l'umanità dei protagonisti (e dei lettori).
Ecco, sono le partite che giocavamo in paese da bambini, ma raccontate da un adulto, quando ormai ha imparato che cinque corner non fanno un rigore. Però la passione è intatta.

A seguire Priska presenta il cd "Eppure ti vedo ancora". Con ancora nelle orecchie le splendide impressioni del suo primo lavoro, aspettiamo con grande curiosità questo nuovo disco dell'artista furlofrancoitaliana, ammetto, non sono riuscito ancora ad ascoltare, se non per i brani contenuti su myspace:
http://www.myspace.com/priska76
Allora voglio riportare solo la conclusione della recensione uscit su Ondarock, uno dei siti più seri di musica in Italia (e che non si fa problemi a pubblicare sonore stroncature):
"Un indubbio, importante passo in avanti rispetto a un pur straordinario esordio. Un capolavoro per la musica italiana che potrà diventare un disco raro (stampato in poche copie) per i collezionisti in un probabile futuro nel quale il vero talento abbia il riconoscimento che merita."

Non ci sono altri canali di pubblicità, dunque diffondete questa mail, se potete e volete.

Ad aspettarvi troverete, oltre a noi, l’accoglienza e i vini dell’Alchimista, in via Garibaldi 16 a Gorizia (praticamente di fornte al Municipio).

Francesco & Giovanni & L'Alchimista

venerdì 22 ottobre 2010

Jungo: la rivoluzione dell’imbarco a vista !

Fiumi di auto. Milioni di sedili vuoti che si spostano ogni giorno in ogni direzione.   I sedili vuoti sono come un corso d’acqua navigabile virtualmente inesauribile. Si tratterebbe di spostarsi senza la propria auto, usando le auto non già piene come se fossero un surf; il cabotaggio sulle correnti naturali di traffico potrebbe diventare un modo “normale” per spostarsi.

Già oggi moltissimi guidatori accosterebbero volentieri per dare un passaggio (a vista: come nell’autostop); ma si trattengono, perché mancano le condizioni di sicurezza. Tanti altri lascerebbero allegramente l’auto a riposo, se sapessero di poter fruire di imbarchi rapidi: ma per loro, oltre all’insicurezza di salire a bordo con uno sconosciuto, c’è l’imbarazzo di andare a scrocco.

L’idea di "Jungo" è semplice: introducendo dispositivi blindati di sicurezza reciproca, e un vantaggio economico anche per l’automobilista, dare e ricevere passaggi diventa “normale”, facile e piacevole. Aumentando la "propensione naturale all’imbarco", i tempi di attesa si riducono, si attirano nuovi partecipanti, e si innesca un meccanismo di progressiva disassuefazione dall’auto. E’ quello che sta facendo la comunità di Jungo!

In Trentino, territorio pilota, Jungo sta già funzionando (prima esperienza al mondo): alcune centinaia di monitoraggi dimostrano, nel corso di meno di un anno, una continua riduzione del tempo medio di attesa; nel periodo giugno-luglio 2010 gli uomini hanno atteso per ogni passaggio, mediamente 7,4 min., le donne 7.5 (medie su 218 monitoraggi Jungo). La Provincia Aut. di Trento ha deciso di incoraggiare attivamente questa strategia, che si integra perfettamente con il trasporto pubblico locale e aumenta l’offerta di risorse alternative alla propria auto.

Jungare è "spostarsi agile"

Quando un automobilista vede uno jungonauta (riconoscibile dal braccio alzato, ma al posto del "pollice" c’è la "card"), accosta volentieri, perché è protetto da 4 dispositivi di sicurezza, guadagna il ticket (lo jungonauta verserà 10cent/km, + 20cent di "fisso"), contribuisce alla riduzione del CO2, e incontra una persona spigliata !

I 4 dispositivi per la security

Quando l’auto si ferma, lo jungonauta mostra la propria card ologrammata, che garantisce: 1) "non ho precedenti penali"; 2) "non sono mai stato escluso da Jungo" (l’esclusione per malcomportamento avviene a seguito di una complessa ed esclusiva procedura attivata dalle segnalazioni via call-center); inoltre il titolare della card è "tracciabile", al momento dell’imbarco, con un sms contenente il nome utente (3). Se il guidatore non ha la card, è comunque tracciabile tramite targa (o patente).

Le donne infine, se vogliono sentirsi ancora più sicure, possono limitare la proposta di imbarco alle sole congeneri: basta il nastrino rosa alla mano (4) (anche questo recapitato a domicilio insieme alla "card").

***

Jungo in azione: vedi il CORTOMETRAGGIO  <http://www.youtube.com/watch?v=eX-PgJoUQFk> (attori jungo – 6 min.)

Se vuoi più info, partecipare alla community, ricevere la newsletter o richiedere la card, entra in www.jungo.it <http://www.jungo.it/>  !

Se vuoi far crescere Jungo, e usarlo presto nel tuo territorio, informa tutti i tuoi amici, inoltra questo messaggio !

L’ass.Jungo (Rimini – jungo@jungo.it)

In collaborazione con:

Provincia Aut. di Trento, Provincia di Bergamo, i comuni di Rimini, Trento, Pergine, l’ass.Trentino Arcobaleno



Educare alla bellezza a Roma 29 ott



Chiesa e missione

Omelia del giorno 24 Ottobre 2010

XXX Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)


Ottobre è il mese che la Chiesa dedica alla missione

È necessario continuare ad evangelizzare, ripetendo che ogni uomo, nessuno escluso, non è 'totalmente uomo', creatura di Dio, se non è illuminato e sostenuto dalla stupenda verità che Gesù ha condiviso con i Suoi, cioè la Buona Novella del Vangelo: siamo tutti amati dal Padre e Lui attende il nostro amore.

Una verità che non è solo conoscenza, ma deve diventare esperienza di vita. È il Volto di Dio che vuole diventare volto dell'uomo, o, ancora meglio, la vita che diviene Sua trasparenza. Ma tanti - anche tra di noi, che ci chiamiamo cristiani, superficialmente, troppo superficialmente -non sanno afferrare l'urgenza "di questo Annuncio, dell'evangelizzazione per l'umanità e... anche per la nostra Italia.

In questo mese è doveroso pensare ai tanti nostri missionari che senza badare ai sacrifici, condividendo la povertà di tanti, mettendo in conto il pericolo di sacrificare la vita, portano l'amore di Dio in terre lontane e spesso pericolose.

Ma proprio il ricordarli ci deve spingere ad altrettanta generosità, iniziando la missione evangelizzatrice nelle nostre famiglie, nelle comunità, ovunque.... senza false paure! Scrive il Santo Padre per questo mese:

"Una fede adulta, capace di affidarsi totalmente alla Parola di Dio e allo studio delle verità della fede, è condizione per poter promuovere un umanesimo nuovo, fondato sul Vangelo di Gesù. Vogliamo vedere Gesù' è la richiesta che alcuni greci...presentano all'apostolo Filippo. Essa risuona anche nel nostro cuore in questo mese di ottobre, che ci ricorda come l'impegno e il compito dell'annuncio evangelico spetti a tutta la Chiesa, missionaria per sua natura e ci invita a farci promotori della novità della vita, fatta di relazioni autentiche, in comunità fondate sul Vangelo. In una società multietnica che sempre più presenta e sperimenta forme di solitudine e di indifferenza preoccupanti i cristiani devono imparare ad offrire segni di speranza e divenire fratelli universali".

La Parola di Dio di questa domenica indica la via maestra per diventare davvero portatori della Gioia del Vangelo, facendone partecipi i nostri fratelli - vera essenza della missione – e cioè

l'umiltà: "CHIUNQUE SI ESALTA SARÀ UMILIATO E CHI SI UMILIA SARÀ ESALTATO"

La Parola di Gesù pare diretta al nostro tempo in cui si assiste alla follia dell'uomo che si esalta.

