Quel che è accaduto alcuni giorni fa nell’isola di Santa Maria, nell’arcipelago maddalenino, sa di grave ferita aperta nel cuore di una Natura che sempre più va protetta e custodita, affinché le nuove generazioni non cadano nel baratro della disperazione. Un incendio cattivissimo ha bruciato tantissime piante mediterranee che coloravano e profumavano, i secolari ginepri che il vento artista aveva modellato, una vegetazione che solo ad attraversarla faceva tanto bene all’anima. Ora, camminare dentro questa ferita tanto appesantisce il cuore, rattrista, fa piangere lo sguardo, intossica il respiro. Il colore grigio è diventato dominante, dopo aver cancellato gli antichi colori, gli scheletri dei ginepri fan paura e sanno di agonia e morte violenta. Si procede ammutoliti, increduli, memori di quel che la flora donava a chiunque visitasse l’isola attratto dalla sua bellezza incontaminata. Dunque, anche qui, nel paradiso terrestre dell’arcipelago di La Maddalena, il crudele paesaggio di distruzione e sofferenza che regna nella geografia della nostra Europa e Mondo per via delle guerre, della violenza, dell’odio, della brama di potere e di sopraffazione. Sì, anche qui, chi mai lo direbbe! quel che vediamo in altre terre lontane, tormentate, manifestazione di quel forte Male che l’uomo genera e alimenta.
Ma, se lo sguardo triste e angosciato si solleva e osserva la sommità dell’isola di Santa Maria, ecco una piccola chiesa dedicata alla Vergine Assunta miracolosamente rimasta indenne, non colpita dalle fiamme, non sporcata dalla cenere sparsa da un vento impazzito, bianca, immacolata, quasi luminosa. Un segno di vera luce immerso nell’orrore tutt’intorno, un segno di identità spirituale che canta consolazione e sicura speranza. L’edificio religioso, lì anche per ricordare la medioevale presenza di un monastero benedettino oggi diroccato, spicca bianco e le sue semplici linee architettoniche. A guardarlo bene commuove, dà da riflettere assai, induce alla preghiera, invita a sussurrare: Grazie! nonostante il fuoco distruttore che tutto voracemente incenerisce.
Nel deserto di un cimitero che toglie il respiro, la luce della chiesetta della Vergine Assunta viene a dire alla nostra mente e al nostro cuore impoveriti: Orsù, non disperate! Tornate a ripiantare e a coltivare, a prendervi cura di questo lembo di paradiso che Dio Padre Creatore ha donato a tutti gli uomini e donne, credenti e non credenti, pellegrini di passaggio sulla Terra Madre.



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