domenica 14 aprile 2019

Vincitori Narrapoetando 2019

FaraEditore e i giurati

Angela Colapinto, Angelo Leva, Corrado Giamboni,

Giovanna Passigato, Franca Oberti e Stefano Martello

del concorso Narrapoetando 2019 sez. Narrativa/saggio

(v. anche la sez. Poesia)

sono lieti di proclamare i Vincitori che hanno ricevuto la pubblicazione premio

I class.

20 PEZZI FACILI (PIÙ UNO) di Fabio Orrico (Rimini)


Fabio Orrico è nato, vive e lavora a Rimini. Ha pubblicato due raccolte di poesie (Strategia di contenimento, uscita nel 2005 per Giulio Perrone Editore e Della violenza uscita nel 2017 per Fara editore), ha scritto il romanzo breve Il bunker (ErosCultura 2016), e, a quattro mani con Germano Tarricone, il thriller Giostra di sangue (Echos edizioni 2015) e il noir Estate nera (Golem edizioni, 2017). Collabora al blog di Nicola Vacca Zonadidisagio e al periodico online Scrittinediti.


«Molti ritengono che le recensioni altro non siano che un mero esercizio di mestiere. Personalmente ritengo che si tratti di una arte, di un difficile equilibrio tra ciò che deve essere detto è ciò che deve essere taciuto. Godibilissime nello stile e nei contenuti. Affascinanti e mature nelle connessioni proposte.» (Stefano Martello)

«È una bella e solida competenza quella che viene mostrata nell’analisi e nella critica di ogni singolo film, ogni giudizio è sostenuto da analisi comparativa e nel complesso questa è una guida cinematografica di carattere didattico. Tra qualche anno forse avremo un giudizio diverso ma intanto la scrittura è godibile e attraente anche per i non esperti. "Idiosincratico" e "autobiografia privatissima" le parole chiave. Ampio.» (Angelo Leva)

«Pur non essendo una cinefila, ho apprezzato la capacità dell’autore (o dell’autrice) nel recensire i film citati in questa raccolta. Alcuni, conoscendoli, li ho riscoperti da nuovi punti di vista e l’autore (o l’autrice) attraverso l’ottima descrizione, anche di particolari che potrebbero sembrare insignificanti, conduce il lettore alla sua visione della pellicola. L’insieme è piacevole e stimolante.» (Franca Oberti)

«Venti recensioni di film diversamente celebri analizzati con dovizia dall'autore mediante l'utilizzo di un linguaggio che rende la stessa analisi comprensiva a (oserei dire) qualunque lettore; pertinente nell'uso dei termini e dettagliato. I collegamenti che crea danno un senso di organicità all'opera e restituiscono l'impressione di compiere un viaggio a più tappe, ognuna delle quali non sarebbe stata raggiunta se non tramite il passaggio da quella precedente. Ho apprezzato in modo particolare la recensione di Animali Notturni che termina con una chiave di lettura, chi ha avuto modo di guardare il film sa a cosa mi riferisco, alla quale non sarei in grado di trovare una sostituta: Il nostro mondo è molto meno doloroso di quello reale. Una frase pronunciata all'inizio della pellicola da un collega della protagonista che cancella ogni illusione rivelando allo spettatore quello che dovrà aspettarsi.» (Angela Colapinto)

«Sono venti recensioni di film, più una chiusa riassuntiva, di film piuttosto recenti, salvo eccezioni quali l’entusiastico recupero di Suspiria o dei Cancelli del cielo. Film recenti, che spesso non hanno trovato sbocco nelle sale, e perciò il libro è prezioso. Recensioni minuziose, quasi poetiche nel linguaggio attento a forme, colori e suggestioni. Ricchissimo di citazioni di opere memorabili, l’autore è un vero cinefilo, quasi certamente scrive di cinema per professione. Per i registi, ostenta amori e odi quasi viscerali, e riesce a farcene partecipe, anche se talvolta non si è d’accordo.» (Giovanna Passigato)

«Forse qualcosa di più di una raccolta di venti recensioni cinematografiche in forma di “pezzi d'occasione”. Sicuramente un’autobiografia “perché ogni volta che rivedo questo film (in realtà ogni volta che rivedo un film che amo) è come se rivedessi sullo schermo anche la mia autobiografia”. Lacan diceva che chi dice si dice, quindi parla di sé questo maestro mentre ci snocciola con nonchalance come se davvero si trattasse di “pezzi facili”, ma lo fa con vera passione e senza arroganza, quintali di informazioni e impressioni che possono fungere per noi da bussola per orientarci nel panorama cinematografico dei nostri tempi e di conseguenza anche un po’ nei nostri tempi.» (Corrado Giamboni)

II class.