Facile notare come nei discorsi il pronome che più si evidenzia sia 'io', con la voglia di mettersi in mostra, di 'contare', senza più la capacità di 'guardarsi dentro' e riconoscere il 'poco' che siamo. Sembra ripetersi all'infinito, nella storia dell'uomo, la tentazione che in origine portò i nostri progenitori a disobbedire a Dio, per... diventare come Lui.

È da quel momento che è iniziata la storia nefanda dell'uomo, che ha perso la misura della propria condizione di semplice creatura, facendo di tutto per 'sentirsi onnipotente'.... senza più pensare che è ben altra la 'vera immagine divina', che deve coltivare dentro di sé e davanti agli occhi di Dio. Così oggi Dio ci parla attraverso il Libro del Siracide:

"Il Signore è giudice e per Lui non c'è preferenza di persone. Non è parziale a danno del povero e ascolta la preghiera dell'oppresso. Non trascura la supplica dell'orfano, né della vedova, quando si sfoga nel lamento. Chi la soccorre è accolto con benevolenza, la sua preghiera arriva fino alle nubi. La preghiera del povero attraversa le nubi né si quieta finchè non sia arrivata; non desiste finchè l'Altissimo non sia intervenuto e abbia reso soddisfazione ai giusti e ristabilito l'equità". (Sir. 35, 15b-17.20-22a)

E se c'è qualcosa che provoca naturalmente fastidio è proprio quel darsi delle arie, o superbia, che incontriamo sulle nostre strade. Doveva dare 'fastidio' anche a Gesù, sempre tanto umile in tutto –ed era Figlio di Dio! – avere a che fare con tanti che, come oggi, cercavano di esibire ciò che non è certamente la vera grandezza dell'uomo, l'esteriorità.

Più una persona è davvero interiormente 'grande' e più tace o cerca di nascondersi, come a non farsi notare. Chi è davvero umile non si dà arie, ma anzi ha la netta percezione di essere l'ultimo.

Quanta gente umile, che non ha 'mostrato' la sua importanza o posizione, ho avuto modo di conoscere ed ammirare. La loro modestia, questo quasi sentirsi 'inferiori' a tutti li corazzava di un grande silenzio, che però illuminava, senza che loro stessi se ne accorgessero.

Gesù, oggi, evidenzia con chiarezza i due atteggiamenti dell'umile e del superbo. Così parla:

"In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l'intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: 'Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: 'O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo'.

Il pubblicano, invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: 'O Dio, abbi pietà di me peccatore'.

Io vi dico: questi, a differenza dell'altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato". (Lc. 18, 9-14)

Tutto nel fariseo indica una sorta di colloquio alla pari con Dio: la posizione eretta del corpo, e soprattutto la preghiera snocciolata tra sé e sé, come incensasse... se stesso! Quest'uomo non solo non sta pregando Dio, ma potremmo dire che... non sta proprio pregando!!!

Semplicemente sta esaltando se stesso a se stesso, s'inchina all'idolo della sua presunta giustizia: il suo io. Si autoconvince della propria 'superiorità' e, come avvallo di tutto, considera il 'suo' digiunare e fare l'elemosina. Un quadro che sa di molto narcisismo.

Ben diverso è l'atteggiamento del pubblicano: il suo quasi non osare di alzare gli occhi al cielo e le scarne parole, in cui vi è tutta la consapevolezza di essere peccatore, quindi... nessuno! Ma è proprio questa preghiera che commuove il Cuore di Dio.

Gesù davvero dipinge un'immagine della differenza tra colui che è pieno di se stesso, incapace di `perdersi', guardando la santità di Dio, e di chi, avendo coscienza della sua realtà di peccatore agli occhi di Dio, 'si abbandona' a Lui.

Diceva il nostro caro Paolo VI:

"Non abbiamo la sapienza - e si chiama umiltà - di chiamarci creature. Perciò manchiamo di senso religioso e morale, di timor di Dio. Manchiamo di capacità e spesso di volontà di riconoscere la trascendenza divina che darebbe a tutto il nostro pensiero la visione della proporzione, dei valori, la voglia di pregar e sperare, la gioia vera di vivere.

Noi parliamo di noi stessi come fossimo padroni della nostra vita e non soltanto responsabili del suo impegno. Ci chiudiamo nell'ambito della nostra esperienza domestica, sociale, senza avvertire che tutto il nostro essere, il nostro vivere ha e deve avere un'apertura verso il divino. E così il senso che abbiamo di noi stessi ci appaga, anche se è privo dei rapporti con l'universo, con Dio.

Siamo egoisti e perciò orgogliosi e presuntuosi. Se avessimo il senso delle proporzioni vere e totali del nostro essere, avremmo maggiore entusiasmo di ciò che siamo realmente, e saremmo meravigliati di tutto dovere a Dio, Datore di ogni bene.

La piccolezza nostra e la grandezza di Dio formerebbero i poli del nostro pensiero e, sospesi tra il nulla della nostra origine e il tutto del nostro fine, comprenderemmo qualche cosa del grande e drammatico poema della nostra vita". (15-08-1957)

Meditando sulla grande virtù dell'umiltà, sfilano nei ricordi della mia vita tanti esempi di 'grandi santi', la cui grandezza appariva proprio dalla loro semplicità.

Voglio solo ricordare l'incontro con Madre Teresa di Calcutta.

Un giorno, un giovane, ammirato dalla sua 'notorietà', le chiese press'a poco così: 'Madre, cosa si sente nel vedersi ammirata per la sua grandezza spirituale?'.

`Mi sento quello che veramente sono davanti a Dio, un nulla di fronte a Lui. Quello che opero non sono mie opere, ma Sue. Io sono solo la matita tra le mani di Dio, di cui Lui si serve per compiere grandi cose'.

Era come risentire il cantico di Maria SS.ma, nella sua visita a S. Elisabetta, dopo l'annuncio dell'Angelo, chiamata a essere madre del Figlio dì Dio: 'Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente, perché ha guardato all'umiltà della Sua serva, Santo è il Suo Nome.'

Cosi pregava S. Francesco di Sales, per chiedere l'umiltà:

"Ricordati, dolcissima Vergine, che tu sei mia Madre e io tuo figlio,

che tu sei potente e che io sono un misero uomo.

Ti supplico, dolcissima Madre, di assistermi e di difendermi in tutto ciò che faccio. O Vergine bella,,davanti al tuo incanto, Dio non resiste

Perché il tuo amatissimo Figlio ti ha dato ogni potere in cielo e in terra.

Non dirmi che non devi, perché sei la Madre comune di tutti gli uomini fragili e sei la mia in modo singolare.

Vergine dolcissima, perché tu sei mia Madre e sei potente,

come potrei scusarti se tu non mi offrissi il tuo aiuto e la tua tenerezza?

Per l'onore e per la gloria del tuo Figlio divino

accettami come tuo figlio senza considerare i miei peccati e le mie miserie. Libera la mia anima e il mio corpo da ogni male:

donami tutte le virtù, soprattutto l'umiltà.

Arricchiscimi di tutte le virtù e di tutte le grazie,

nel nome del tuo Diletto Figlio, Gesù Cristo. Amen."

Antonio Riboldi – Vescovo –
Internet: www.vescovoriboldi.it
email: riboldi@tin.it

Guido Passini in Calabria!

i libri di Guido
ioleiromagna
senzafiato

UN LIBRO PER AMICO

Regala col 50% di sconto i libri Ares ai detenuti di San Vittore

Che cos’è UN LIBRO PER AMICO?

