giovedì 17 aprile 2014

“Dove sta andando il mio italiano?” a Fonte Avellana 20-22 giugno 2014





Dove sta andando il mio italiano?

Fonte Avellana 
20-22 giugno 2014 

Il tema della kermesse avellanita del 2014 è “Dove sta andando il mio italiano?” dunque il rapporto con la nostra lingua che ci trasforma e che noi stessi trasformiamo, la lingua in cui pensiamo, preghiamo, amiamo e progettiamo, la lingua che tanto deve a Dante che ha calcato le pietre dello Scriptorium in cui ci riuniremo (v. foto a lato), la lingua che scriviamo, pronunciamo e digitiamo… ciascuno può interpretare il tema come meglio credo (reading, testimonianza, saggio, arte, musica, mix di tutto ciò). La kermesse, calorosamente ospitata dai monaci camaldolesi (in primis dal priore Gianni Giacomelli) nello splendido monastero camaldolese di Fonte Avellana, è aperta a tutti gli interessati credenti e non (anche come semplici uditori, che possono comunque intervenire nei vari dibattiti). Poiché le finestre per i relatori sono limitate, chi è interessato e pregato di inviare la sua adesione a info@faraeditore.it entro il 30 aprile prossimo, allegando una foto jpg e una brevissima (4-5righe) e vivace biografia aggiornata ed il titolo dell’intervento (fino a 15 minuti). 
Si parte alle 15.00 di venerdì 20 giugno per finire alle 16.00 di domenica 22 giugno. 
Il costo totale del soggiorno dalla cena di venerdì al pranzo di domenica è di € 110,00 (€ 90,00 a testa per chi sta camera doppia o a più letti e solo € 80,00 per chi ha meno di 35 anni, anche in singola). È possibile pranzare già da venerdì (ogni pasto extra € 15.00 e prolungare il soggiorno accordandosi direttamente con i monaci). Verranno fornite coperte e lenzuola ma è necessario portare gli asciugamani. È richiesta la presenza per tutta la durata della kermesse: questo per creare un'atmosfera conviviale di attenzione ed ascolto, rispettare il silenzio e la vita liturgica e i momenti di preghiera dei monaci (ai quali chi vuole potrà partecipare) e staccare veramente, sia pur per pochi giorni dal rumore quotidiano. Si possono portare libri, cd e altro materiale per vendite/scambi informali e autogestiti o per donarli al monastero. Chi suona uno strumento è pregato di portarlo. 
Le prenotazioni vanno fatte direttamente al numero 0721-730261. Si prega di telefonare intorno alle 13,00 o dalle 20,00 alle 21.00, foresteria@fonteavellana.it (inviare per conoscenza anche a info@faraeditore.it informando con cortese sollecitudine di eventuali impedimenti).


Venerdì 20 giugno


15.00 Presentazione del convegno con saluto del Priore Gianni Giacomelli e di Alessandro Ramberti, moderatore della kermesse.

15.20 Il mio italiano va a zonzo… / A zonzo nel mio italiano… – Fra i tre milioni di italiani dediti alla scrittura creativa, c’è pure la Germana Duca Ruggeri. Nata contadina alle porte di Ancona, si è scolarizzata per tramutarsi in prof e mezza cittadina a Urbino, dove ancora impara. Divenuta poeta e narratrice in età avanzata, la Germana ha pubblicato quattro libri (distanzainstanza, Ex ore, Tessere, Gli angoli della terra). Ma l’opera sua che va per la maggiore, e di cui è orgogliosa, è quella di nonna, madre, sposa. Ultimamente, la Germana non scrive tanto. Quando è libera, si diverte a fare l’orto.
15.40 D'uopo Pinocchio! vent'anni dopo David Aguzzi è nato a Rimini nel 1966. Ha conseguito due lauree, in Sociologia e in Scienze della comunicazione. Il fascino della parola, della conoscenza, ha sempre stimolato piccoli pensieri per grandi sogni, diviso com’è in quotidiani lavori di artigianato sociale e cittadino. È membro dell’Associazione Culturale Teatro Aenigma di Urbino, co-fondatore della Rivista «Teatri delle diversità» e delle Edizioni Nuove Catarsi, socio dell’ANCT (Associazione Nazionale dei Critici di Teatro), Segretario organizzativo del Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere. Tra le pubblicazioni: Il Dono di Davide. I Volontari e la rete di Solidarietà (Ed. CSV Rimini); … e cuchèl / il Gabbiano (Ed. Comune di Riccione); Per uscire dall’invisibile (ANC Edizioni). Ideazione e coordinamento del Cortometraggio Cambiamo Discorso? È inserito nei volumi fariani La poesia, il sacro, il sublime (2010), Scrittura felice (2013), Letteratura… con i piedi (2014).

16.00 Legni, una lettura DevadattaPaolo Pistoletti è nato a Città di Castello nel 1964 e vive e lavora ad Umbertide. Terminati gli studi in giurisprudenza e in teologia, oramai stanco del pensiero sistematico, ha continuato in modo autonomo ad approfondire i contenuti di alcune correnti spirituali, concentrandosi allo stesso tempo nella sua ricerca poetica. Dal 2010 cura e conduce Arcipelago, il programma di letture e poesia di RadioRCC. La sua raccolta di poesie Legni (Ladolfi Editore) è uscita a gennaio 2014 (prefazione di Marco Beck). Attualmente sta lavorando, col musicista Manuele Cambiotti, al progetto “DEVADATTA: vedo la parola che suona”. 


16.20 MascaratuLucia Grassiccia dice: «Da tutti gli anni che ho, mi sfamo di letture e mi disseto di scritture. Sono arteterapeuta e attualmente vivo a Milano ma la mia terra è la Sicilia, e Modica la città che nel 1986 mi riversò sul mondo. Inizio a scrivere articoli per il progetto Hzine, presso l’Accademia di Belle Arti di Catania, e per il quotidiano web Ondaiblea. Collaboro con le testate Artribune e Look Lateral per interrogarmi e interrogare sull’arte. Nel 2013 pubblico il mio primo romanzo ebook, Elevator (Prospero Editore). Non credo nei pettini.» 