Dormiveglia di Giovanna Iorio (Londra)


Giovanna Iorio, irpina, è vissuta per anni a Roma ma si è recentemente trasferita nel Regno Unito. Ha pubblicato diverse raccolte di poesie. Le più recenti: Poesie d’amore per un albero (Albeggi 2017), Haiku dell’Inquietudine (Fusibilia 2016) e Frammenti di un profilo (Pellicano 2015, con Post poesia di Renzo Paris). È presente in molte antologie tra cui Cuore di preda (CFR) e SignorNo (SEAM). Collabora con Erodoto108, Roma&Roma e DiarioRomano. Dopo aver vinto il concorso Pubblica con noi è uscita con Fara La neve è altrove (finalista al Camaiore 2017 e al Premio Città di Arona 2018). Nel 2017 pubblica, sempre con Fara, Succede nei paesi (Prima rosa del Camaiore 2018). Ha ideato e cura il progetto sonoro Poetry Sound Library. Nel 2019 sono usciti I giorni della volpe (Gattili Edizioni) e Ora rischiara (EscaMontage).



«Racconti surreali che affascinano e coinvolgono, e non consentono di immaginare il finale, quasi sempre inatteso o sospeso. Un insieme volutamente vario con l’incipit che avvisa da subito chi legge sulla caratteristica onirica dei testi. Ho trovato divertente la lettura e talvolta un pizzico di inquietudine nell’aspettativa. L’opera di costruzione del testo al confine tra sogno e realtà invita a proseguire e a chiedersi cosa si potrà trovare nella pagina successiva. Bravo l’autore (o l’autrice) che col suo scrivere semplice e vivace cattura l’attenzione del lettore.» (FrancaOberti)

«Succedono cose strane. Succedono e basta. Non ci crede nessuno. A me è successo che un giorno ho incominciato a ballare il paso doble. È l'incipit de I ballerini, settimo dei venti racconti che compongono la raccolta di questo autore che mi sento di definire visionario, eccentrico e a suo modo rivelatore. Il suo originale punto di vista verso la realtà che ogni giorno viviamo ha in sé un tratto fortemente onirico e al tempo stesso, con molta più frequenza di quanto a una lettura superficiale potrebbe apparire, riesce a cogliere nel segno, restituendoci un sapore intimo e familiare in grado di riportarci a casa. La coscienza sporca è forse il componimento più drammatico: la sua forza sta nel darci metaforicamente una spinta decisa facendoci saltare giù dal trampolino verso gli abissi del nero che alberga in ognuno di noi; così come Mio padre è Spiderman ci offre una visione del dolore che sublima nell'eroismo disegnato dagli occhi di un bambino, disegnato dagli occhi di chi è ancora in grado di sognare.» (Angela Colapinto)

«Con i toni delicati anche se precisissimi con cui si narra una fiaba, l’autore (direi l’autrice) modella di storia in storia aeree capriole, che narrano dell’imponderabilità dell’esistenza e delle continue sorprese che questa ci riserva. Amori impossibili, creature che fanno esplodere le magie nascoste dentro di sé, momenti di amara e beffarda chiarificazione, universi familiari che con uno scarto improvviso diventano altro. E ancora piccole crudeltà, che poi diventano risolutrici, in virtù di una intelligente ironia.

I finali sono in apparenza spiazzanti, ma in realtà appartengono sostanzialmente a quel piccolo universo raccontato.» (Giovanna Passigato)

«Una scrittura sicura, lo sguardo attento di chi non si perde i particolari ma che nei particolari non si perde, ti prende per mano con garbo e attenzione tutta femminile per poi abbandonarti in mezzo al guado della normalità che si manifesta nel suo contrario. Che cosa è normale? Tutto è precario, ecco la norma, nulla è come appare, basta un niente perché il miracolo accada o perché tutto frani e crolli come la Baliverna. Sottile è il confine fra ciò che è e ciò che potrebbe essere o che non avevamo (ancora) visto, e non di rado sanno di favola, di sguardo bambino questi frammenti.» (Corrado Giamboni)


III class.

