Pubblicato da
Alessandro Ramberti
in data
di Vincenzo Capodiferro C’era a Olgiate Comasco un mastro vetraio. Lo chiamavano Tango, perché era un ballerino favoloso. Aveva la botteguccia in una corte antica, vicina al santuario di San Gerardo. Era un po’ alla buona e lavorava il vetro in maniera molto grossolana. Però, era buono d’animo e ballava sempre, anche quando camminava, tanto è vero, che vedendolo passare, dicevano: – Ecco Tingo Tango, in mezzo alla via c’è tanto fango! Tango non aveva molti clienti, ma quelli che aveva erano soprattutto vecchiette, che lo ammiravano per la sua indole ballerina. La sera, infatti, quando era libero, lo invitavano alle feste, che si tenevano nelle corti e nei vicinati. E quasi ogni sera tornava a casa ubriaco, e sentivi la povera moglie, Amelia: – Che non ci possa rimanere più neppure una goccia di vino in questo paese! – E quella goccia che possa essere un mare! E cominciava una simpatica cantilena di botte e risposte. Un giorno andò da Tango una nobildonna d’Olgiate, che si chiamava Donn...
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