UN LIBRO PER AMICO consente di regalare, da oggi fino al 15 dicembre, uno o più volumi presenti nel catalogo delle Edizioni Ares ai carcerati di San Vittore con lo sconto del 50% sul prezzo di copertina.
L’iniziativa nasce dal preesistente progetto «SOPHIA»: un percorso di formazione culturale su tematiche esistenziali fondamentali, attraverso lezioni e incontri con professionisti di vari campi, per i detenuti del Carcere di Milano.
Dopo quattro anni dall’inizio di «SOPHIA» si è formato un gruppo di carcerati che ha chiesto di dare continuità alla formazione oltre i tempi ristretti della lezione, potendo approfondire anche in altri modi gli argomenti e le problematiche affrontate.
«UN LIBRO PER AMICO» è una prima, concreta risposta a questa richiesta dei detenuti.
Un regalo anche per chi aderisce

I donatori che aderiscono al progetto UN LIBRO PER AMICO avranno il diritto del 30% di
sconto sul primo ordine successivo di libri che effettueranno per loro (dettagli sotto).

Finalità dell’iniziativa
Come nel caso di «SOPHIA», anche il progetto «UN LIBRO PER AMICO» è animato dalla
convinzione pedagogica che la formazione culturale sia un tassello fondamentale nel processo educativo di ogni uomo, anche e tanto più del detenuto. Per questa ragione entrambi i Progetti hanno avuto riconoscimento da parte della Direzione della Casa Circondariale.

Come acquistare i volumi col 50% di sconto
Acquistare è semplice: si può acquistare online, o facendo l’ordine tramite e-mail, fax o telefono.
– Chi acquista online, potrà pagare esclusivamente con carta di credito (il contrassegno,
ovviamente, in questo caso non è previsto). Il donatore può acquistare liberamente da ogni pagina del sito e mettere il volume o i volumi che gli interessano nel carrello.
N.B. Lo sconto del 50% gli verrà quantificato solo all’atto del pagamento, quando, cioè, avrà specificato di volere aderire alla promozione UN LIBRO PER AMICO.
Il sito applicherà automaticamente a chi acquista online il 30% di sconto sull’ordine
successivo.
– Chi acquista: via e-mail (info@ares.mi.it), fax (02.29520163), o telefono (02.29526156), dovrà fornire, oltre al titolo o ai titoli del volume che intende regalare, la giustifica di pagamento, inviando contestualmente all’Editore ricevuta del bonifico (Iban: IT90E0103001608000000060654) o del conto corrente postale (n. 414201).
N.B. Il donatore, in questo casi, potrà applicare da sé lo sconto del 50% sulla base dei prezzi di copertina indicati sul sito, ma dovrà ricordarsi di indicare nella causale, la dicitura «Promozione “UN LIBRO PER AMICO”». I donatori che acquistano per e-mail, fax o telefono, avranno diritto a richiedere il 30% di sconto sul primo ordine successivo.

Consegna dei volumi ai detenuti
L’Editore tratterrà presso di sé i volumi acquistati e sarà sua cura recapitarli a San Vittore, in occasione del Natale 2010, consegnandoli sia ai singoli detenuti sia alle biblioteche dei diversi settori del carcere. Sul sito Ares racconteremo questo momento conclusivo dell’iniziativa.

Nomi dei donatori & trasparenza dati
È intenzione dell’Editore accompagnare la consegna dei libri con i nominativi di quanti hanno contribuito all’iniziativa sia a titolo di ringraziamento sia per comunicare ai carcerati un volto dietro al regalo offerto. Inoltre, al termine dell’iniziativa, i nomi dei donatori verranno anche evidenziati in questa pagina del sito, insieme con i dati riassuntivi di questa prima edizione di UN LIBRO PER AMICO.
A tal fine, sia attraverso il sito, sia attraverso le altro modalità di acquisto, i donatori dovranno specificare se desiderano che il loro nome compaia oppure no fra quello degli aderenti.

Info & Contatti
- Prof. Francesco Trapani, promotore e responsabile progetto «SOPHIA» e UN LIBRO PER AMICO: cell. 340.0539199; e-mail: francesco.tra79@gmail.com.
- Dott. Riccardo Caniato, caporedattore Ed. Ares, promotore progetto UN LIBRO PER AMICO: cell. 333.3584110; e-mai: riccardo.caniato@ares.mi.it.
- Dott. Alessandro Rivali, ufficio stampa Ed. Ares: cell. 349.3344541; e-mail: alessandro.rivali@ares.mi.it.

mercoledì 20 ottobre 2010

2 racconti di Marco Bottoni


Duecentosessantacinque parole compreso il titolo. In coda

-       Pronto, chi parla?
-       Sono Kenzo.
-       Kenzo!  È una vita che non ti sento! Come stai?
-       Bene, grazie. Ti chiamavo a proposito dei soldi…
-       E Suzuki? E le bimbe?
-       Stanno bene, grazie. Ti dicevo, appunto, di quei cinquantamila che ti ho prestato…
-       Chissà come si sono fatte grandi …
-       Sì, sono bellissime… ma ti dicevo appunto dei soldi: mi avevi promesso che entro la fine di Luglio…
-       Sono al mare dai nonni, è vero?
-       No, le ho qui con me. Sono rientrate un giorno prima…
-       Ah, bene! Così festeggiate insieme il compleanno delle gemelline… è domani, no?
-       No, è oggi.
-       Ah sì, ricordo, il 6
-       Sì, appunto, oggi è il 6. Il 31 Luglio è già passato da sei giorni e tu mi avevi promesso…
-       E dimmi, Kenzo: com’è il tempo, lì da voi?
-       Bello. È una mattina bellissima. Fa caldo, ma il cielo è sereno.
-       Beati voi! Qui a  Kokura  è nuvoloso, tutto coperto.
-       A parte il tempo, guarda che a me i soldi servono subito, perciò…
-       Sempre fortunati, voi di Hiroshima
-       Se entro domani….
-       Pronto! Pronto, Kenzo!  Kenzo, ci sei ancora? Si è sentito un sibilo, poi più niente. Kenzo, rispondi! Kenzo! Kenzo!


Aeronautica Militare degli Stati Uniti - Registrazione traffico radio del 6 Agosto 1945 ore 08.10, settore Giappone Meridionale
“Da Great Artiste a Enola Gay - condizioni meteo obiettivi:
Nagasaki nuvoloso, visibilità zero; Kokura  molto nuvoloso, visibilità zero, Hiroshima poco nuvoloso, visibilità 10.000 metri”


Trecentoventuno parole compreso il titolo. In coda


- Allora, destra o sinistra?
- Sinistra, mi pare.
 - Come, “ti pare”? Non sei sicura?
- Mi sembra di ricordarmi che era a sinistra…
- Cosa vuol dire “mi sembra di ricordarmi”?
 -Vuol dire che non sono sicura…
- Non sei sicura! E io, adesso, cosa faccio, visto che “la signora non è sicura”?
- Fermati un attimo che ci guardo.
- Guardi cosa?
 - Provo ad orientarmi… dunque, fammi vedere… quella là è la Magenstrasse
- Sì, è la Magenstrasse, e non è che possiamo rimanere qui all’infinito, quindi cerca di muoverti a decidere: prendo la destra o la sinistra?
- Aspetta, aspetta che mi oriento… prova a procedere avanti diritto…
- Queste cose mi fanno impazzire, mi mandano in bestia!
- Cerca di stare calmo, se no facciamo anche peggio… ecco, lo vedo: quello là davanti dovrebbe essere il Carrefour. Lo vedi anche tu?
- Sì, lo vedo; quando sono al Carrefour  che direzione prendo?
- Al Carrefour  a destra, credo.
 -Credo, credo! Ma cosa credi che siamo a una gita?
- Sì, ora mi ricordo… vai a destra; ecco, ci siamo quasi… avanti ancora un po’… attento che qui c’è una strettoia…
- L’ho vista
- Attento a non andare a urtare…
- Non urto, non urto!
- Ecco, … superiamo il Canale… torna un po’ indietro… ci siamo!
 -Siamo a posto? Ti orienti adesso?
- Sì, sì, ora mi ricordo; mi oriento perfettamente. È qui.
- Allora, prendo la destra?
 -Sì, sono sicura: prendi la destra.