GESÙ: LA SCIENZA E IL FIAT (Un breve viaggio nei misteri della creazione e della Divina Volontà) di Daniele Pigato (Ponderano, BI) e Luciana Sbietti (Soci, AR)


Daniele Pigato è Dottore di ricerca in fisica, attualmente collaboratore di ricerca presso il dipartimento di Fisica del Politecnico di Torino. Si occupa principalmente di fisica delle alte energie ed astrofisica. È coautore di numerose pubblicazioni scientifiche internazionali su riviste di settore (oltre 20) e direttore dell’Osservatorio astronomico biellese (OaBi). Si occupa anche di didattica e negli anni ha tenuto numerose conferenze presso scuole e istituti di ogni ordine e grado. Luciana Sbietti, ex insegnante di danza, è da tempo “ricercatrice” spirituale grazie in particolare agli scritti della serva di Dio Luisa Piccarreta, vive a Soci (AR).


«Un punto di partenza drammaticamente attuale. Una scrittura sicura che non teme la complessità. Forse non adatto ad un pubblico generalista. Sicuramente necessario.» (Stefano Martello)

«È un tema inusuale trattare di stelle e di Dio? Forse sì oggi e forse no da sempre. Questo continuo passare dalla scienza alle domande di senso è molto bello e fa di questo saggio, in realtà, un racconto che, più che farsi leggere, legge il lettore e lo interroga. Coinvolgente.» (Angelo Leva)

«Un dialogo tra Scienza e Fede che stimola ad approfondire la conoscenza della mistica Luisa Piccarreta. Su questi due argomenti oggi spesso in contrasto, gli autori di questa lunga intervista, offrono spunti e interessanti paragoni per far comprendere al lettore che talvolta dove una arriva l’altra è già arrivata e viceversa. Estratti dai “Libri del Cielo” sono dibattuti e offrono così un piccolo sentiero per invitare chi si sente “tiepido e confuso” ad una lettura più attenta. Tra preamboli e citazioni gli autori affrontano il concetto del micro e macro-cosmo; il Fiat Lux o il Big Bang? Oppure, per meglio dire, “non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”. Tra fisica e teologia il dibattito prosegue con spazi così ampi che si arriva al concetto di multi-verso, che è componente di un altro Universo, fino a dove? “L’ultimo passo della ragione è riconoscere che vi sono molte e grandi cose che la superano” (Blaise Pascal); “Ci vuole più coraggio, perché credere è un andare oltre. Oltre sé stessi, oltre il mondo, oltre le idee e le mode dominanti. Oltre gli uomini e le loro promesse” (Giuseppe Zois); ed è proprio quello che gli autori riescono a trasmettere al lettore: solo con la Fede si può rispondere, e qualsiasi risposta, suffragata dalla Scienza, potrà essere l’inizio di un nuovo dialogo.» (Franca Oberti)

«Un breve viaggio nei misteri della creazione e della Divina Volontà. È scritto all'inizio, tra parentesi, subito sotto al titolo. Lo scetticismo con il quale ero partita nella lettura di questo saggio-intervista è andato piano piano scemando a ogni pagina, fino a rapire la mia attenzione e a farmi entrare riga dopo riga e sempre con più interesse nell'antico dibattito tra fede e scienza, riconoscendo l'importanza del mistero. Un interessante percorso adatto a chiunque desideri addentrarsi in questo giardino compiendo piccoli passi precisi, una guida semplice e diretta, in grado di insegnarci qualcosa che non sappiamo - o che sappiamo - ma della quale spesso ci dimentichiamo: interrogarsi è fondamentale così come conoscere, al di là di qualsiasi punto di vista si scelga come rappresentativo di sé.» (Angela Colapinto)

