martedì 31 marzo 2009

Su Fragile di Laura Bonalumi

“Fragile”
A cura della Redazione di timshell.it

Storia di anoressia e di angeli, al confine tra fantasia e realtà in un coinvolgente libro di Laura Bonalumi

Parlare di anoressia non è semplice. Non lo è per la delicatezza dell’argomento, non lo è perché una storia di anoressia è prima di tutto una storia di sentimenti e di umane emozioni. E non c’è nulla di più difficoltoso che raccontare emozioni.

Laura Bonalumi, ci è riuscita perfettamente in “Fragile” (Fara Editore), il racconto di Anna, sedici anni, anoressica, un’adolescenza segnata da un disagio inesprimibile e una fine quasi annunciata. Una ragazza comune che all’interno dell’Ospedale in cui è ricoverata, vive il suo calvario, più intimo che fisico, percorrendo le tortuose strade dell’esistenza. Ad accompagnarla è l’abbraccio di un angelo, “a metà strada tra certezza divina e dubbio umano.” Il risultato per il lettore è miracoloso. Forse perché non crediamo negli angeli. Forse perché avevamo bisogno di guardarci dentro più di quanto noi stessi pensassimo. Forse perché, come ricorda Stefano Martello nella Prefazione, “abbiamo un bisogno ancestrale di immaginare le nostre vite in mano a forze sconosciute che ne guidino il corso…”.

“Fragile” non è un racconto qualunque. Non è pagine e pagine di cronaca e di luoghi comuni, né di analisi, di ragioni, di colpe e di scuse. E’ un percorso nella propria anima attraverso l’anima di Anna. E’ il suono di un grido struggente e acuto che silenziosamente arriva dritto al cuore. E ci fa riflettere. Tutti. Sui nostri bisogni, sulle nostre paure, sulla nostra difficoltà ad esprimere i sentimenti, sulla “nostra” fragilità.

Chi si avventura nella lettura non può restare indifferente. Perché nessuno, ma proprio nessuno, può fuggire dai sentimenti e dalle emozioni. Ed è proprio di essi, prima ancora che della storia raccontata, che in questo libro ci sentiamo parte. Anna siamo noi. Le sue emozioni, i suoi pensieri, le sue paure le conosciamo così bene da afferrarle al volo, da prevederle persino. Eppure le viviamo con l’intensità di chi le percepisce per la prima volta perché lei ci costringe a guardare oltre, a fissare lo sguardo proprio dove non vorremmo. In quella direzione che avevamo cercato con tutte le nostre forze di sfuggire relegando la verità in un angolo del cuore, riducendo l’immenso spazio dell’anima in un angusto ripostiglio, trasformando l’amore in un valore così piccolo da essere sovrastato da un dolore negativo e distruttivo, che vince inesorabile su ogni buona volontà.

Ma qui a vincere è un bene esagerato che per una volta è più forte delle nostre resistenze. E il miracolo si compie: vogliamo che Anna possa gridare finalmente il suo amore. Vogliamo sostenerla, entrare fisicamente nelle pagine del libro per invitarla a farcela. Vogliamo fortemente che Anna sia finalmente libera. Perché è così che possiamo divenirlo anche noi: liberi di amare, liberi di chiedere aiuto, liberi di vedere oltre. Adesso sì che vorremo un angelo. E adesso, forse, qui c’è.

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