16.40 Dibatitto e breve pausa
17.00  In principio il logos cera già (una parola greca dentro l'italiano può mettere a fuoco il problema)Maurizio Marcheselli, nato a Ferrara nel 1961, insegna alla Facoltà Teologica dellEmilia Romagna in Bologna, al Pontificio Istituto Biblico in Roma e altrove. Dirige la Rivista di Teologia dellEvangelizzazione e ha ruoli di responsabilità in altre riviste e istituzioni (Ad Gentes, Rivista Biblica Italiana, Parole di Vita, Associazione Biblica Italiana, ecc.). Coordina la Scuola di Formazione  Teologica dell’Arcidiocesi di Bologna. Numerose le pubblicazioni, fra le ultime cose: «Il riferimento ad Abramo in Gv 8,31-59: funzione retorica in un contesto polemico», in Ricerche Storico Bibliche 26(2014); «Verità, parola e Spirito. Il fondamento giovanneo di una teologia della testimonianza / annuncio», in Atti del Convegno FTER 11-12 dicembre 2012, Dipartimento di Teologia dell’Evangelizzazione, EDB, Bologna; «“E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32)», in G. Ibba (ed.), La salvezza universale, Fs. Rossé, Città Nuova, Roma 2013; «Dalla Scrittura: un unico gesto per un pensiero plurale», in R. Repole e F. Scanziani (ed.), Eucaristia e logos. Un legame propizio per la teologia e la Chiesa (Forum ATI 13), Glossa, Milano 2013; «Il profilo narrativo del personaggio “i giudei” in Gv 1–12», in L.D. Chrupcała (ed.), Rediscovering John (SBF Analecta 80), Fs F. Manns, Edizioni Terra Santa, Milano 2013; «Il Vangelo di Giovanni nel giudaismo. Un’identità in tensione», in Rivista Biblica 61(2013); «I Giudei nel quarto vangelo», ne La letteratura giovannea (Vangelo, lettere e Apocalisse). Seminario per gli studiosi di Sacra Scrittura, Roma 21-25 gennaio 2013, GBP @biblicum; «Verità negli scritti giovannei», in Servizio della Parola 45 (2013); «Echi d’Ezechiele nel vangelo di Giovanni» in Parole di Vita 58 (2013); «Pane donato: il pane e Gesù in Gv 6», in C. Bazzi e R. Amici (edd.), Donare. Esegesi, teologia e altro (Studia 63), Urbaniana University Press, Città del Vaticano 2012; «Ruolo dello Spirito nella testimonianza e sua destinazione universale, secondo il vangelo di Gv», in Ad Gentes 16 (2012).

17.40 Dibattito e tempo libero
18.30 Vespri (per chi vuole) 
19.30 Cena 

Sessione serale
21.00 Le parabole ci mettono in gioco Alessandro Zavattini è un sacerdote Diocesano di Rimini cresciuto come educatore nelle file dell’Azione Cattolica, ove è tornato come assistente del settore Ragazzi per una decina di anni. Lavora come insegnante di Religione presso il Liceo Classico Giulio Cesare dove con i gli studenti si diverte ad incontrare il Dio della Vita che Gesù di Nazareth ci ha svelato, giocando con la Bibbia e portando i ragazzi dai poveri, disabili e carcerati ed insieme ad altri insegnanti coordina coloro che dedicano il loro tempo al volontariato in questi ambienti. Assistente degli universitari della FUCI e parroco di campagna nella zona di Coriano (Cerasolo e Mulazzano), attualmente ha sospeso tutto per qualche mese per dedicarsi allo studio della Bibbia come gioco di ruolo da proporre anche ai giovani che faticano a credere in Dio.
 
21.50 Dibattito e riposo
   

Sabato 21 giugno 

8.00 Colazione


9.00 Il giorno in cui ho imparato litaliano – Un viaggio nei luoghi reali e dellanima, alla ricerca di un ascolto che consoli e plachi il dolore. Andrea Venzi è nato a Bologna nel 1946, vive attualmente tra Bologna e Padova. Ha pubblicato quattro volumi di poesia, un volume di racconti e un romanzo. La sua ricerca parte da una realtà “altra”, sradicata e vissuta come sogno tra inferni tropicali o metropolitani, spedizioni di conquistadores o angosce fantasmatiche in un giro di vite che stritola immagini trattate in narrazioni astratte e surreali. Le presenze umane sono infrequenti o marginali, spesso ridotte ad orme osservate o dominate dalla luna che le aspira nel turbinio del vento e delle onde d'un mare minaccioso. I suoi volumi: Nuestra Señora de Atocha (Amadeus 1986); Il sentiero degli alberi morti (Mobydick 2007); Aria fredda (Bohumil 2009); Una pioggia sottile (Firenze libri 2010); la raccolta di racconti Il rifugio del cane (Solfanelli 1992); il romanzo Dyea (Giraldi 2009). Per Pendragon sono uscite le raccolte poetiche Lune doppie (2011, Premio Casentino e Premio Ilaria Osti)) e Cielo di cristallo (2013). È anche pittore, fotografo e viaggiatore. Ha tenuto svariate mostre in Italia e all'estero.


9.20 Voci oltre le sbarreLisa Di Paolo, nata a Chieti nel 1985, si trasferisce a Forlì nel 2004 per iniziare gli studi in criminologia. In seguito segue un master in mediazione, presso l’Università di Padova. Dal 2006 per lavoro, attività di ricerca e di volontariato, frequenta gli istituto penali della Regione Emilia-Romagna. Dice di sé: «Non sono una scrittrice, né una poetessa e neanche una cultrice della lingua italiana. Mi piace leggere e comunicare e questa è la passione che porto anche nel mio lavoro. Sono un criminologo, lavoro dentro e fuori dagli istituti di pena. Seguo e gestisco percorsi “oltre le sbarre” tra carcere e città. Parlare in carcere e parlare di carcere vuol dire sempre interrogarsi sul valore, sul peso, sulla capacità delle parole. Presento a voi, attraverso la voce dei detenuti, una riflessione sul linguaggio in carcere: quali sono gli effetti della detenzione sulla capacità di esprimersi e qual è la forza della parola per avvicinare carcere e società?»