Ennesimo caso di malasanità in Calabria. A una giovane donna, nel corso di un intervento condotto in endoscopia, è stata asportata per errore l’ovaia destra, sana, invece di quella sinistra affetta da un tumore.
L’Azienda sanitaria ha promosso una indagine interna sull’accaduto mentre la Magistratura ha iscritto sul registro degli indagati i due sanitari, un endoscospista e una ginecologa, che hanno condotto l’intervento.

N.d.A.  In anatomia la Magenstrasse è la grande curvatura dello stomaco, il Carrefour  è la biforcazione della arteria iliaca con le arterie femorali, superficiale e profonda, in prossimità del canale inguinale.
 

martedì 19 ottobre 2010

"La scrittura dei luoghi in Una terra spaccata”



Conversazione con Emilia Bersabea Cirillo
Mercoledì 20 ottobre 2010, ore 18.30
Fondazione "Gerardino Romano"
Piazzetta G. Romano
Telese Terme (BN)

Mercoledì 20 ottobre, alle ore 18.30, la Fondazione “Gerardino Romano”, sede di Telese Terme, piazzetta G. Romano, n. 15, ospiterà la scrittrice Emilia Bersabea Cirillo. Si discuterà del volume: “Una terra spaccata”, pubblicato nell’aprile 2010 e vincitore del Premio Maiella 2010 e del Premio Prata 2010. L’incontro sarà coordinato dal prof. Felice Casucci. Il libro “Una terra spaccata” è una storia di amore, di tensione verso la bellezza, di ricerca della verità, di attaccamento ai luoghi, sullo sfondo di una Napoli soffocata dalla spazzatura, ma che ancora riluce della sua antica bellezza. La vicenda di apertura vede la protagonista, geologa Gregoriana De Felice, chiamata a riconoscere il cadavere dell'amico Filippo Ghirelli, morto durante una manifestazione di protesta contro la costruzione di una discarica al Fomicoso, in provincia di Avellino. Come in un viaggio a ritroso nel tempo e nello spazio della propria memoria, la donna rivive le fasi dell'incontro con l'uomo che le ha cambiato la vita, dal riconoscimento di intime affinità alla condivisione di un atteggiamento di netto rifiuto verso la costruzione della discarica. Minacciata dall'azienda per cui lavora, al fine di redigere una relazione che testimoni l’idoneità del terreno alla costruzione della discarica, Gregoriana impara la ribellione amando Filippo e la sua malinconica ricerca di un luogo in cui vivere, di una casa dell'anima.
Gli incontri della Fondazione, aperti al pubblico, si svolgono ogni settimana e rappresentano un momento di confronto dialettico volto a favorire una crescita culturale, equilibrata e sostenibile, del territorio sannita.
Emilia Bersabea Cirillo, architetto, vive e lavora ad Avellino. Sue prose sono apparse sul Semplice n.3 (Feltrinelli 1996), nell’Antologia “Racconti di fine millennio ( Rimini 2000 ), "Gli esiliati" Avagliano editore 2002, su A.D., gennaio 2003, "Le parole dei luoghi" Avagliano 2007.  Ha pubblicato la raccolta di racconti “Fragole” (Napoli 1996), “Il Pane e l’argilla. Viaggio in Irpinia” (Napoli 1999) e “Fuori Misura” (Diabasis Reggio Emilia 2001), giunto finalista al Premio Chiara 2002. Si è aggiudicata il Premio Arturo Loria 1999, con il racconto “Il sapore dei corpi”, per il miglior racconto inedito. Ha vinto il premio internazionale di narrativa "Lo Stellato 2002" con il racconto "Il violino di Sena". Un suo racconto, “Angels”, è stato inserito nell’antologia: After the War. A Collection of Short Fiction by Post-War Italian Women, Italica Press . N.Y. 2004. Il suo romanzo “L’ordine dell’addio”(Diabasis, Reggio Emilia 2005)   è stato finalista al premio Domenico Rea 2005. E' presente nelle antologie di racconti “M'AMA?” (Il Poligrafo edizioni Padova 2008) e “Le frane ferme” ( Edizioni Mephite 2010).

Concorso Insanamente



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FaraEditore
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lions cattolica



Insanamente 2011

1. Fara Editore in collaborazione con il Dipartimento Salute Mentale Ausl Rimini indice la I edizione del concorso Insanamente per opere a tema libero in qualche modo legate al tema della scrittura come terapia, come elaborazione del disagio, come espressione dialogante, ludica ed anche ironica di affrontare le difficoltà. Sono previste due sezioni:

sez. A massimo 10 poesie per un numero massimo di 300 versi (non c’è limite minimo, quindi si può partecipare anche con una sola poesia);

sez. B racconto breve di massimo 9000 battute (calcolando anche gli spazi) pari a 5 cartelle (non c’è limite minimo, quindi si può partecipare anche con un racconto brevissimo).
2. Si può partecipare solo a una delle sezioni. Gli autori dovranno indicare nella mail a che sezione intendono partecipare con la loro opera, dichiarando al contempo che la loro opera è inedita e di libera disponibilità, frutto della propria personale inventiva e mai premiata in altri concorsi. L'opera dovrà essere in lingua italiana. L'autore dovrà allegare una brevissima biografia (massimo 10 righe) e i dati anagrafici, indirizzo postale, recapiti telefonici e mail.
3. L'opera dovrà essere inviata a Fara Editore esclusivamente per posta elettronica a info@faraeditore.it entro il 28-2-11. Con l’invio se ne consente l'eventuale pubblicazione a cura di Fara Editore nella antologia dei vincitori (v. punto 5.) senza alcun obbligo di remunerazione dei diritti d'autore (restando i diritti ai singoli autori).
4. È richiesta una tassa di 15 euro che dà diritto a ricevere (solo in Italia) i libri Transatlantici di carta (di Daniele Bottura) e  Alice nel paese delle meraviglie di L. Carroll (o, in caso di esaurimento scorte, altri due libri a scelta dell’Editore). La tassa verrà pagata solo dopo aver ricevuto i libri a cui allegheremo bollettino di c/c postale.
5. Sono previsti fino a un massimo di dieci vincitori (5 per la sez. A e 5 per la sez. B) che riceveranno una targa e tre copie omaggio della pubblicazione contenente le opere vincenti, curata ed edita da Fara con il contributo del Lions Club di Cattolica. Gli autori pubblicati potranno godere dello sconto speciale del 40% sulle ulteriori copie che volessero acquistare (previa disponibilità nei magazzini) dall'Editore. La cerimonia di premiazione si terrà nel Riminese nella primavera 2011 (i vincitori saranno avvertiti per tempo via mail).
6. I risultati del concorso verranno comunicati ai partecipanti entro il 30-4-11 esclusivamente via posta elettronica e verranno pubblicati nel web. Il giudizio verrà operato insindacabilmente da Fara Editore e da giurati di sua fiducia.
7. Qualora si ritenesse non soddisfacente la qualità o la quantità delle opere pervenute la pubblicazione su carta potrà non aver luogo o essere limitata alle sole opere che i giurati riterranno degne di pubblicazione.
8. I partecipanti acconsentono al trattamento dei dati personali ai fini della gestione del presente concorso e potranno in ogni momento richiedere di essere cancellati dalla nostra banca dati.
9. La partecipazione al concorso insanamente 2011 comporta l'automatica e completa accettazione di tutte le norme indicate nel presente bando.

