Una domenica di gennaio inoltrato faccio una passeggiata con due amici, il mio cane Silvio ed un umano. Si chiacchiera, ci si prende bonariamente in giro, Silvio è felice e corre descrivendo creative traiettorie, ma si avvicina troppo al canale, scivola e cade dentro. Non ci penso due volte, mi tuffo per portarlo in salvo. Silvio non è solo un cane, è un amico, un confidente a cui mi affido e lui con un’alzata di orecchie, un guaito, uno scodinzolamento partecipa al colloquio facendomi partecipe delle sue considerazioni.
L’acqua è fredda, gelida, mi muovo a fatica, cerco di raggiungere la riva, ma il parapetto alto mi respinge e la corrente mi ricaccia in mezzo al canale. Lotto disperatamente, non solo per me, ma anche per Silvio e nel momento in cui mi accorgo che mi sto accomiatando dal consesso umano ho l’accenno di un sorriso: non dovrò sopravvivere a chi, in pochi mesi, ha riempito la mia vita con un rapporto che non aveva bisogno del traduttore simultaneo per stabilire una comunicazione perché i gesti hanno un linguaggio universale.
La penombra è diventata buio assoluto, mi stacco dal mio corpo e lo vedo galleggiare immobile, senza vita, in mezzo al canale. Durante il mio armonico fluttuare gli occhi si posano sulla riva alla ricerca del corpo di Silvio che, miracolosamente, è vivo. Mi sta cercando e con i polpastrelli delle zampe devastati corre zoppicando avanti e indietro.
Vedo il suo sguardo impaurito che non trova i miei occhi e cerca in tutte le direzioni, attento ad ogni piccolo rumore che testimoni della mia presenza. Il tempo che passa aumenta la sua inquietudine e cerca nella pausa di un attimo di mettere ordine nell’aggrovigliarsi dei suoi pensieri. Si rialza immediatamente e continua la mia parossistica ricerca. Poi sente delle voci che mi chiamano e camminano lungo il canale.
Anche lui si accoda al gruppo e zampetta faticosamente fino a quando mi vede nell’acqua, riverso a pancia in giù. Cerca di comunicare con guaiti, alzando ritmicamente la zampa e roteando la coda fino a quando si accorge che non ci rivedremo più e allora si avvia verso casa alla ricerca di qualcuno con cui dividere la sua disperazione.
Gli rimarrà il tempo passato insieme e soprattutto il ricordo di un uomo che non ha posto steccati fra gli esseri viventi e morendo ha dimostrato che le spine non cancelleranno mai lo splendore di un fiore.

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