9.40 Dov'è finito il mio italiano?Guido Passini con le attrici Laura Mazzotti (a destra) e Stefania Zanetti (infra) della Compagnia delle Liridi: dirigono e recitano in svariati spettacoli teatrali cercando di unire l'arte alla beneficenza.

Guido Passini è nato a Bologna nel 1978. Ammalato di fibrosi cistica scopre qualche anno fa una grande passione per la poesia e cura Senza Fiato (Fara 2008) e cui seguono Senza Fiato 2. In ricordo di teSenza fiato 3. Lasciami correre (2012) e Come farfalle diventermo immensità (per ricordare Katia Zattoni (2014). Membro dell’Associazione Culturale Poliedrica di Forlì dal 2008. Le poesie La Vita tra le mani e Feriscimi compaiono nell’antologia Sentieri edita da lulu.com nel 2009, nello stesso anno pubblica con Fara la sua prima raccolta autonoma, Io, Lei e la Romagna. La poesia Ti mostrerò compare sull’Antologia I poeti romagnoli d’oggi e Federico Fellini (Il Ponte Vecchio, 2009). La poesia Italia son cresciuto compare nell’Antologia Il segreto delle fragole 2010 (LietoColle). 
È inserito ne La poesia, il sacro, il sublime (a c. di Adele Desideri, Fara 2010). Compare anche in Salvezza e impegno, ne Il valore del tempo nella scrittura, Scrivere per il futuro ai tempi delle nuvole informatiche (Fara 2010, 11 e 12),  ed è inserito in Chi scrive ha fede?, Scrittura felice (usciti nel 2013) e in Letteratura… con i piedi (2014).

 

10.40 Dibattito e tempo libero


11.00 Scovare le parole per non perdere il cuoreGianni Giacomelli è monaco benedettino camaldolese nel monastero di Fonte Avellana (PU) dal settembre del 2003. Dall’ottobre del 2011 è priore nello stesso monastero alle pendici del Catria (www.fonteavellana.it). Ha effettuato studi classici e frequentato la facoltà di Giurisprudenza. Ha operato in una comunità per disabili. Dopo l’ingresso in monastero ha conseguito il master in Teologia cattolica a Strasburgo (Francia) con un memoire sul fenomenologo francese Michel Henry, Per una soteriologia immanente. Appassionato di filosofia e di opera lirica, teatro, poesia e psicanalisi ha partecipato alle kermesse fariane di Fonte Avellana e Rapallo ed è inserito in varie antologie fra cui le ultime: Chi scrive ha fede? e Scrittura felice.

11.40 Dibattito e tempo libero
12.30 Pranzo e tempo libero
15.00 Leggere e scrivere: uguali parole, differenti veritàMarco Bottoni è nato il 30 Settembre 1958. Laureato in Medicina da 31 anni e scrittore dilettante da 15 afferma di fare il medico a tempo perso, e di non avere più molto tempo da perdere, data l’età. Scrive, citati in rigido ordine alfabetico: aforismi, certificati, curricula, dialoghi, lettere agli editori, liste della spesa, poesie, racconti, ricevute, romanzi, ricette, testi teatrali: ne interpreterà alcuni tratti da Con il titolo in coda (Fara 2011) libro finalista a poi vincitore del Premio Martucci 2012 sez. Teatro. Più di qualche Editore non ha saputo resistere alla tentazione di pubblicare i suoi scritti, così che, incredibilmente, sempre più numerosi diventano, nel tempo, i suoi lettori. Il 17 Gennaio 2006 ha corso come tedoforo per il Viaggio della Fiamma Olimpica di Torino 2006 nel Comune di Mira (VE). Suona uno strumento, e lo porterà. 

15.20 Park Kul’turyMaria Clotilde Pesci Schiavo, vive a Roma, è nata a Cagliari il 21 maggio 1934, è laureata in Scienze Politiche, ha insegnato Diritto e Economia negli Istituti Tecnici Commerciali. Ha scritto e pubblicato un lungo romanzo storico ambientato negli anni 1943-45, premiato in Campidoglio per la partecipazione al Concorso letterario ALBEROANDRONICO e un racconto che ha ricevuto il 3° premio nel concorso letterario LA GIRANDOLA. Altri racconti e reportages sui periodi trascorsi a Mosca all’epoca dell’Unione Sovietica sono ancora nel cassetto. Ha recentemente vinto con Park Kul’tury il Concorso Pubblica con noi 2014 con inserimento premio in Opere scelte.
 
15.40 … in continuo ed infinito camminoSilvano Gallon, già dipendente del Ministero degli Esteri, vive la pensione tra la poesia ed alcune ricerche storiche sull’emigrazione nel suo giardino in Ciociaria. Impegnato per lungo tempo anche nella diffusione della lingua e della cultura italiana, ora passa molto tempo tra studi teologici ed incontri sulla sua nuova identià di “italiano in continuo ed infinito cammino”. Ha pubblicato numerosi saggi e raccolte poetiche tradotte in diverse lingue. Per ulteriori informazioni: www.silvanogallon.it


16.00 Scrivendo, sbagliando… se mi correggo, quello che intendo alfin capiranno Mario Campagnuolo  è un ingegnere edile che ha lavorato come Direttore di cantiere, poi d’Impresa e poi di Consorzi d’Imprese. Da 20 anni è giornalista pubblicista e ha pubblicato due libri: Come il mare e L’Opera dei Pupi: il primo nel 2010 e l’altro quest’anno. Scrive racconti e favole. Così si racconta: «Ho vissuto tanto da riempire dieci vite, ma ancora rimpiango i traguardi sfuggiti le strade non tentate.
Ho scritto, progettato, costruito, piantato, raccolto… Ho adoperato la mente e la matita e, quando ho dovuto e potuto, le braccia e la pala. Ho una moglie. Al riguardo: “… son discretissimo (come scriveva Giuseppe Giusti) una mi basta e posso ascrivere a mia fortuna se in certi articoli basto per una”. Abbiamo avuto quattro figli e da questi sei nipoti. Quattro per quattro fa sedici e, a conti fatti, di nipoti ne potevamo avere sedici, ma è bene contentarsi: per consolarmi penso a come sarebbe stato difficile tenere a mente sedici nomi. Ho viaggiato per mezza Europa, dalla Bretagna a Praga, da Berlino a Lisbona, con un breve salto nell’Africa profonda e continuerò a viaggiare, finché ne avrò la forza, per avere conferma che gli uomini sono davvero tutti uguali, come finora ho costatato.»