«Un saggio teologico-scientifico dal taglio originale che vuole avere lo scopo di divulgare il messaggio della Divina Volontà, ossia ciò che Cristo avrebbe comunicato negli anni alla Serva di Dio Luisa Piccarreta. Il fulcro del messaggio è nella volontà di Cristo di ricondurre ogni creatura a sé attraverso una trasformazione radicale di ciascuno: “Ah, no no, non finiranno le generazioni se non ritorna l'uomo nel mio seno, bello, dominante, come uscì dalle mie mani creatrici. Non sono contento di averlo redento; anche a costo di aspettare, avrò pazienza ancora, ma deve ritornare a me come lo feci, in virtù della mia volontà. Col fare la sua volontà scese nell'abisso e si trasformò in bruto; col fare la mia volontà salirà e acquisterà la nuova trasformazione nella natura da me creata, e allora potrò dire: Tutto compiuto, l'ordine di tutta la Creazione mi è ritornato e mi riposerò in essa.” La natura originale del lavoro è data dal focalizzarsi sugli aspetti fisici del creato e del cosmo – i titoli dei capitoli centrali sono: Bosone di Higgs, Creazione e tempo, Luce, Tempo, Veli della Creazione – per riflettere poi sui rapporti fra scienza e fede avvalendosi anche di passi rivelatori riferiti dalla veggente. Il tutto sotto forma di intervista all’astrofisico Daniele Pigato. Il risultato è un'appassionata ricerca che oscilla fra astrofisica e fede.» (Corrado Giamboni)

Altre opere votate

Flussario (appunti per non scrivere un romanzo) di Andrea Garbin (Castel Goffredo, MN)

«Adoro i flussi. Me ne godo sempre uno, alla fine della giornata con l'ultima sigaretta. Sono terrorizzato dai flussi, dalla loro indecente anarchia, dalla loro ritrosia ad essere inquadrati in un tot di battute. E se per una volta quel flusso teppista è stato incastrato in una griglia credo che valga la pena festeggiare.» (Stefano Martello)

“Una bella e vasta cultura viene dispiegata nell’esperimento bertiano del tracciare il flusso di coscienza che qui però, un bel tentativo, viene organizzato in vari flussi. Non è un male oscuro quello che viene offerto ma un’analisi dove però l’oggetto è il soggetto scrivente e in questo è apprezzato da chi nella lettura di un libro cerca punti di contatto. Profondo e da meditazione lenta.» (Angelo Leva)


Ultraspazio di William Protti (Santarcangelo, RN)

«Un po’ noir, un po’ giallo, è un racconto colto che attinge al profondo di certi aspetti umani. Va letto in un fiato per non perdere i dettagli che si riveleranno importanti per l'esito. Sorprendente.» (Angelo Leva)

«Una storia fantascientifica imperniata, in sostanza sulla sparizione di esseri terrestri e il loro “travaso” in un’altra dimensione, secondo complesse formule matematiche. Immagazzinato un certo numero di creature, l’Ultraspazio sarebbe collassato e avrebbe prodotto e sprigionato una incommensurabile quantità di energia. Pur con una scrittura vivace e complessa, gli accadimenti non mostrano una loro intrinseca “necessità” ai fini del significato della storia, pur se godibili come le varie fasi del racconto di Perceval e del Re Pescatore. Però, che cosa c’entra la morte di Ulisse?» (Giovanna Passigato)

Distanze di Saverio Caponi (Firenze)

«Testi senza dubbio molto interessanti, sia per il linguaggio ricco, raffinato, anche se talvolta con sospetto di manierismi. Ma colmo di immagini forti e suggestive, per esempio i sogni, la lontananza coniugata in tutti i suoi rimandi e significati, i brani di poesia/prosa raccolti in RIVA RIVA. “Nell’ora che attende a una partenza: questo è il nudo dolore di vivere, che altro da sé non può incolpare; ora è dolore e non più malessere, nudo per certi versi come una selce, dolore ormai privo del tutto di vesti, eretto solamente per sé stesso, dolore senza parole per dirlo, che esiste soltanto, nient’altro, punto”. Tuttavia si sospetta che l’autore abbia inteso presentare una serie di appunti e/o esercizi di scrittura, stilati nel tempo, senza operare una vera scelta tesa a inquadrare gli scritti in un vero progetto letterario.» (Giovanna Passigato)

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