giovedì 5 luglio 2007

Collatio sui brani del Vangelo di Luca


dal capitolo 1 al capitolo 6,39

di padre Bernardo M. Gianni (abbiamo messo in corsivo una interessante affermazione sulla letteratura)

In veste di "Uditori della Parola" siamo qui riuniti ad interpellare queste pagine del Vangelo di Luca. Possa il Signore irrompere nei nostri cuori e trasformarli con quel misto di dono e responsabilità che è la grazia e la croce di ogni credente.

Iniziando la collatio sui brani letti e commentati fino ad ora, un primo contributo è scaturito dalla riflessione su questi versetti: «Ma a Voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano… e a chi prende del tuo, non richiederlo» ( cf Lc 6, 27- 30), rilevando che quando si parla di cose materiali il discorso è abbastanza semplice; si può avere una reazione; ma in genere si passa sopra a meno che non si tratti di fatti gravi. Ma di fronte a chi ti odia, ti maledice o ti maltratta è difficile rapportarsi al Vangelo! Infatti il padre nostro che recita: "rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori" mette in crisi se non siamo ben disposti verso il prossimo. Al riguardo viene fatto notare che tutto ciò è vero, ma è l'esperienza che si fa del perdono di Dio che ti dà la possibilità di perdonare con cuore aperto anche tutto quello che appare difficile da superare. È stata anche testimoniata la difficoltà a pronunciare le parole "sia fatta la tua volontà" interpretate nel significato recondito di perdita di persone che si ama, che è indubbiamente un dramma oggettivo non trascurabile. Si è anche invocato uno sforzo per avvicinare il nostro modo di pensare a quella che è la logica di Dio, che è assai diversa dalla nostra. Un altro intervento ha espresso la preoccupazione per l'incapacità di parlare all'uomo contemporaneo con un linguaggio adatto e articolato e non dogmatico. Tornando alla riflessione sull'«oggi» nel Vangelo di Luca (4,21), è stato sottolineato il seguente passaggio tematico: «Questo del rito è il tempo circolare della liturgia delle ore… entro il quale si crea lo spazio orizzontale dell'agire, entro il quale si pone l'uomo, entro il quale si pone e si depone la ragione», che pare esprimere un paradosso del nostro tempo, dove a parlare della ragione non sono più i razionalisti ma la Chiesa cattolica quando afferma che la ragione e la fede vanno d'accordo, per poi impelagarsi anche su quello che è il diritto naturale. È stata espressa inoltre la convinzione che la letteratura è uno strumento esegetico di grande aiuto per comprendere il linguaggio delle Scritture, e, a questo proposito, sono stati citati vari autori contemporanei come Ennio Flaiano - grande sceneggiatore cinematografico - che aveva una figlia fortemente minorata. A Flaiano piaceva ripensare in letteratura il mito del ritorno di Gesù sulla Terra, ed ecco appunto che «Gesù ritorna sulla Terra e tutti giornalisti gli chiedono di dimostrare che non è un impostore: allora Gesù per accontentarli fa qualche miracolo; nel frattempo tra la folla si fa avanti un uomo con la figlia minorata (si capisce che è Ennio Flaiano), la presenta a Gesù e gli dice: non ti chiedo di guarirla, ti chiedo di amarla e Gesù gli risponde: è l'unico miracolo che posso fare».

È stato fatto notare che la ragione invocata dal magistero attuale è una "ragione depurata", cioè una ragione umile che non sovrasta nessuno. Ma questa è una ragione che forse non aiuta chi è nella necessità o nell' assenza di possibilità, perché questo é il momento decisivo di credere che a Dio tutto è possibile, perché è il momento in cui bisogna smettere di ragionare: è la lotta della fede per avere una possibilità di salvezza. Tornando poi al tema del perdono si può aggiungere che se è difficile perdonare gli altri, molto più difficile è perdonare se stessi; per cui sarebbe forse più bello dire, senza l'intenzione di voler fare alcun torto al Signore Gesù, «rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo a noi stessi e ai nostri debitori».