16.20 Osservazioni sul linguaggio giuridico attuale: dentro un groviglio solipsistico – Il mondo giuridico si presenta come una imponente “cattedrale di parole”. I chierici officianti della cattedrale concorrono ed assistono alla quotidiana perdita di significato o alla nuova semantizzazione delle parole che reggono la costruzione; ciò li fa sentire autorizzati ad imporre il solispsismo comunicativo di una nebulosa morale. Claudio Fraticelli è avvocato cassazionista del Foro di Macerata. Alla professione forense coniuga la passione per lo studio della Sacra Scrittura nella lingua ebraica e per le nuove tecnologie informatiche. Gli incontri avellaniti sono divenuti per lui una preziosa occasione per uscire dalla secche della vita professionale affrontando una riflessione sul diritto e la giustizia che, guardando l’attualità, ha trovato modo di confrontarsi con temi incontrati nelle sue letture, per lo più di carattere filosofico e sulla c.d. “teologia politica”. Nel 2009 ha proposto “La giustizia dello stato: salvezza o inferenza da cui salvarsi?” in Salvezza e impegno (Fara 2010); Nel 2010 “La scrittura dei diritti fondamentali e l’ingiuria del tempo. Nuove tavole della legge... Per quale popolo? ne Il valore del tempo nella scrittura (Fara 2011); nel 2012 Quale diritto ai tempi delle tecnologie informatiche? Riflessioni su genesi e conseguenze di un’astrazione: in bilico tra agonia e morte dello Stato e fallimento delle regole del mercato” in Scrivere per il futuro ai tempi delle nuvole informatiche (Fara 2012). Nel 2013 “Il Diritto: dalla paura alla felicità” in Scrittura felice.

16.45 Dibattito e tempo libero

19.30 Cena e serata a sorpresa con Alex Celli e altre personalità



Domenica 22 giugno

7.30 Lodi (per chi vuole)
8.00 Colazione


9.00 La poesia viaggia oltre la lingua –  Salvatore Ritrovato comincia a scrivere poesie intorno ai 15 anni, dopo aver sognato di fare il paleontologo e poi il giornalista sportivo. Ha pubblicato qualche libro di versi – meno di quanti ne abbia letti – e non crede nel destino, e a riprova ha due figli meravigliosi. Gli piace osservare il cielo, dove ogni tanto passa la poesia, come una nuvola passeggera, mentre il mondo brucia, e in compagnia fumare la pipa.



9.40 Che lingua parla l’anima?Alessandro Ramberti è sempre stato affascinato dai sentieri di montagna, dalle parole, dalle lingue, dalla Bibbia… si considera un piccolo ponte e ama mettere in relazione e comunicazione anime, volti e persone. Fra i saggi, ha curato Riflessioni sul linguaggio (1993). A fine 2012 è uscita la raccolta Sotto il sole (sopra il cielo).

11.15 Gran dibattito e tempo libero

11.00 Santa Messa (per chi vuole)
 

12.30 Pranzo riflessioni conviviali e partenze

La lingua comunica e dà forma
Fariani e kermesse
farapoesia.blogspot.it
twitter.com/#!/faraeditore

mercoledì 16 aprile 2014

NEI VIALI DELL’ANIMA


AGOSTINO VENANZIO REALI
POETA e ARTISTA DEL NOSTRO TEMPO





Nel 2014 ricorre il ventennale della morte di padre Agostino Venanzio Reali (Sogliano al Rubicone 27 agosto 1931 - Bologna 25 marzo 1994), poeta e artista, biblista e teologo, originario di Montetiffi.
Quest’anno l’anniversario avrà una rilevanza particolare e sarà celebrato con una serie di iniziative dislocate sul territorio che sotto il titolo NEI VIALI DELL'ANIMA.
 L'Associazione Culturale Agostino Venanzio Reali, l'Istituto Superiore di Scienze Religiose Alberto Marvelli di Rimini, i Frati Cappuccini, l’Amministrazione Comunale promuovono e organizzano congiuntamente i seguenti incontri:



«NEI VIALI DELL’ANIMA»


Rimini ISSR 7 maggio
            ore 20,45:   Sotto la luce del mistero. Agostino Venanzio Reali: luoghi e ragioni della forma  letteraria            
Seminario con Gianfranco Lauretano, insegnante, critico
letterario e poeta


Rimini ISSR 27 maggio
            ore 20,45: La carne patisce la tua assenza. Agostino Venanzio Reali: interrogazioni sapienziali della fede
Seminario con don Massimo Naro, docente di Teologia
sistematica c/o Facoltà Teologica di Sicilia a Palermo,
direttore del Centro Studi Cammarata     


Sogliano sabato 14 giugno
l'annuale iniziativa degli ORI di Sogliano sarà dedicata a padre Agostino Venanzio Reali, con percorsi poetici itineranti «Nei viali dell’anima» attraverso i sensi.
Lungo vie del paese saranno esposti testi poetici, saranno proposti laboratori e lavori intorno al tema delle esperienze sensoriali, dal naturale al sovrannaturale della fede.

Montetiffi - Sogliano sabato 6 settembre,
ore 16.30: inaugurazione della mostra di pittura scultura e grafica – l'esposizione resterà allestita sino alle feste di Natale.