Su Profili critici di Vincenzo D'Alessio


Recensione di Maria Lenti

Vincenzo D’Alessio, Profili critici, Pres. di Alessandro Ramberti – Postf. di Massimo Sannelli, Rimini, FaraEditore, 2010, pp. 234, euro 12.00

Già scorrere l’indice, in questo raccolta recensiva di Vincenzo D’Alessio – edita con la solita cura da Fara –, porta a un pensiero: quello della ricchezza ed eterogeneità degli scrittori e poeti di oggi e, contemporaneamente, dei critici che se ne occupano, in cartaceo qualche volta, più spesso nella rete. Una volta messi insieme, come in questo caso, vi si rintraccia un filo di lettura che, nell’entrare nel testo altrui, chiede si entri in quello del critico. Il quale, spesso, ama i suoi autori: il che non significa che li  assume  toto corde ma che li immette nelle sue corde di studioso sensibile. (Ne scrive, più a proposito, Massimo Sannelli, mentre il prefatore-editore Ramberti ne sottolinea l’etica della relazione cara a D’Alessio).  
Li ama, i suoi autori, Vincenzo D’Alessio. Di loro restituisce l’emozione di una consonanza, la scoperta di una medesima soglia d’esistenza, di una stessa probabilità verso una apertura, che sia davvero tale rispetto alle oscurità attuali. Può essere un desiderio di un altrove o la conferma della fede in quanto tale, una strada che si apre alla fine di viottoli contorti. Può essere l’immersione nei gangli sociali e civili del presente.  E può essere, anzi è, la constatazione di sofferenze che ci fanno uguali nelle individualità. Uguali nel percorso quotidiano, in quello ideale, intendendo l’idealità che – riflettendo sull’esistente – ne apprezza un verso accettabile o, viceversa, ne sposta la proiezione. Va da sé che il taglio critico esclude (o quasi) un’analisi stilistica dei testi.
Se l’approccio a questi può essere avvenuto per un invio, dell’autore o dell’editore non ha importanza, dei volumi, è certo che l’approccio non è neutro, cioè dovuto a (o dettato da) un obbligo per il quale necessita pièce de recéption.  Esso è invece sintomo di una ricezione calda, di una condivisione (o meno) esistenziale. La stessa che si coglie nei testi propriamente creativi di D’Alessio che ho potuto leggere, seppure occasionalmente, in qua e in là.
Molti degli autori presi in considerazione da D’Alessio sono stati editi da Fara. Altri hanno avuto uscite differenti. Averli convogliati in una pubblicazione “fissa” il lavoro del critico, mentre, dell’autore esaminato, fa riemergere (magari alla memoria di chi se ne è occupato in proprio, nel mio caso: Gladys Basagoitia, Narda Fattori, Alessandro Ramberti, Benito Sablone) le caratteristiche, le peculiarità poetiche e creative.

venerdì 15 ottobre 2010

Pregate sempre, senza stancarvi!

Omelia del giorno 17 ottobre 2010

XXIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)


Quello che ci offre la Chiesa, oggi, da meditare, per dare 'senso' alla nostra vita, è proprio la preghiera. E ci offre subito un esempio di concreta preghiera nella lettura dell'Esodo: "In quei giorni Amalek venne a combattere contro Israele a Refidim. Mosè disse a Giosuè: `Scegli per noi alcuni uomini ed esci in battaglia contro Amalek. Domani io starò ritto sulla cima del colle con in mano il bastone di Dio. Giosuè eseguì quanto gli aveva ordinato Mosè per combattere contro Amalek, mentre Mosè, Aronne e Cur salirono sulla cima del colle. Quando Mosè alzava le mani, Israele era il più forte, ma quando le lasciava cadere, era più forte Amalek poiché Mosè sentiva pesare le mani dalla stanchezza, presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e l'altro dall'altra, sostenevano le sue mani. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole Giosuè sconfisse Amalek e il suo popolo" (Es. 17, 8-13).

Sappiamo tutti che la preghiera è davvero il modo di dialogare addirittura con Dio. Incredibile solo a pensarci! ...noi che conosciamo per esperienza quanto sia difficile trovare 'un potente' che ci ascolti. Non hanno mai tempo o, forse, siamo poca cosa aì loro occhi... contiamo niente. Non così per Dio, l'Onnipotente!

La preghiera è, a volte, contemplare e ascoltare Dio, a volte aprire il nostro cuore a Lui, a volte depositare nel Suo Cuore chi o ciò che ci sta davvero a cuore.... è, insomma, un 'vivere insieme' la nostra esperienza di vita.

Per pregare non intendo certamente un 'ripetere' formule o parole, senza la partecipazione della fede e dell'amore. Quando il nostro è solo un 'parlare a Dio' senza confidenza e amore, sentendoci davvero alla Sua Presenza, non possiamo sicuramente ritenere di pregare, nel senso più vero e profondo del termine. Una vera preghiera è un 'modo di essere', di 'stare davanti a Dio', come Mosè: richiede anzitutto silenzio interiore, che faccia strada alla parola e ancor più all'ascolto.

Lo sanno bene le persone di fede quanto sia importante la preghiera, per vivere alla Presenza di Dio in continuità... come se non ci fosse stacco tra la vita concreta e i 'momenti' propri della preghiera, tanto che tutto diventa preghiera, anche il lavoro.

Così oggi Gesù parla a noi:

"Gesù disse ai discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarci. 'C'era in una città un giudice che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno. In quella città c'era anche una vedova che andava da lui e gli diceva: 'Fammi giustizia contro il mio avversario. Per un certo tempo, egli non volle, ma poi disse tra sé: 'Anche se non temo Dio e non ho rispetto per nessuno, poiché questa vedova è così molesta, le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi. E il Signore soggiunse: 'Avete udito ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano ogni giorno verso di Lui e li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà giustizia prontamente. Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?" (Lc. 19, 1-8).

Il Signore ci offre un'indicazione di vita: 'Pregate sempre, senza stancarvi!'

E un richiamo, che ci fa meditare, se diamo uno sguardo a come oggi si vive, per lo più con poca o nessuna fede e rapporto con il Padre: 'Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?'.

Dobbiamo interrogarci: Preghiamo? Quanto preghiamo? Quale contenuto ha la nostra preghiera? Mi ricordo che un giorno, incontrando quel grande vescovo di Torino, che era il Cardinal Ballestrero, mi chiese a bruciapelo: 'Quanto tempo date alla preghiera?'.

`Abbastanza' risposi. 'Un vescovo, se vuole davvero fare bene la sua missione deve dare alla preghiera almeno tre ore al giorno'. Può sembrare un tempo lungo, ma, quando si esperimenta il valore dello stare davanti a Dio e dialogare o lodare o intercedere o, semplicemente, 'stare', il tempo scorre veloce.

"Naturalmente non si può giungere a Dio fisicamente, ma rivolgendogli le forze dell'anima: la mente, la volontà e le percezioni del cuore, mediante la purificazione della coscienza e la pratica dell'incessante preghiera, senza la quale non esiste nessun altro mezzo e nessun'altra possibilità reale per entrare nella regione della luce di Dio" (Schimonaco Ilarion).

Chi ama non conta mai il tempo che ha per stare insieme alla persona cara e trasmettere il suo cuore. Non pesano, non danno fastidio le ore che si trascorrono insieme, anzi. Quando ci si lascia, pare sia trascorso un minuto e si prova con la gioia anche un poco di tristezza e il desiderio di incontrarsi di nuovo presto.

