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La festa dei morti

di Vincenzo Capodiferro Come ogni anno il paese celebra la festa dei morti. È un viavai di casa in casa. Al cimitero portano i fiori del tempo: i crisantemi. Prendono dei doni, soprattutto alimentari, li depongono in un piatto e li lasciano la notte alla finestra e lasciano una candela accesa tutta la notte. Poi sentivano un rumore e si alzavano: ecco è passata la buonanima di tizio, o di Caio, o di Sempronio! Credono che arrivino i morti a mangiare. È la festa loro. La cosa più bella è che raccolgono sacchi e sacchetti di grano e li depongono in chiesa, ai piedi di Gesù crocifisso. Lì si formavano delle montagne altissime di cereale, che poi veniva devoluto per la Chiesa, per i poveri. Il grano era come l’oro, non c’era moneta, ecco: il grano serviva come cambiavalute. Il grano era tutto. Noi eravamo bambini ed andavamo a saltare su quei monti di grano. Che divertimento! Come ci combinavamo! Poi arrivava il parroco, don Gaetano, e ci pigliava a bastonate. Il giorno dei morti poi c’e...

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