Sogliano sabato 20 settembre,
- Mattino teatro comunale “Elisabetta Turroni”
ore 9.30 - relazioni di:
- Emanuela Bagattoni (docente di Storia dell’arte contemporanea presso la Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali dell’Università di Bologna e di Storia dell’arte presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “A. Marvelli” di Rimini), Novecento: il sacro e l’arte;
- Luciana Maria Mirri (docente di Teologia Dogmatica, Orientale e Spirituale presso gli Studi Teologici Francescano e Domenicano della Facoltà Teologica dell'Emilia Romagna in Bologna), Elementi teologici in alcuni scritti di padre Agostino Venanzio Reali;
- Loretta Iannascoli (già docente di Filosofia presso l'Università di Chieti, filosofa, saggista), Dalla gratitudine alla grazia;
- coordina il prof. Natalino Valentini (Direttore dell'ISSR "A. Marvelli" e studioso del pensiero religioso russo)

Montetiffi sabato 20 settembre
ore 16.30: reading poetico con Paola Lucarini, Michele Brancale (La targa delle vittime) e altri
Intermezzi musicali.

Sogliano domenica 21 settembre,
ore 9.30: relazione del prof. Giuseppe Langella (Università Cattolica di Milano) e assegnazione dei premi ai vincitori del premio di Poesia "Agostino Venanzio Reali". Intermezzi musicali con Federica Frisoni e Massimo Di Bernardo. Leggerà i testi dell'autore Paola Lucarini.

L'Associazione Culturale "Agostino Venanzio Reali"
L'Istituto Superiore di Scienze Religiose Alberto Marvelli di Rimini
I Frati Cappuccini dell'Emila Romagna
L’Amministrazione Comunale di Sogliano al Rubicone

Bando del Premio Nazionale di Poesia Agostino Venanzio Reali”, scaricabile dal sito del Comune di Sogliano al Rubicone: www.comune.sogliano.fc.it, oppure email: sparireinsilenzio@gmail.com, oppure telefonare al 3343794512. Scadenza per la presentazione dei lavori: 31 maggio – premiazione domenica 21 settembre

Uno splendido video realizzato da Giorgio Russomanno ci presenta L'ultima dimora del Re di Rosamaria Rita Lombardo

video


v. anche il trailer


http://www.faraeditore.it/nefesh/dimorare.html

lunedì 14 aprile 2014

Diario di un vincitore

di Vincenzo D'Alessio & G.C. “F. Guarini”

La Storia degli uomini è ricca di avvenimenti di ogni genere. Quasi sempre la scrivono i vincitori e viene tramandata alle generazioni che seguono. I vinti vengono citati e quasi dimenticati.
Nella storia della musica c’è un gruppo “The Beatles” in auge dagli anni Sessanta ai Settanta del secolo appena trascorso che ha dettato grandi cambiamenti nell’ambito vocale e strumentale. A metà degli anni Ottanta un gruppo musicale italiano “Gli Stadio” diffusero una canzone che recava il titolo Chiedi chi erano i Beatles per accendere nell’animo delle generazioni di fine secolo il desiderio di conoscere questi quattro ragazzi di Liverpool le loro canzoni e le imprese che li portarono ad essere dei vincitori.
Valicato il secolo XXI, fatidico anno 2000, una immensità di giochi affollano le emittenti televisive, i computer, i telefonini, l’Ipod touch, e via discorrendo. Non c’è momento che non si scopra qualcuno, anche i più piccoli, a giocare insistentemente con la guerra, gli assassini e ancora peggio.
Negli anni Sessanta/Settanta è perdurato sullo schermo un gioco che ha tenuto incollati ai televisori milioni di Italiani: “RISCHIATUTTO”: gioco a quiz condotto da Mike Bongiorno già noto per aver gestito in precedenza “Lascia o raddoppia?” negli anni Cinquanta. A questo gioco presero parte molti “sconosciuti” , oggi scomparsi o dimenticati del tutto, balzati nelle cronache dei quotidiani nazionali, locali e sui rotocalchi dell’epoca. Tra questi spicca Antonio D’URSO, il maestro elementare con baffi e pizzetto, che dalla sconosciuta cittadina di Solofra in provincia di Avellino, entrò nelle accoglienti case delle famiglie italiane accolto con un notevole successo.
Chi era Antonio D’URSO e perché riuscì ad essere così simpatico?
A quarant’anni di distanza lo racconta egli stesso in un bel volume uscito postumo in questi giorni dal titolo “Un maestro al RISCHIATUTTO” curato da una delle figlie, Romilda, che ha seguito da vicino le sorti del suo papà. Questo dattiloscritto del maestro D’URSO, poi laureatosi presso l’Università degli Studi di Salerno con 110 e lode, è stato ritrovato in un cassetto: un diario segreto, una lunga storia che parte dell’infanzia semplice e tumultuosa per giungere ai giorni in cui il gioco televisivo lo rese celebre, accanto alle figure femminili amate e il cui ricordo accende nel Nostro tangibili sensi di felicità.
Un diario intimo, ricco di passione per l’esistenza intensa nella gioia e nei sacrifici, nella condizione di offrire ai deboli una possibilità com’era accaduto a lui semplice maestro elementare. Il linguaggio del diario è schietto, vivo, fornito di raffinata eloquenza a volte poetica; storicamente esatto nelle vicende della Seconda Guerra Mondiale e del suo mandato di Sindaco della cittadina natale dal 1958 al 1965, momenti duri dell’emigrazione.
Socialista convinto, erede di un altro grande sindaco solofrano Vincenzo NAPOLI, consolidò la sua posizione grazie ai sacrifici e all’impegno del papà Felice che era Cavaliere del Lavoro: fabbricava fuochi d’artificio. Nel libro le vicende del paesino irpino convolano con la città di Milano, Sirmione, i laghi. Sud e Nord si incontrano fraternamente grazie ad un gioco televisivo: potenza dei media!
A scorrere le pagine si viene catturati dalle date, dai viaggi, dalle cifre vinte e dai nomi dei concorrenti. Gli amici ritrovati nelle città lombarde e quelli della “vasca” del dopolavoro comunale cittadino. Leggendo questo diario si sorride e si piange per tutti gli eventi che si susseguono. Rimane alto lo spirito del maestro di scuola elementare che già nell’esergo scrive: “Ai Colleghi e agli alunni delle Scuole d’Italia e a tutti gli amanti della Verità questo modesto tentativo dedico col cuore.”
Proprio così: il campione Antonio D’URSO rimase in fondo al cuore “un maestro elementare” che voleva portare i meno abbienti ad essere partecipi della sua stessa gioia e conquistata “ricchezza”. Così fece! Al ritorno fondò il “Club Biancoverde Rischiatutto” abbinando la passione al gioco del calcio, l’Avellino allora militava in Serie A. Invitò personalità sportive in vista: dallo stesso Sandro Mazzola al giornalista Gianfranco De Laurentiis, ai giocatori delle squadre nazionali del calcio italiano.
La piccola città di Solofra, in provincia di Avellino, grazie al campione del gioco televisivo si trovò a vivere momenti di gloria inaspettata anche nella millenaria Arte della Concia delle Pelli. Un maestro, la sua famiglia, la sua città. Scomparve prematuramente nel gennaio 1988. A lui sono da ascrivere anche poesie e racconti ed una intensa attività educativa. Oggi questo volume/diario ce lo riporta con la freschezza di quegli istanti vissuti da “ vincitore”.

