giovedì 26 dicembre 2019

Il riscatto dell'ironia


recensione di Gian Ruggero Manzoni

http://www.faraeditore.it/html/narrabilando/uomobellaidea.html
 

Valerio Ragazzini, giovane letterato romagnolo innegabilmente molto bravo, è tra i fondatori dell’associazione Acsè, che ha sede a Faenza e che si occupa di coordinare eventi culturali e pubblicazioni di carattere locale. Dal 2015 sta curando la sezione dedicata alla letteratura e alla riscoperta di testi “classici” locali presente nella collana “Novantasei: letteratura, arte e storia in Romagna”. Dal 2018 detta collana ha preso il nome di “Acsè” e continua a trattare temi legati alla cultura della nostra geografia tramite approfondite monografie. In detta collana Valerio Ragazzini ha pubblicato Quella riga lunga e blu: gli scrittori romagnoli e il mare (White Line). Inoltre, il nostro, ha collaborato e collabora con riviste cartacee di studi locali come “L’Ortica” e “La Piè”, e con riviste culturali on-line come Pangea e Spore. Così hanno scritto di questo suo ultimo libro l’amica Giovanna Passigato: “Questi, di Ragazzini, sono brevi racconti fulminanti, ironici, fin quasi allo sberleffo. Tante belle invenzioni, come l’uomo nell’armadio, lo gnomo ladro di tempo che vive in un libro di Gadda”; quindi Michele Focchi: “Ogni racconto parte da un’idea originale di fondo, a volte anche ardita, ma sempre ben sviluppata fino ad arrivare al colpo di scena finale”; o Aurora Zamagni: “I personaggi che si sorpassano e si inseguono parlano a noi e di noi lettori. Sembrano dirci che la vita talvolta è strana o assurda, ma non per questo meno vera”. 
Le micro storie raccolte nel volume hanno in comune un principio: la maggior parte dei desideri finiscono in niente, in occasioni sprecate, nell’inerzia, o dentro comodi letti. Perciò lontane le imprese eroiche, mitiche, esaltanti, per lo più surclassate da pur piacevoli componenti soffuse, da leggere fantasie, da lievi ed eleganti proiezioni immaginifiche, che ci consegnano un’umanità ancora quel tanto viva, ma sempre più non all’altezza del poter produrre idee elevate e perciò elevanti. Dice di sé l’autore: “Il fantastico e il surreale sono i modi di narrare che prediligo, ma, nell’oggi, sempre c’è meno spazio per la fantasia, perciò il mio fantastico risulta dimesso, oserei dire fallimentare, perché di continuo arranca, si sforza, fino a scivolare nell’ironico o nel grottesco”… del resto, non altro che con ironia si può affrontare il “deforme” e il “paradosso mostruoso” che ci circonda, divenendo, il racconto, sia veicolo di accusa, ma, anche, di consapevole riscatto.

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