È quello che vivono non solo i santi, ma quanti hanno imparato a pregare e sanno contemplare o parlare con Dio.

Madre Teresa di Calcutta, per esempio, nonostante la grande fatica che affrontava ogni giorno nel recuperare i moribondi nelle vie di Calcutta, per portarli a casa, pulirli e curarli, dava ampio spazio alla preghiera e chiese alle consorelle di dedicare ogni giorno almeno un'ora di adorazione a Gesù Eucaristia, perché solo così... la fedeltà agli ultimi era assicurata!

Pregare è davvero l'arte di chi 'vede', 'incontra' Dio nella vita, non si stancherebbe mai dal trovare felicità, forza di sperare di fronte ad ogni ostacolo, nel fissare gli occhi sul Suo Volto, come facciamo noi quando vogliamo bene, ma veramente bene a qualcuno.

Tante volte mi chiedo quale potrebbe essere il senso della vita quotidiana senza preghiera, senza la Presenza del Padre. Penso sia l'infelicità o l'amarezza di troppi.

Dobbiamo, ripeto, imparare non tanto e solo le formule delle preghiere, ma vivere la parola con parole nostre, con le nostre emozioni, pensieri, preoccupazioni: lasciare che il nostro cuore parli a Dio. Così ci interpella Paolo VI:

"Si prega oggi? Si avverte quale significato abbia l'orazione nella nostra vita? Se ne sente il dovere? Il bisogno? La consolazione? La funzione nel quadro del pensiero e dell'azione? Quali sono i sentimenti spontanei che accompagnano i nostri momenti di preghiera? La fretta? La noia? La fiducia? L'interiorità? L'energia morale? Ovvero anche il senso del mistero? Luci e tenebre? L'amore finalmente?

Dovremmo innanzitutto tentare, ciascuno per conto nostro, di fare questa esplorazione, e di coniare per uso personale una definizione della preghiera. E potremmo proporcene una molto elementare: è un dialogo, una conversazione con Dio.

E subito dipende dal senso di presenza di Dio che noi riusciamo a rappresentare al nostro spirito, sia per un istinto naturale, sia per un atto di fede. Il nostro è un atteggiamento come quello di un cieco che non vede ma sa di essere davanti a un Essere reale, personale, infinito, vivo, che osserva, ascolta, ama l'orante. Allora la conversazione nasce. Un Altro è qui e quest'altro è Dio. Se mancasse questa avvertenza che Dio è qui, la nostra preghiera si effonderebbe in un monologo. Ma non deve essere così per noi, che sappiamo che la preghiera è l'incontro con Dio, una comunicazione possibile ed autentica". (14.02.1973)

Restano infine da meditare le dure e dolorose parole di Gesù: 'Il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?:

Se guardiamo all'ondata di materialismo oggi trionfante, ci viene da pensare che forse ne troverebbe poca, di fede. Ed è naturale, logico: quando tutta la nostra 'fede' è riposta nelle cose senza vita, nei beni materiali, è molto difficile lasciare 'spazio' a Dio. Che non sia così per noi! Vorrei saper pregare con le parole di Charles De Foucauld:

"Padre mio, io mi abbandono a Te, fa' di me ciò che ti piace.

Qualsiasi cosa Tu faccia di me, io Ti ringrazio.

Sono pronto a tutto, accetto tutto, perché la Tua volontà sia fatta in me e in tutte le creature. Non desidero altro mio Dio.

Ed è per me una necessità d'amore, donarmi e rimettermi nelle Tue mani, senza misura e con infinita fiducia, perché Tu sei mio Padre".

Antonio Riboldi – Vescovo –
Internet: www.vescovoriboldi.it
email: riboldi@tin.it

lunedì 11 ottobre 2010

Scrivere degli altri e di sé

Venerdì 16 ottobre 2010

Scrivere degli altri e di sé. La biografia tra scienza, arte e memoria
Convegno Nazionale di Studi – Istituto Comprensivo Bolognetta (PA)

INVITO AL CONVEGNO 

Il convegno di Bolognetta rappresenta un momento centrale del lavoro che l'equipe coordinata da Tommaso Romano conduce per sostanziare la biografia come vera e propria disciplina che è insieme scienza arte e memoria e tenendo conto del più ampio apporto delle autobiografie.
In questi anni opere di vasto respiro già edite come le collettanee Personaggi di Provincia, Luce del Pensiero (in 5 volumi) e l'Archivio Biografico Comunale della Città di Palermo hanno rappresentato esempi, con ampi consensi, di un metodo di lavoro sintetico ed efficace.
La presente iniziativa voluta dalla Fondazione Ignazio Buttitta e dalla Regione Siciliana Assessorato ai Beni Culturali, riunisce studiosi e operatori culturali, docenti e cultori della disciplina che per l'intera giornata del giorno 16 Ottobre 2010 si confronteranno sui temi indicati nel programma e i cui atti verranno pubblicati entro il corrente anno con il Patrocinio della Fondazione Ignazio Buttitta.Auspicio degli organizzatori del convegno e del direttore scientifico dello stesso Prof. Tommaso Romano è quello di istituire proprio nella cittadina della provincia palermitana un centro permanente di ricerca sulla biografia e sull'autobiografia, una collana di volumi dedicati a tali temi, l'attribuzione del Premio Fragmenta per la Biografia che già quest anno viene assegnato a Rosa Goglia ed Eugenio Guccione nonchè una Rassegna-Concorso di film documentari sul tema della biografia.
Programma del convegno

Sabato 16 Ottobre (mattina)

9.00 Indirizzi di saluto
Dott. Rino Greco, Sindaco di Bolognetta
Prof.ssa Maria Muratore, Dirigente Istituto Comprensivo e Presidente Università Popolare - Bolognetta

09.15 Prof. Ignazio E. Buttitta, Antropologo Università di Palermo, Direttore della Fondazione Buttitta
Antropologia e biografia

09.45 Prof. Tommaso Romano, Scrittore, Vicepresidente Fondazione Buttitta
Biografia e unicità dell’esistenza

10.15 Prof.ssa Rosa Goglia, Storico del pensiero, Centro Fabro - Frosinone
Filosofia e vita

10.45 Prof. Salvatore Di Marco, Scrittore, Direttore della Rivista Italiana di Letteratura Dialettale
Il ruolo delle biografie nelle storie locali

11.15 Coffee break

11.30 Comunicazioni e interventi programmati:

Prof. Piero Vassallo, Filosofo, Emerito Seminario Maggiore - Genova
La biografia dei proscritti

Dott.ssa Cinzia Demi, Scrittrice - Bologna
La biografia come metodo storiografico. Biografie in poesia. La poesia racconta la storia

Prof. Ciro Spataro, Segretario Premio Marineo
La biografia che si compie: fatti e aneddoti di personaggi al Premio Marineo

Prof.ssa Maria Patrizia Allotta, Liceo Regina Margherita
Le Biografie dei siciliani a scuola: il progetto Luce del pensiero

13.00 Chiusura dei lavori e inaugurazione della via Ignazio Buttitta a Bolognetta
a cura dell’Amministrazione Comunale

Sabato 16 Ottobre (pomeriggio)

15.00 Ripresa dei lavori e proiezione del documentario “Ignazio Buttitta: Il poeta e la memoria”

15.30 Prof. Santo Lombino, Docente di Storia e Filosofia nei licei
Scritture autobiografiche come fonte storica e come percorso formativo