domenica 13 aprile 2014

La figura femminile nella saggistica di Saverio Strati.

di Vincenzo D'Alessio 

http://www.scirocconews.it/index.php/2014/04/11/addio-a-saverio-strati/
Saverio Strati, alle domande rivoltogli da Rossana Esposito nell’intervista realizzata a Scandicci il 28 maggio 1978 per la monografia nella collana “Il Castoro”, Nuova Italia Editrice, maggio 1982, n.185, sull’autobiografismo dei suoi romanzi rispose: “Non credo nell’autobiografia… Ma a noi non interessa questo, ci interessa che quelle persone prese a modello dal grandissimo scrittore sono diventate personaggi” (pag. 5).
Nell’esaminare i romanzi di Saverio Strati della prima produzione ( da La Marchesina fino a Mani vuote) l’immagine della donna (madre, sorella, figlia e sposa ) è fortemente connaturata a quella della terra d’origine : “mia madre, l’ingrata madre” (pag. 90, Mani vuote, Mondadori,1960). L’emigrante ama e odia la sua terra d’origine, senza scampo dal punto di vista delle offerte di lavoro ma bellissima per gli umori che essa racchiude nel grembo. È l’affiorare dell’eterno conflitto edipico verso la propria madre: desiderata fino in fondo come donna odiata nel connubio indivisibile del sangue.(1) 

“Comunque, alla fine, perdonai e continuai a mandare soldi, giacché amavo mia madre e desideravo entrare nel suo cuore. (…) Non si può pensare che il cuore di una madre e di un fratello siano tanto terribili” (Mani vuote, pag. 90) .(2)
Questa madre della prima serie di scritti, di cui Mani vuote diviene per noi emblematico, è la madre che lega i suoi figli a un duro destino: “Mia madre mi aveva pronunciato un’amara sentenza, nella quale c’era una spietata condanna: dovevo rimanere, secondo lei, attaccato, inchiodato alla terra, con la zappa in mano” ( Mani vuote, pag. 89).(3) 

E ancora: “ma quello che mi addolorava non era zappare, sfacchinare in modo bestiale, ma capire che mia madre non aveva pietà di me” (ivi, pag. 111).
Non è quindi una madre reale, quella di Strati, è il personaggio “madre” che si eleva in tutta la sua spietata naturalezza dalla pagine del romanzo.(4) 

Il tema dell’emigrazione come risoluzione a questa condanna è contrapposto al lavoro disumano. Intanto è sempre il lavoro, come sottolinea Anthony Costantini, California State University at Northridge, nell’artcolo apparso sulla rivista «Forum Italicum», vol. 24, No. 1, Spring 1990, la forza del riscatto, l’interna maturazione del protagonista di Mani vuote voluta da Strati. Non sarà lo stesso motivo conduttore nella seconda serie di scritti, di cui Il nodo è da noi scelto come continuità tematica.
Il diritto ad emigrare è avvertito alla luce dell’esperienza americana di uno dei loschi personaggi tornato a passeggiare per le strade del paese: “Lì c’è gente che si diverte, che cammina, che non è sola, che è amata” mentre la realtà drammatica del protagonista di Mani vuote si coglie nella considerazione interiore di: “Lei ( la madre) non mi ha nemmeno cercato!” (pp. 239-40).(5) 

Un poeta conterraneo morto negli anni ’60, Franco Costabile, nei versi de Il canto dei nuovi emigrati pubblicato in Sette piaghe d’Italia, Milano 1964, scrive: “Le addolorate / la pietà di tutti gli ulivi. / Lavando / rattoppando / cucinando su due mattoni / raccogliendo / spine e cicoria.”
La femminilità della donna, nei romanzi stratiani, è sovente sacrificata all’impegno quotidiano. La madre del romanzo Mani vuote è dunque quella descritta anche nei versi di Costabile: sempre intenta a raccogliere qualcosa, conservare, rattoppare perché di cose nuove da comprare non ce ne sono mai state. È addirittura avara ché mette il figlio a rischio della vita: “Io me ne frego di tutti gli amici e di tutto il mondo, quando si tratta del bene della mia casa”. Alla quale il figlio risponde: “Tu certo te ne freghi, ma io non me ne frego. Tu non hai cuore, né rispetto per gli altri e per me” (ivi, pag. 229).(6)
La madre viene contrapposta, ancora nel romanzo Mani vuote, alla figura più sensibile e sfortunata della massara: “mi veniva di abbracciarla; ma le presi la mano e gliela baciai… come se foste mia madre, le dissi, e mi sentivo il singhiozzo alla gola” (ivi, pag. 283). (7) 

Strati rivela in questa seconda figura femminile la tristezza esistenziale delle persone sensibili nella società contemporanea legata al materialismo.

