Tango

di Vincenzo Capodiferro


C’era a Olgiate Comasco un mastro vetraio. Lo chiamavano Tango, perché era un ballerino favoloso. Aveva la botteguccia in una corte antica, vicina al santuario di San Gerardo. Era un po’ alla buona e lavorava il vetro in maniera molto grossolana. Però, era buono d’animo e ballava sempre, anche quando camminava, tanto è vero, che vedendolo passare, dicevano:

– Ecco Tingo Tango, in mezzo alla via c’è tanto fango!

Tango non aveva molti clienti, ma quelli che aveva erano soprattutto vecchiette, che lo ammiravano per la sua indole ballerina. La sera, infatti, quando era libero, lo invitavano alle feste, che si tenevano nelle corti e nei vicinati. E quasi ogni sera tornava a casa ubriaco, e sentivi la povera moglie, Amelia:

– Che non ci possa rimanere più neppure una goccia di vino in questo paese!

– E quella goccia che possa essere un mare!

E cominciava una simpatica cantilena di botte e risposte. Un giorno andò da Tango una nobildonna d’Olgiate, che si chiamava Donna Rachele, e gli commissionò un lavoro:

– Tango, io sono fatta vecchia e quanto ero bella! Fabbricami uno specchio che mi fa vedere giovane, ti prego, te lo pagherò quanto vuoi tu!

Gli diede come anticipo una moneta d’oro. Tango subito accese gli occhi.

Tango non era proprio tanto preciso e disse:

– Ti farò uno specchio con ottone smerigliato. 

Non era un gran che quello specchio e deformava le immagini. In tutti i modi era tutto ben decorato, con due statuine di Castore e Polluce ai lati. Lo specchio ti fa vedere il doppio, ed ognuno è di sé gemello. Finì il lavoro, lo portò a Donna Rachele, la quale, promise:

– Adesso debbo vedere prima come è, poi ti pago.

– Va bene, Donna Rachele. 

Quello specchio era meraviglioso. Donna Rachele si vedeva sempre giovane quando si specchiava. Era uno specchio magico, che ti faceva venire il complesso di Narciso. Però era un po’ strambo e un po’ strano, perché a quelli brutti li faceva parere belli e a quelli belli li faceva parere brutti e gli faceva venire il complesso di Medusa. Restavano di pietra. 

In tutti i modi Donna Rachele, contenta, portò a mastro Tango un fazzoletto allacciato, con dieci monete d’oro. Al che Tango saltò per la gioia e si mise a ballare tutto il giorno, tanto che pareva un tarantolato.

Si sparse per il paese la voce dello specchio e tutte andavano a guardarsi. Le brutte tornavano contente, ma le belle cadevano in depressione e si dannavano. Allora molte andavano da Tango per farsi costruire uno specchio come quello di Donna Rachele, ed egli rimandava:

– Poi vediamo!

In effetti, egli non era capace, perché aveva avuto quello specchio stravagante da una maga a un mercatino a San Fermo, per trenta monetine di rame. La maga si chiamava Macaria. Quello specchio era stregato; rubava le anime, però aveva delle virtù non indifferenti, perché, in effetti ci vedevi la tua anima dentro e non il corpo e poi abbassava i superbi e innalzava gli umili.

Molte donne e molti uomini, turbati dallo specchio, si ammalarono, alcuni morirono, altri si uccisero. Ecco perché quando morì Donna Rachele - buonanima! - la figlia andò a buttare lo specchio nel pozzo della corte, detta di “Ghiliciga”, dove Tango aveva la bottega. Ma anche là andavano tutti ad affacciarsi al pozzo per vedersi. Allora andarono tutti arrabbiati da Tango e lui

disse la verità, che l’aveva preso dalla maga Macaria, che faceva magagne. Allora frate Arsenio andò là, disse un esorcismo, fece la benedizione, si calò nel pozzo di “Ghiliciga”, prese lo specchio e lo portò a gettare nelle acque dell’Adriatico, vicino all’isola di san Lazzaro, dove c’è il monastero degli Armeni. Ma anche là, lo specchio dal fondo riflette e chi passa vicino e guarda le acque vede sé stesso, il vero sé stesso, e come niente può impazzire.

Frate Arsenio girava da Venezia per tutte le parti e tornò ad Olgiate e fece una predica sullo specchio, perché ormai nessuno ne usava più uno per lo spavento, per farli tornare alla normalità:

– Fratelli e sorelle. Lo specchio e il serpente sono tra di loro tanto contrari, come se lo fossero la vita e la morte, la notte e il giorno. Lo specchio è il re dei cristalli luminosi, il serpente il re degli animali velenosi. Lo specchio suol tenersi lontano dalle macchie, il serpente è il re delle macchie. Chi non ama lo specchio? Chi non odia il serpente? Specchio, onore delle sale,

decoro delle stanze, fregio dei palazzi! Serpente, orrore delle selve, terrore delle foreste, furore dei deserti! Simbolo di fedeltà lo specchio! Simbolo del male il serpente! Ritratto d’umanità e di purezza lo specchio, ritratto di crudeltà il serpente!

Così a Olgiate tornò la normalità, l’allegria e si riprese a ballare, come ai tempi antichi, con Tango in prima linea. Ma nel cuore della gente è rimasto sempre vivo il ricordo dello specchio della maga Macaria.

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