16.00 Prof.ssa Marinella Fiume, Scrittrice - Giarre
Raccontare / raccontarsi. Quando il soggetto è donna

16.30 Prof. Giuseppe Saya, Università di Palermo
Antonio Castelli. Un’autobiografia per “paragrafi” e aforismi

17.00 Prof. Maurizio Bianco, Dottore di Ricerca in Filologia Classica
La biografia attraverso un testo classico

17.30 Comunicazioni e interventi programmati:
Prof.ssa Elena Bianchini Braglia, Presidente del Centro Studi sul Risorgimento e sugli Stati preunitari - Modena
Protagonisti dell’Italia preunitaria fra retorica e verità

Dott.ssa Anna Maria D’Ambrogio, Ricercatore - Frosinone
Pedagogia della biografia

Dott. Luca Gallesi, Scrittore, Liceo Linguistico A. Manzoni - Milano
La pratica del diario tra testimonianza storica e terapia personale

18.15 Tavola rotonda con la partecipazione di Nino Aquila, Elio Giunta, Alfio Patti, Stefano Vilardo

Consegna del Premio Fragmenta per la biografia a Rosa Goglia, Cornelio Fabro profilo biografico, cronologico tematico di inediti, note di archivio, testimonianze (Edivi, Segni 2010); Eugenio Guccione, Luigi Sturzo (Flaccovio, Palermo 2010); Davide Rondoni, Contro la letteratura. Poeti e scrittori una strage quotidiana a scuola (Il Saggiatore, Milano 2010)

19.00 Recital di canti della tradizione popolare con Serena Lao accompagnata alla chitarra
da Enrico Tobia Vaccaro


Partecipano: Franca Alaimo, Rosa Maria Ancona, Arianna Attinasi, Giuseppe Bagnasco, Umberto Balistreri, Virginia Bonura, Francesco Bruno, Salvina Chetta, Gaetano D’Andrea, Giovanni Dino, Arturo Donati, Rita Elia, Giuseppe Fumia, Francesco Paolo Giannilivigni, Nicola Grato, Enzo Li Mandri, Damiano Li Vecchi, Pippo Lo Cascio, Francesca Luzzio, Giovanni Matta, Vito Mauro, Francesca Mercadante, Francesco Patricolo, Agostino Portanova, Carlo Puleo, Nicola Romano, Nino Sala, Alfredo Sanfilippo, Marcello Scurria, Giovanni Taibi, Luca Tumminello, Salvatore Vecchio.
Siti di riferimento: www.labiografia.it - www.passionepoesia.blogspot.com

domenica 10 ottobre 2010

Lettera a una professoressa nel nord


Cara Giovanna,

ho scritto questa lettera, prima a mano nel mio quaderno, poi con il computer. Ho voluto rispondere al tuo accorato appello sull’identità che hai assunto, oggi, che sei stata costretta a partire per il nord della nostra penisola; lasciandoti dietro  i tuoi morti, la casa che avevi in fitto, il resto della tua piccola famiglia. Ti sei laureata, ed è per questo che lasci questa nostra terra del Sud, dove la nostra identità di filosofi è vista con disprezzo, se non con odio. Nella nostra terra, il rapido passaggio alla cultura dell’industria, ha causato non pochi danni. Aggiungi anche il dolore immenso causato dal sisma del 1980, che ha cancellato gran parte di quello che eravamo, alle radici.
Hai ragione, quando dici, che sei in continua lotta con te stessa: restare definitivamente al nord?  Per molti che ci hanno preceduto ha significato cambiare abitudini alimentari, modo di vestirsi, modo di guardarsi negli occhi. Noi eravamo contadini fino al 1970: grande distese di grano, patate, pomodori, cipolle, agrumi; galline e galli nei pollai; pecore sulle colline e mucche sulle montagne; castagne e nocciole; vino e olio; granturco da conservare e fieno nei sottotetti. Quanto è durata questa generazione? Hanno superato guerre ,malattie  e terremoti. Si schiantavano di fatica morendo nei loro letti con il morbo di Parkinson. Fumavano il trinciato forte. Eppure, credimi, non li ho mai visti scoraggiarsi come capita a noi di questi tempi. Declinavano la loro età con le stagioni. Morivano, anche giovani, circondati da una schiera di figli e nipoti. Oggi si muore da soli negli ospedali o negli ospizi. 
L’emigrazione c’è sempre stata, da noi, a Sud. Specialmente in America. Ma una cosa posso dirti con certezza: questo non è un racconto, è memoria viva. Sì! Perché le case dei contadini sono rimaste, senza porte, con i tetti sfondati, le stalle vuote, ma sono proprio lì, dove io e te le abbiamo viste cariche di voci e di figli. Gli alberi da frutto fanno nascere ancora le prugne e le pere. I rovi non sono riusciti a fare bene il loro mestiere. La terra è una madre generosa, qui  a Sud. Mi accorgo, però, che sto dilungandomi troppo sul filo della memoria e non ti ho offerto nessuna soluzione, a te, più giovane e più viva, che sei dovuta partire in silenzio per il nord, dalla provincia di Avellino.  
Sinceramente vorrei spostare il sole, che abbiamo qui, dove adesso vivi tu. Dipingere dei colori di questo mare, azzurrissimo,  e dei suoi profumi le rive dei fiumi che scendono verso il fiume Po. Organizzarti una serata, con le tammorre e le voci dei nostri contadini sulle aie, nelle piazze gelide delle città del nord. Vorrei che questa allegria meridionale ti accompagnasse, con tutta la sua passione, nelle giornate d’inverno e di nebbia. Vorrei che questa melodia, che ci ha accompagnato per anni, vibrasse nelle strade quando a bordo della tua auto conduci tuo figlio a scuola e poi entri nella tua classe ad insegnare. Insegnare che siamo uomini di una sola penisola, disgraziata per le sue diversità: un Sud che pesa per mancanza di lavoro e un nord che lavora alacremente. Le braccia del Sud hanno costruito il nord. Le menti del Sud hanno educato gran parte degli uomini del nord. Le voci del Sud hanno dato il meglio della loro vita per generare armonia là dove il freddo dell’indifferenza cancella ogni calore.
Cara Giovanna, non provare rancore per questa nostra terra, mortificata dai politici che ti hanno negato il posto di lavoro, perché non ti sei piegata a loro. Oggi il dolore di vivere a distanza ti permette di vivere la libertà delle tue idee, quelle che hai  professato nel nome della Cultura. Il mio augurio sincero è che tu scelga, dovunque poggerai il capo la sera, di addormentarti serena sapendoti meridionale e libera di esprimerti.
Con affetto,                                              

Vincenzo e famiglia

venerdì 8 ottobre 2010

Ricordiamo i fratelli ‘lebbrosi’

Omelia del giorno 10 ottobre 2010
Antonio Riboldi – Vescovo
XXVIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)


È sconcertante quanto racconta il Vangelo di oggi: sembrerebbe non vero, ma è confermato dall'attualità di cui siamo testimoni o a volte protagonisti.

Al tempo di Gesù, quanti erano considerati di pericolo alla salute pubblica venivano segregati fuori dalle mura della città, dalle autorità, che allora erano i sacerdoti del tempio.

Anche perché le malattie, e tra queste la lebbra, venivano interpretate come un segno del castigo di Dio. I lebbrosi subivano così due gravi umiliazioni. La prima era nel male, che abbruttiva l'aspetto fisico, al punto da non essere più 'presentabili' agli occhi della gente.

E tutti sappiamo come noi uomini ci teniamo ad essere accolti dall'apprezzamento della gente, di chi ci guarda: una 'bella presenza' è come un biglietto di invito ad essere presente ovunque, suscitando stupore. Come pure sappiamo quanto oggi, in ogni età, si spenda per avere questo lasciapassare' della bellezza fisica... indifferenti, magari, se 'dentro', nel cuore, la nostra anima è lebbrosa' rispetto all'essere persona buona!