Il sesso, nella protagonista femminile di “ Mani vuote” , è trasgressivo: “ Qualche notte sentivo anche altro: Pasquale fare all’amore con sua moglie. Ma lei spesso non voleva, lui bestemmiava sordamente e la prendeva a forza; ” (ibidem,pag.131) “ Desideravo Ciccina e stavo pensando di trovare una via per averla ” (pag.145) “ Io ero l’unico a conoscere tutto, ma non parlai. Né mi pentivo d’aver parlato per Ciccina, però. Se lo meritava, lei, perché era stata cattiva contro un uomo buono e giusto.” (pag.169). Una donna, quest’ultima, sessualmente repressa. Condizionata dalla sua casta sociale. Affidata all’egemonia degli uomini. Una donna, a considerarla, ancora alla mercé dei tabù e riti tribali.

Vorrei solo citare, oltre l’immediata realtà della nostra terra del Sud sotto gli occhi di tutti, quella scritta di Lara Cardella nel suo primo romanzo “ Volevo i pantaloni ” (Mondadori,1989): “puttana è qualunque donna che nel modo di vestire e negli atteggiamenti appaia, per così dire, libertina” (pag. 32).(8) 

“La odiavo, mia madre; sapevo che non era colpa sua e, forse per questo, la odiavo ancora di più” (ivi, pag. 40).
Di madri che scombinano i matrimoni, che affliggono i figli e le figlie fino al completo abbandono della loro volontà nelle loro mani, ce ne sono troppe. L’infelicità di moltissime donne, l’uso infausto dell’aborto clandestino, è legato proprio a questa figura materna eternamente incombente, dalla nascita alla morte, nell’esistenza della propria progenie. Le nonne, invece, sono più nobili perché antiche, perché hanno perso l’infausta forza dominante per essere solo consigliere.
È la nonna, in Strati, a dare forza e consigli. È la nonna in Lara Cardella a darle sollievo: “Io stavo molto bene con lei, perché era buona e divertente, ma volevo molto più bene a mia nonna, anche se mia nonna non era molto giusta, anzi! Voleva più bene a me che a tutti e non perdeva occasione per dimostrarlo, persino quando erano presenti gli altri nipoti con i loro rispettivi genitori” (op. cit., pp. 62-63)
Emerge in questo primo ciclo di scritti che il protagonista del romanzo di Strati non avverte come riscatto definitivo della propria condizione sociale l’apporto di una donna. Nella seconda serie di scritti, dei quali Il nodo è parte essenziale, la donna invece è l’aggancio il trait-d’union tra la nuova realtà d’oltralpe e il vecchio mondo superato d’origine(9). Gretchen non ha bisogno di contrapporsi alle altre figure femminili per rivelare la sua “calda” sensibilità. Non è donna appassionata, è passione lei stessa; non donna comprensiva, è la comprensione; non madre risoluta alla propria realtà, ma feconda continuità di vita.
Ha ragione Rossana Esposito, nella monografia citata in precedenza, ad indicare il romanzo Il nodo come momento di svolta dell’opera di Strati. Scrive la Esposito: “A partire da Il nodo Strati concentra dunque la sua attenzione su problemi che non interessano solo la realtà del Sud ma tutta la società contemporanea; la sua narrativa viene a perdere così quel carattere meridionale e regionale per acquisire una dimensione europea e universale. (…) Il romanzo è tutto strutturato sull’antitesi tra civiltà settentrionale moderna ed emancipata rappresentata da Gretchen, la ragazza svizzera libera ed indipendente, e la civiltà meridionale, immobile ed arcaica, rimasta legata ad antichi ed assurdi condizionamenti” (op. cit., pp. 39-41).(10)
Emerge, accanto alla figura della compagna di studi e di nuove attese da protagonista, la figura della madre, questa volta ridotta però a un fantasma che si frappone tra il padre, con la sua sregolata vera vita di paese, e il protagonista del romanzo, il figlio (11). Il sesso, anche in questo nuovo scritto, è avvolto nella luce della falsità meridionale: “A volte calcolavo quante ore all’anno sprecavamo nei bordelli. Più di cinquecento ore appollaiati sulle sudice sedie, a guardare gambe, petti, visi stravolti; ad ascoltare discorsi sozzi” (Il nodo, pag. 132); “Era tranquilla. Evidentemente ignorava il nome di Tina. Ignorava che Tina era la tenutaria della casa dove lei andava a scialare col vecchio banchiere” (ivi, pag.152); “Sorrisi con me stesso pensando a Tina sempre pronta a correre agli ordini di Franco e miei. Era felice quando facevamo all’amore. Anzi c’incoraggiava a fare all’amore, quando stavamo in casa sua. Ci procurava lei stessa, da brava esperta, le caruse di sua conoscenza” (ivi, pag. 187).
Ancora Rossana Esposito scrive, per il romanzo Il nodo, a questo proposito: “il disgusto per il falso moralismo della borghesia provinciale del Sud lo indurrà a sciogliere definitivamente questo nodo con il proprio passato…” (op. cit., pag. 41). Accanto alla rappresentazione della realtà sociale della donna compare quella domestica, servile, racchiusa nella figura della sorella del protagonista del “nodo”. Una donna, quest’ultima, il cui destino viene deciso dalla volontà paterna (materna) contrapposta, senza soluzione di continuità, a lei essere non pensante. Queste donne “serie”, casalinghe, sono costrette loro malgrado ad accettare qualsiasi atto compromissivo pur di trovarsi un “uomo” di sostegno: “Bene – fece mio padre – all’improvviso. Parliamo di affari più urgenti. Si toccò il mento. Riprese: Noi abbiamo questa creatura, tua sorella, e dobbiamo pensare alla sua sistemazione… (…) Non riuscivo ad immaginare mia sorella moglie di un uomo rozzo e già sulla quarantina. Attaccato alla terra e alle vacche, che sarebbero certamente più curate e amate di mia sorella; alla quale sarebbe toccato lavorare da contadina per tutta la vita, senza alcuna gioia” (ivi, pag. 100).(12)
In questo secondo ciclo di scritti la donna è alle prese con la propria identità, ha maggiore coscienza tanto da tentare finalmente una liberazione come in una semplice confessione, davanti al bar, all’amico sapendolo lontano, ormai estraneo a quel contesto, altrimenti? In entrambi i cicli la scrittura di Strati ha funzione di denuncia e di profonda realtà storica. Basta per ricordarlo la frase del protagonista del romanzo Mani vuote: “ Sempre mi è piaciuto conoscere la storia degli altri, anche a costo di sembrare e di essere un maleducato” (pag. 92); “È un mondo di mangia mangia, di furbi, questo di forti” (pag. 131); “Le baracche che l’America mandò per i terremotati l’hanno date a chi non toccavano. I trucchi che sempre fanno quelli che comandano” (pag. 248).
Gretchen diviene, infine, la nuova madre, la nuova terra, la continuità della vera vita. Ma la donna protagonista della lunga teoria di scritti del “loico Strati” (cito Stefano Lanuzza) dov’è finita ? Di certo non “in fondo al pozzo” ma ha continuato e continua nella realtà a soffrire dell’ingrata insensibilità del circostante genere umano che domina. L’amore vero sarà per sempre negato alla terra e alla donna del Sud. Fabbriche senza presente. Interventi senza alcun confronto con le tradizioni. Sfruttamento al massimo. Hanno impoverito la vera ricchezza della generosa terra che Strati ha conosciuto e dovuto chiamare “madre ingrata” nei suoi romanzi. Questa ingrata terra fredda terra di pietre aveva però bisogno di conoscere l’amore vero della sua gente. Aveva negli anni delle grandi migrazioni bisogno ancora più di braccia e di figli, di aiuti reali dallo Stato. Non è andata così!
L’assenza di uno Stato vivificante e capace di avere un ruolo di madre patria, disegnata sulle spalle e le imprecazioni dei manovali, ha indurito ancora di più l’anima della nostra gente, mitizzata nella barbarie della ‘Ndrangheta, della Camorra, e della Mafia, piaghe insanabili perché tutt’uno con la terra dove sono nate.
La donna protagonista dei romanzi di Saverio Strati, come il protagonista del romanzo Mani vuote, ha dovuto ascoltare troppe volte e per lungo tempo la frase dettata dalla saggezza di gente “timorata di Dio”: “Non sei fortunato, mi disse il vecchio. I tuoi antenati comandavano a centinaia di gente, e tu sei uno schiavo. C’è una legge della natura che è spietata: uno deve pagare per tutti. Questa volta la condanna è caduta sulle tue spalle” (pag. 251).(13)
Non vedremo, e noi che scriviamo lo desideriamo con tutte le nostre forze, se non nascerà una forte presa di coscienza democratica nella società della nostra terra del Sud, una donna protagonista delle proprie idee, una madre/terra libera, orgogliosa delle sue forze, capace di offrire vita e dignità, non solo benessere, a quanti pur lontani vorrebbero tornare e non restare a “mani vuote” .
 