A fronte di questi articolati interventi è stato opportuno rilevare che da ognuno di noi viene fuori, tradotto in un contesto amicale ed ecclesiale allo stesso tempo, una cornice di affetto, di preghiera, di condivisione tale per cui ci possono stare le più diverse sensibilità, senza la pretesa di fare teologia; esegesi o riflessioni a ventiquattro carati! E' tutto un insieme tutelato ogni volta dallo Spirito Santo, e bisogna rallegrarsene evitando di censurarlo. È però possibile trovare un punto di sutura fra ciò che può diventare una contrapposizione un po' sterile, e lo è la distinzione fondamentale tra razionale e ragionevole, ritenendo che la fede abbia a che fare non tanto con la razionalità ma con la ragionevolezza, che è qualcosa di costitutivo dell'essere umano; quindi una dimensione pensante; mente e cuore; dove la riflessione deve interrogarsi con la fatica del pensiero sul senso dell'esistenza; su ciò che è l'uomo; senza scivolare in una morale talmente alta che è un po' il rischio che si è visto nelle beatidutini del Vangelo di Luca. Più che comprendere si ama o perlomeno si cerca di attuare quel miracolo di cui Flaiano ha colto la specificità. Bisogna, come suggeriva Ibsen alla sua nipotina, coniugare dovere e felicità! Queste due entità che salvano la dimensione profondamente etica, propria anche di una testimonianza cristiana, che prende sul serio i testi che abbiamo letto e commentato per farli lievito della propria giornata in un orizzonte, se vogliamo, più dionisiaco che è la felicità che viene come esperienza dell'amore ricevuto e dato. Queste due tensioni possono sottrarci da percorsi pericolosi e sterili. Le etiche di oggi non permettono, sul nome della sola ragione, di accordarsi su ciò che veramente è bene e male.

Proseguendo in libertà lo scambio di riflessioni, e restando ancora sul tema della ragione viene fatto notare che anche gli uomini di scienza, se sono cristiani, sentono dentro di sé di glorificare Dio! La teoria della relatività di Albert Einstein è un inno di gloria al Signore; non dobbiamo vedere soltanto la ragione come comportamento ma come qualcosa che è dell'uomo che lo porta a glorificare Dio. Ma la ragione - viene fatto osservare - non è solo questa, c'è anche la ragione della scienza quando sostiene che la natura è un'entità autonoma e che l'uomo è nato da questa autonomia e non discende da un atto creazionale, sebbene ancora non siano state colmate tutte le lacune per affermarlo!

Ormai l'incontro sta per volgere al termine e viene raccolto l'invito ad ascoltare l'ultimo intervento sul problema "fede e ragione", che parte dalla constatazione che il concetto di ragione che abbiamo noi oggi è diverso da quello che si aveva nell'antichità. Il dialogo di Platone Fedone o dell'anima - che riguarda il processo e la morte di Socrate - è descritto con il massimo della razionalità. Infatti in questo dialogo si cerca di dimostrare l'immortalità dell'anima e la cosa straordinaria è che Socrate, cui restano poche ore prima di bere il calice del veleno, deve consolare gli amici perché sono loro che temono la morte! Affascinante è la parola logos - Giovanni la riprende nel suo Vangelo - che non ha nulla a che fare con quello che l'uomo oggi pensa che sia la ragione. I tre tentativi che Socrate fa per dimostrare l'immortalità dell'anima vengono alla fine smontati dai suoi amici proprio ragionando nel modo che oggi consideriamo la ragione, eppure Socrate con il concetto di logos - che ha qualcosa certamente di metafisico, di religioso - riesce lo stesso a dimostrare l'immortalità dell'anima, ma non nel senso della ratio che abbiamo ereditato dall'illuminismo in poi, da Kant in poi, per cui è valido soltanto ciò che siamo in grado dimostrare con la ragione. Oggi ci troviamo in questa situazione qui; prima non avevamo questa separazione tra fede e ragione. Alla fine Socrate muore avendo convinto i suoi amici che c'è una vita dopo la morte e che lui in fin dei conti andrà a stare meglio di loro e lo dimostra con un logos, cioè con una ragione religiosa e non con la ragione di questo mondo.

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