La notte della pace

di Flavio Vacchetta


Siamo qui, Signore, dinanzi a un nuovo anno. Un anno che non ci preoccupa perché lo vogliamo vivere con te. Noi siamo la tua indistruttibile coscienza. Noi il respiro del tuo respiro. Noi ancora l’essere incosciente del tuo Essere. Tu l’anima dell’universo. Tu l’anima di ciò che siamo. Tu l’anima dell’atomo che fluisce nelle nostre stesse vene. Tu la radice del cosmo e della carne del mondo. Tu pastore delle galassie. Tu guida dei venti che ti seguono. Tu fonte della luce che mai sarà vinta dalle tenebre. Il sole  irradia e non sa. La pioggia cade e non sa. La neve incanta e non sa. La foresta meraviglia e non sa. Gli uccelli volano in alto e non sanno. Le corolle sbocciano e non sanno. Le rose profumano e non sanno. Tutto qui è incosciente. Tutto qui è l’anima dell’ignoto. Tutto qui vive nella sfera dell’ignoto. Anche le entropie irrompono e non sanno. Solo l’uomo, il vero ignoto, si erge a sapere sicuro. Senza di te, siamo una membrana ignota. Solo noi coscienza di chi cresce, di chi canta, di chi impera superficiale sull’altro. Noi tua coscienza che si ribella per sapere ciò che la mente di te non può contenere. Eppure noi figli della tua coscienza. Noi schiacciati l’uno sull’altro per sopravvivere e imperare sull’altro. Noi schiacciati dalla mente orgogliosa che consuma persino il sapere. Pensavo di trovarti nel baciarti i piedi. Pensavo di trovarti nel contemplare le mie mani, il mio volto, il mio spento respiro. Tremo al pensarti così di terra. Tremo al pensarti come noi. Tremo al pensarti che perdoni come noi. Tremo al pensarti che comunichi come noi. Tremo al pensarti che ami come noi. Le nostre lacrime non consumano le pietre che ci hanno gettato addosso. Il silenzio delle pietre schiacciano i peccati. Solo il peccato ci scaglia la morte. Mi hanno spogliato il corpo senza spogliarmi l’anima. La notte dell’esilio, di questo silenzio, non mi ha ucciso i sogni. Non mi hanno svegliato gli schiaffi o le sberle della vergogna. Mi hanno svegliato invece i sogni di non mollare. I sogni di credere fino in fondo. I sogni di perseverare nella fede fino alla fine, anche se i venti soffieranno ancora più impetuosi di una bufera. I sogni di una giustizia che tuttavia ha radice sulla terra. I sogni agitano il cuore. Il mare più agitato è lo scrigno dei sogni. Io procedo sulle onde della mia vita. Io credo alla verità. E’ inutile cercarla, prima o dopo è lei che ti trova. Il male si consuma da solo, non riesce ad arrivare fino in fondo. Siamo qui, dinanzi al tuo pane così minuto e pallido. Siamo qui accesi dal buio delle candele. Anche il carbone più nero arde, se tu l’accedi di speranza. Siamo qui per aprire un nuovo anno non più con porte segnate di sangue. Qui, in questa cella del cuore abitata, ormai da secoli, da frati come noi. Siamo qui ad aprire la prima pagina di quest’anno, con le ali del tuo Spirito. Siamo qui e ti presento i miei amici. Ecco i miei amici monti che mi segnalano l’altezza del cielo. Ecco i miei amici orizzonti che mi aprono spazi aperti a tutti i popoli della terra, a cui hai rivelato il tuo amore nell’orizzonte dei milioni di anni. Nessun popolo è escluso dalla tua rivelazione. Ecco i miei amici di strada che si son fatti alberi, foreste, fiori, colline, sassi, campi di grano, pascoli di agnelli. Sono abitato da secoli di viventi. Sono abitato da secoli di persone dall’animo di diverse religioni. In questi miei amici, nessuno ha mai violato la fede. Siamo qui tutti insieme, pur lontani secoli di respiri. Siamo qui tutti insieme, pur lontani in terre diverse. Siamo qui, come in un alveare, per rendere reale il sogno dei monti che scorrono latte e miele. E’finita la notte. Esco dalla notte, salutato da miriadi amici che, a ritmo di campane a festa, hanno allestito un banchetto dove nessuno è ignoto, né tanto meno estraneo. Nessuno è estraneo all’abbraccio del Signore. Siamo in tanti e tutti pronti con le erbe amare in mano. Tutti pronti con lampade ardenti con otri densi di olio di fede. Tutti pronti a consacrare la fede anche senza un altare. Procediamo con il pane azzimo del cuore e il calice colmo di palpiti di collasso. Pronti a elevare il nostro nuovo anno con l’eucaristia in mano che ci fa ancora sua carne. Mi corico tranquillo sul giaciglio del mio ultimo sogno. Ho aperto l’anno sognando la pace, sognando la giustizia, sognando l’equa distribuzione dei beni della terra per tutti i popoli. Il sogno di ogni uomo è un gradino che costruisce la scala del cielo. Quanti devono salire. Quanti già sono saliti. Non puoi seppellire un respiro, né un sogno vestito da uomo. Vi assicuro che i sogni dei secoli hanno le piene della realtà. Sono sogni di carne. Sono sogni di divinità. Sogno sogni di Dio, negli occhi degli uomini. Ogni mia parola ha centinaia di anni. Ogni peccato, ogni crimine è la spaccatura che non leda un sogno. Non vedo cadere nelle tenebre le ali della speranza. Il sogno è il vero santuario dell’eterno. Questo nuovo anno è certo, appartiene a Dio e non ai Maia. Il sogno è la parabola del nostro spirito. E’ vestito solo di cuore e da pensieri. 

FLAVIO VACCHETTA

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