Aprile, 1991

Note

1) esiste sull’argomento dell’emigrazione meridionale una estesa letteratura. Basti pensare all’esodo massiccio avutosi agli inizi del XX secolo verso le Americhe e successivamente in Australia. Negli anni che seguono l’ultimo conflitto mondiale l’emigrazione meridionale ha scelto l’Europa centro meridionale. Saverio Strati è uno di questi emigrati in Svizzera ed ha conosciuto la realtà dell’emigrato. Confrontare anche il contributo di Sebastiano Martelli in «Forum Italicum», vol. 27,Nos.1-2, Spring-Fall 1993, dal titolo: “Immaginario collettivo e rappresentazione nella letteratura del Sud”, pag. 229 e seg.
2) Il senso profondo del distacco dalla madre patria viene lenito dalle rimesse effettuate ai parenti con la speranza, da parte dell’emigrato, di ritornare con i figli. In realtà le cose sono andate diversamente. Gli emigrati sono morti e i figli sono tornati solo per turismo nei luoghi ameni dei genitori. Luoghi inospitali per mancanza di civiltà. Un tradimento continuato nel tempo.
3) Quando l’unica ancella era la zappa, anche la madre terra sembrava ingrata. Non a caso Strati rappresenta nel desiderio di espatriare la rivolta il profondo disagio che sfocia in diversi momenti storici in vera lotta proletaria per ottenere la terra da coltivare per sopravvivere (vedi, Rocco Scotellaro).
4) La madre terra costituisce l’unico “avere”. Tema che ritorna in molti scritti e film neorealisti.
5) L’assenza della madre nel romanzo di Strati è l’assenza della madre Patria.
6) Come non avvertire in questa mancanza di rispetto della madre verso il figlio il mancato rispetto/protezione dello Stato verso i cittadini?
7) Si scorge limpida e serena la figura della donna forte e sensibile capace di tenere testa ai figli delinquenti.
8) Troppe volte si alimenta l’ossessione maschilista verso le donne che intendono risalire la china dove secoli di protervia umana le hanno relegate.
9) Il lungo peregrinare all’estero di Strati, le esperienze lavorative acquisite, gli permettono di affrontare con maggiore serenità il distacco dalle origini.
10) Strati ha assunto pieni poteri per valicare le terre calabre e spaziare senza timori il proprio passato.
11) La madre/Stato è diventato un flebile ricordo. Il padre è solo un ricordo.
12) Rimangono, per lo scrittore e noi che leggiamo, dei nodi insolubili legati alla terra del Sud.
13) Il protagonista del primo ciclo dei romanzi di Strati onora la vecchiaia e la dignità della Fede e ricerca, nel secondo ciclo di scritti, la vera strada per sfuggire alla nemesi storica.