domenica 29 dicembre 2019

“L’oro non è un colore: li precede tutti e li attende alla fine.”

Alessandro Giovanardi, I colori di Rimini: una pinacoteca immaginaria, Fotografie di Gilberto Urbinati, Edizioni Interno 4, dicembre 2019

recensione di AR

https://www.chiamamicitta.it/rimini-giovanardi-nel-suo-libro-svela-i-colori-di-rimini-una-pinacoteca-immaginaria/


“Nelle icone il nero caratterizza, con significato iniziatico e monastico, la Grotta della Natività di Cristo e quella del suo seppellimento (…) Il Nero invade, infine e soprattutto, la grtta delli Inferi dove discende vittoriosa la Luce del mondo, per trionfare sul male e sulla morte. (…) Tutti questi significati assume il nero compatto che Giovanni Bellini distende per inscenare il Compianto sul Cristo morto [v. sotto] forse il più incantevole dipinto della nostra città.” (p. 59)

https://it.wikipedia.org/wiki/Piet%C3%A0_(Giovanni_Bellini_Rimini)


Veramente godibile questo entusiastico excursus fra cinque “colori” dell’arte riminese: Cap. Primo “L’oro del trecento”; Capitolo Secondo “Bianco: Agostino e Piero nel Tempio Malatestiano”; Capitolo Terzo “Il nero e le lacrime: Giovanni Bellini e Benedetto Coda”; Capitolo Quarto “Dal nero al rosso: Mastelletta e Cagnacci”; Capitolo Quinto “Le soglie azzurre del barocco”. Alessandro Giovanardi entra in profonda empatia con le opere che presenta e condivide amabilmente con noi non solo le sue ampie conoscenze di esperto d’arte (sacra e non solo), storico, filosofo… ma le sue emozioni, rivelandoci particolari significiativi che spesso non riusciremmo a “vedere”. Con liguaggio piano e avvincente ci rivela aspetti segreti e anedotti sulle opere e sugli artisti, spaziando dalla tecnica pittorica alla temperie storica, dalla committenza al “messaggio” che le pitture esprimono, dalle caratteristiche dei luoghi (magari scomparsi) per cui sono state create ai riferimenti (biblici, astrologici, filosofici, genealogici…) che contengono, dalla riscoperta di opere disperse e “ritrovate” alla ricchezza simbolica che ciascuna di esse racchiude. Nell’Introduzione scrive: “Rimini è sé stessa se si specchia nell’Adriatico, se si schiude sul Mediterraneo: il linguaggio toscano la ispira ma non ne esaurisce la sete di sapere e bellezza” (p. 11); e in chiusura della stessa: “… i colori sono l’anima distillata sulla superficie dipinta, la trasfigurazione della materia resa trasparente allo spirito” (p. 16). Già queste sono due linee guida essenziali che ci invitano alla lettura. 
Abbiamo iniziato questa recensione citando alcuni brevi passaggi del Capitolo Terzo (nero). Desideriamo chiuderla citando qualche riga del Capitolo Quinto: “L’azzurro è il più immateriale dei colori (…); schiude l’anima alla percezione dell’infinto (…) e domina per questo la vita ascetica come l’apoteosi dei grani Santi (…)” (p. 89). Più avanti si parla del San Girolamo e l’Angelo (v. sotto) del Guercino: “L’antico Padre del deserto, maestro severissimo di preghiera e di solitudine, è quasi completamente nudo, indossa ad honorem un sontuoso drappo rosso, (…) il colore dello Spirito Sato, del fuoco, di ciò che tende alla luce e vi si avvicina” (p. 94).
Un testo sapiente e saporoso, alta e appassionata divulgazione che ci avvicina a capolavori che abbiamo a portata di mano e da cui spesso non ci lasciamo, ahinoi, emozionare. Dedicato ai riminesi e a tutti coloro che sono venuti o verranno in questa città ricca anche di arte.

PS La citazione posta a titolo è tratta dall’inzio del Capitolo Primo (p. 17).


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