venerdì 21 novembre 2014

Sulla mostra “Più grande del mare” di Ardea Montebelli dedicata a Matteo Ricci

di Marcello Tosi 


http://it.radiovaticana.va/news/2014/11/20/pi%C3%B9_grande_del_mare;_una_mostra_per_ricordare_pmatteo_ricci/1111775
“Ambasciatore dello spirito – scrive nella presentazione Massimo Pulini, assessore comunale alla cultura – “figura di mistico esploratore che ancora oggi esempio di un atteggiamento evoluto ed etico all’incontro del diverso”, padre Matteo Ricci, l’intrepido gesuita maceratese che, come un novello Marco Polo, andò alla scoperta della Cina nella propria opera di evangelizzazione, è protagonista della mostra Più grande del mare di Ardea Montebelli (intervistata in merito anche dalla Radio Vaticana), ancora aperta al pubblico fino al 7 dicembre alla Galleria dell’Immagine di Rimini (ingresso libero, 16-19 tutti i giorni eccetto il lunedì).

Insegnante, poetessa e fotografa, che propone percorsi di approfondimento della Sacra Scrittura utilizzando parola e immagine, l’autrice presenta un percorso intenso nella storia, nella mistica, nella filosofia, attraverso propri versi e fotografie, note storiche e citazioni di grandi pensatori come Confucio e Laozi, oltre che delle lettere e delle riflessioni dello stesso Matteo Ricci, dandone un’interpretazione poetica, fotografica e calligrafica.
Nella storia dei rapporti tra la Cina e l’occidente è nota la figura dei Xitai del Grande Occidente, che trascorse gli ultimi 28 anni della sua vita in Cina durante la dinastia Ming (Regno Centrale). Matteo Ricci si spense nella capitale cinese l’11 maggio del 1610. Pechino era stata la sua meta, come anticipato in un sogno avvenuto nel giugno 1595, nel quale Gesù lo aveva rincuorato per le difficoltà che incontrava e gli aveva assicurato che un giorno avrebbe raggiunto la capitale, ben sei anni prima del suo arrivo a Pechino
Ancora oggi il nome del padre gesuita (1552-1610), di cui è in corso il processo di beatificazione, è oggetto di grande venerazione e fama in Cina e il suo monumento sepolcrale viene conservato con rispetto e onore.
«Matteo Ricci – spiega – cercava ‘il vero significato del Signore del cielo’ (tiānzhŭ, il termine scelto da Ricci per indicare il Dio cristiano). Si sofferma sulla parola ‘Dio’ che non era mai esistita (nell
accezione biblico-cristiana) nella lingua cinese. Una parola più grande delle varie metafore del cambiamento e della creazione ma anche una vera sfida ai pericoli del mondo e incitamento al rinnovamento umano e spirituale. Dalle antiche scritture cinesi fatte con il pennello, trae la via della conoscenza e della trascendenza. Cinque caratteri che ho inserito in mostra mostrano come Matteo Ricci si rivolgesse a confratelli e amici e familiari narrando tutto il suo percorso e le sue difficoltà. Riporta quelli che sono i caratteri costitutivi del cielo infinito e di tutti gli esseri viventi, in un contesto cristiano, perché “è Dio che chiude questo cielo”. La sua è una trasformazione di vita interiore, che avviene al cospetto del mondo cinese, affrontato conducendo studi filosofici , di lingua, e di tutto ciò che apparteneva alla Cina.»

Ardea Montebelli accompagna con i suoi versi brani tratti dagli scritti dei grandi filosofi cinesi e dalle lettere di Matteo Ricci, e fotografie di mattini, di acque e cascate (“Il bene più alto è simile all’acqua”, scrisse Laozi), fatte nel paesaggio italiano, ma che vogliono essere un ulteriore elemento di riferimento spaziale e temporale.
Cinque gli elementi costitutivi dell'universo per i cinesi, posti dall’autrice ad intervallare il percorso della mostra; Legno, Fuoco, Terra, Metallo e Acqua. Tutti i caratteri sono calligrafati da Ardea che riporta al senso di questo messaggio: “Avverti solo la vita che nasce, / sulle immobili acque / nulla si perde / della vita e della danza”.
Una consonanza del messaggio cristiano che Ricci individuò nella ricerca profonda del Daodejing di Laozi di quanto sia misterioso e indefinibile definire quale sia stata l’origine del mondo , la radice, la zolla di terra, e fra queste, l'uomo (“Tutte le cose operano insieme. Le hai osservate ritornare…” ), così come nel pensiero di Confucio: “Fun-cha domandò che cosa fosse la benevolenza. Il maestro (disse):
amare gli uomini… e soltanto il cielo è tanto grande. “La Cina – aggiungeva pieno d’ammirazione il gesuita – è tanto bella… che sembra tutto un giardino”.
Una Via (dào) che ha un senso, una direzione, una bellezza che vengono dall'alto.
Un affascinante percorso la mostra attraverso le varie dimensioni del cammino missionario di evangelizzazione intrapreso: dalla bellezza della natura, espressa nell’arte, al pensiero dei saggi cinesi connesso all’annuncio del Vangelo “dottrina del cielo”, che diventano anello di congiunzione tra occidente e oriente, tra la civiltà confuciana e la sapienza cristiana, come scrive nella presentazione della mostra monsignor Savio Han-Tai Fai, Segretario Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli).
Per monsignor Francesco Lambiasi, Vescovo di Rimini, Matteo Ricci “novello Paolo ha saputo avvicinare la millenaria cultura del Regno di Mezzo, facendosi cinese con i cinesi”.
“Partire significa andare lontano, andare lontano significa ritornare”, scriveva Laozi nel 
Daodejing.
“Prendo le distanze dalle cose consuete”, si legge ancora nei versi di Ardea Montebelli. 

“Ciò che manca / a fatica sazia l’attesa / di una verità / che mi scruti / e continuamente mi domandi / dove sia il largo del mare.”

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