sabato 11 dicembre 2021

«(…) Repubblica e lavoro non sono una diade formale (…) ma il cuore pulsante della cittadinanza democratica.»

Giuseppe Moscati, Paolo Protopapa, Anna Stomeo
Questioni meridionali
Intervista politico-filosofica sul Mezzogiorno. Re-inventare il Sud
, Morlacchi 2021
Prefazione di Sergio Tanzarella


recensione di AR

È un libro sfaccettato, onesto, ricco di suggestioni operative e di visioni radicate nella realtà senza vittimismi, senza sfuggire alle proprie responsabilità, senza rivendicazioni neoborboniche, con la consapvolezza che il Sud offre ricchezze che possono fare bene all’intero Bel Paese e non solo. 

Partiamo dal saggio di Anna Stomeo che chiude il volume, intitolato “Re-inventare il Sud: in margine alla “Questione meridionale”. La sua analisi propone un approccio “minoritario” in senso deleuziano, quindi non già una questione meridionale, unica, monolitica, “maggioritaria” à la George Bataille, che «pretende di parlare in nome dell’essenza del Sud»(p. 167) ma (pp. 167-9): 

«Le “questioni” meridionali, intese come frammentazione/polverizzazione dei problemi (dal malgoverno alla corruzione, dalla inadeguatezza politica alle mafie…) e come pluralità culturali, socio-politiche ed economiche positive (…). Da questa prospettiva metodologica ‘duale‘ (maggioritario/minoritario), il Sud in divenire o il divenire del Sud, il Sud minoritario e frammentato in infinite potenzialità, (…) apre la strada a nuovi scenari possibili. (…) Così, per esempio, lo spaesamento, causato dall‘abbandono, che attraversa i paesaggi meridionali e non solo e che nella retorica maggioritaria si connota di termini come malinconia, solitudine, nostalgia e anche decadenza, degrado, assunto in una coscienza minoritaria, si trasforma in elemento di nuovo divenire autonomo e consapevole delle proprie potenzialità (…)»  

Precedentemente Stomeo tratta i temi dell‘alterità (necessaria alla costruzione di ogni singola identità personale e sociale), della necessità, per una azione efficace è la Landowski, di «“rischiare nelle interazioni” tra significato e senso, cioè correre ‘rischi teoretici‘ di perdita di significato e di perdita di senso» (p. 141), e di molto altro: una lettura impegnativa ma senz’altro stimolante e perspicua.

Il cuore del libro è costituito dal frizzante dialogo fra Giuseppe Moscati e Paolo Protopapa: “Questioni meridionali. Intervista politico-filosofica sul Mezzogiorno”. Suddivisa nelle sezioni “Ieri”, “Oggi” e “Domani”, questa intervista offre una marea di spunti, analisi, proposte, considerazioni che non siamo in grado di riassumere, limitandoci a proporre qui di seguito alcuni flash: «La teoria senza la politica è vuota, la politica senza la teoria è cieca.» (P.P. p. 76); «Le ‘salvezze‘ rappresentate dalla cultura e dal merito stanno tutte qui, nello spazio grande e difficile del civismo coraggioso del rinnovamento.» (G.M. p. 77); “(…) la deriva identitaria – mi permetto questa licenza – contiene un nocciolo regressivo, vale a dire un bisogno di conforto tutorio contro le incognite del presente e, soprattutto, la vischiosità del futuro.» (P.P. p. 83); «(…) non esiste storicamente sviluppo senza qualità e continuità delle classi dirigenti.» (P.P. p. 88); «(…) trovo ‘iconico‘ il titolo L’utopia della rivoluzione di Pietro Polito (…). È vero, anche l’utopia è progetto, del quale ci accorgiamo quando l’incredibile e l’impossibile sono diventati credibili e possibili.» (P.P. p. 109); «(…) senza sviluppo e lavoro a Sud, nel Sud, per il Sud, poca e fragile democrazia nel Paese intero. Ma anche: senza assunzione ‘nazionale’ della Questione meridionale proprio ed in quanto ‘nazionale‘, niente democrazia nell’intero Paese e, per conseguenza, infragilimento dell’asset con l’Europa, con le sue strategie di sviluppo e di sempre più necessaria integrazione meta-nazionale.» (p.P. pp. 110-1); «In fondo la Questione meridionale è l’utopia del lavoro, vale a dire la carenza cronica, storica, strutturale di occupazione di occupazione diffusa e quindi di una condizione reddituale in grado di far vivere positivamente la modernità a grandi masse diseredate e in gravissimo stato di precarietà.» (P.P. p. 117); «La de-territorializzazione (…) spinge o congiura verso la centralizzazione e verticalizzazione del potere nella forma prevalente della finanziarizzazione e giuridicizzazione della politica.»(P.P. p. 121). L’intervista si chiude (p. 132) con queste parole di Paolo Protopapa che segnala «l’urgenza etica e politica insieme, di rafforzare i vincoli e i valori comunitari facendo argine democratico in uno dei più dolorosi momenti della nostra storia.»

Il volume si apre con la Premessa di Giuseppe Moscati che si augura (p. 15) di «provocare la curiosità di ragazze e ragazzi di oggi sui temi sollevati da questo plurale [Questioni meridionali, n.d.r.] un po’ ironico e un po’ sornione, ma certamente aperto e liberato da ogni forma di sovranismo politico-culturale (…)». Segue la densa e avvincente Prefazione di Sergio Tanzarella – “Scomparsa la ‘questione‘ non cancellato il Meridione” – da cui citiamo queste righe (p. 45): «(…) vi è ancora qualche intellettuale, come gli autori delle pagine del libro che state per leggere, che senza pretendere di cambiare il mondo (…) non ha smesso di sentirsi corresponsabile, non ha ceduto al contagio dell’indifferenza e della rassegnazione e non ha venduto la propria libertà per i benefici che il potere locale (…) elargisce in cambio del consenso e della sterilizzazione dell’autonomia del pensiero.»

Un testo davvero intessuto di vita, di esperienze, di sapere, di idee… un invito all’impegno per diventare cittadini più  consapevoli e responsabili. Come ci ricorda spesso papa Francesco, ci si salva solo insieme, valorizzando le diversità, rispettando l’umanità e la dignità di ogni persona. Gli altri, come si sa, siamo noi.

PS Il passaggio che abbiamo scelto come titolo di questa recensione è di Paolo Protopapa, p. 120.

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