La seconda umiliazione era la completa emarginazione dalla vita sociale. Condannati così ad una solitudine, che poteva generare solo disperazione, perché l'uomo ha bisogno dell'altro, o meglio dell'amore dell'altro, soprattutto quando soffre nel cuore o nel corpo.

Basta pensare ai malati di AIDS, che vengono rifiutati, visti come un pericolo da isolare, più che come fratelli da amare di più! O ai tossicodipendenti, guardati come 'criminali', più che come vittime di se stessi e di questa nostra società, egoista e priva tante volte di valori, che ha comunicato loro il disamore alla vita stessa, e verso i quali invece si dovrebbe sentire il dovere di una 'riparazione', con una accoglienza che ridoni la voglia di vivere bene.

Gesù, invece, - e dovrebbe essere così anche per noi suoi discepoli – al contrario della mentalità corrente del suo tempo, non solo non conosce assurde ed ingiuste emarginazioni, ma va oltre, si fa vicino ai lebbrosi' di ogni genere, con amore preferenziale.

Dirà un giorno: 'Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati... e Io non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva'.

Così sulla sua strada si affollano ciechi, storpi, rifiutati, peccatori, lebbrosi: tutti quelli, insomma, che 'il mondo' caccia fuori dalle mura della sua città, mentre Gesù per tutti ha tenerezza, compassione, amore. Così racconta il Vangelo oggi:

"Durante il viaggio verso Gerusalemme Gesù attraversò la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza, alzarono la voce, dicendo: `Gesù, Maestro, abbi pietà di noi!'. Gesù appena li vide disse: 'Andate a presentarvi ai sacerdoti'. E mentre essi andavano furono sanati.

Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro, lodando Dio a gran voce e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano.

Ma Gesù osservò: 'Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri dove sono? Non si è trovato chi tornasse a rendere gloria a Dio all'infuori di questo straniero?: E gli disse: 'Alzati e va', la tua fede ti ha salvato. " (Lc 17,11-19)

L'amore, che Gesù ha per gli uomini, non si ferma mai alla guarigione della malattia del corpo.

Va sempre oltre. Se così non fosse stato Gesù sarebbe passato alla storia come un medico eccezionale... troppo poco per Dio, che ama tutto di noi, e a cui, di noi, sta a cuore la bellezza che è nel cuore!

Mia mamma soleva dire a noi figli: 'Non ha importanza che siate belli o intelligenti, è importante che siate buoni e belli nel cuore, là dove Dio splende con la Sua bellezza.'

Il corpo oggi può essere bello, domani invecchia; così come la salute oggi c'è, domani può venir meno. Ma la salute dell'anima, la santità, vero dono di Dio, che l'uomo conquista giorno per giorno, atto per atto, nella vita quotidiana, rimane sempre ed è veramente bello' dell'uomo.

Quante volte mi è capitato di incontrare fratelli o sorelle che, volendo, almeno con il sacerdote, manifestare ciò che sentivano e come si vedevano dentro, mi dicevano: 'Faccio schifo a me stesso! Sembro agli altri bello, felice, ma che ne sanno della mia bruttezza interiore? Non è certamente un corpo a fare felice, questa è una condizione che Dio dà alle anime buone. Magari fossi capace di essere bello nel cuore! Mi sentirei realizzato!'.

A chi `si sente' così dico: che ci si senta tanto o poco 'sporchi' dentro, fa parte della nostra povertà: tutti siamo più o meno lebbrosi'. Ma tocca a noi avere cura della bellezza della nostra anima, più di quella del corpo. Gesù attende solo questo da noi: riconoscere la nostra miseria – ' Gesù, Maestro, abbi pietà di noi' – fiduciosi nella Sua compassione e salvezza – 'Alzati e va', la tua fede ti ha salvato' –

È giusto, parlando di lebbrosi, rendersi conto che nel mondo questa malattia colpisce ancora...

In Italia vi è una benefica organizzazione che si occupa di loro, l'AIFO, cui sono legato da tanta amicizia e a cui va oggi il nostro grazie per quanto operano.

Sono volontari che seguono le orme di un grande apostolo dei lebbrosi, Raoul Follereau, ed il suo infaticabile servizio per questi malati, che egli chiamava 'la più sofferente minoranza oppressa nel mondo', e per i quali ha percorso ben 32 volte il giro del mondo!

Nel 1952 indirizzò all'ONU una richiesta, in cui domandava che si elaborasse uno Statuto internazionale per i malati di lebbra e che i lebbrosari-prigione, esistenti ancora in troppi Paesi, venissero rimpiazzati con centri sanitari di cura. Il 25 maggio 1954, l'Assemblea Nazionale francese approvava tale richiesta e ne domandava l'iscrizione all'ordine del giorno dell'ONU. Tale documento è servito di base alla maggioranza delle leggi che, da allora, hanno ridonato ai lebbrosari' la libertà giuridica. Fu così che lo stesso anno Follereau fondò la Giornata mondiale dei lebbrosi - celebrata, oggi, in altri 150 Paesi (tra cui l'Italia) – che è diventata veramente un immenso appuntamento di amore, che rende agli ammalati di lebbra la gioia di essere trattati da uomini.

Ma il racconto del Vangelo di oggi sembra rimarcare come non sempre ciò che si fa per amore, come per Gesù, trova gratitudine in chi lo riceve.

Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro, lodando Dio a gran voce e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: 'Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri dove sono? Non si è trovato chi tornasse a rendere gloria a Dio all'infuori di questo straniero?:

C'è una profonda vena di amarezza nelle parole di Gesù, che mettono in luce come, a volte, quando si è avuta una grazia, o aiuto, ci si scordi di chi ce ne ha fatto dono.

L'ingratitudine è un vizio diffuso, che denota egoismo... mentre la gratitudine, come quella del Samaritano, onora il cuore dell'uomo.

Nella vita si dovrebbe sempre dire 'Grazie' a chi ci fa il bene, sempre. È amore che si riceve e si riconosce. Ma è cosi?

È bello il racconto di Naaman il Sìro, raccontato nel Libro dei Re.

Naaman il Siro, malato di lebbra, obbedendo alla parola del profeta Eliseo, che gli aveva ordinato di lavarsi sette volte nel fiume Giordano guarì… 'Tornò con tutto il seguito dall'uomo di Dio; entrò e si presentò a lui dicendo: 'Ebbene, ora so che non c'è Dio su questa terra se non in Israele. Ora accetta un dono dal tuo servo. Quegli gli disse: 'Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non lo prenderò. Naaman insisteva perché lo accettasse, ma egli rifiutò. Allora Naaman disse: 'Se è no, almeno mi sia permesso di caricare qui tanta terra quanta ne portano due muli, perché il tuo servo non intende compiere più un olocausto o un sacrificio ad altri dei, ma solo al Signore". (Re 5, 14-17) Un meraviglioso esempio di come sì deve gratitudine...

Anche noi, nella vita, riceviamo immensi doni dal Padre, anzi, tutto nella nostra vita è dono, anche se non ne abbiamo consapevolezza o non ci badiamo o non ce ne ricordiamo.

Per questo la prima preghiera che ì genitori ci insegnavano a recitare, iniziando la giornata era:

"Ti adoro, mio Dio, e ti amo con tutto il cuore, ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano e conservato in questa notte. Ti offro le azioni della giornata, fa' che siano tutte secondo la Tua santa volontà, per la maggior Gloria tua. Preservami dal peccato e da ogni male. La Tua Grazia sia sempre con me e con tutti i miei cari".... E chiudendola: "Ti adoro, mio Dio, e ti amo con tutto il cuore, ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano e conservato in questo giorno. Perdonami il male che oggi ho commesso e se qualche bene ho compiuto accettalo. Custodiscimi nel riposo, la Tua Grazia sia sempre con me e con tutti i miei cari."



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