mercoledì 14 gennaio 2026

La simmetria imperfetta

da Faranews Numero 80


In una rete di linee che s’intersecano: La simmetria imperfetta





Il prisma scompone la luce, ne restituisce colori fulgidi, abbaglianti densità cromatiche che accarezzano la materia, rivelandone inaspettati particolari, sorprendenti trompe l’oeil.
Johan Thor Johansson non è Alessandro Ramberti, ne è solo la proiezione fantastica, l’imperfetta simmetria dell’uomo. È il suo trompe l’oeil, la mistificazione che aleggia con la fantasia.
Johan Thor Johansson mostra un mondo in cui l’inverosimile (con la sua portata rivelatoria) è un aspetto piuttosto consueto del reale, ne è la prospettiva più autentica (inautentica?), quella che si avvicina al vero (al falso?). Così i giochi prospettici e i rovesciamenti evidenziano le sfaccettature segrete delle cose nonché i recessi più remoti di noi stessi (Johan Johansson è Alessandro Ramberti nella sua realtà parallela, forse il prodotto di un’allucinazione davanti allo specchio).
Il protagonista della storia è egli stesso uno che cerca (“ein Suchende”, potremmo dire, per entrare immediatamente in area germanica), all'interno del suo essere e agire, in relazione a ciò che accanto a lui accade e a chi accanto a lui vive.
Allora eccoci nel cuore del libro in cui specchi, labirinti si moltiplicano all’infinito, rimandando a nessun altro che a se stessi: lasciano scappar via il senso, quasi in una dimensione borgesiana e combinatoria (La√ è il titolo speculare di alcuni capitoli del libro), di letteratura al quadrato. Poi la grotta e la scalata impervia di una montagna, tipici topoi romantici della letteratura tedesca, situazioni da viandante goethiano verso lo Harz o di discesa nella profondità della terra (ma leggiamo: anima), tipica di quegli straordinari poeti-scrittori tra Weimar e Jena, nei quali misticismo e contemplazione misterico-alchemica della natura si fondono (alcune atmosfere ricordano racconti come Der Blonde Eckbert di Tieck, esperienze mistiche che rimandano alla formazione “esoterica” di un novalisiano Heinrich von Öfterdingen).
In più risulta fortemente straniante l’ambientazione: l’Islanda, che naturalmente riporta alla mente i Canti dell’Edda, esplicitamente citati nel libro; con le sue divinità pagane, le enigmatiche kenningar che muovono ad un senso altro delle cose; con i suoi ghiacci che nascondono incandescenti fluidi magmatici (e affiora alla mente Hebbel che riassume allo stesso modo, nei suoi diari, l'unicità dell'Hekla, il vulcano di ghiaccio dell'isola).
Tuttavia non è solo letterarietà quello che brilla ne La simmetria imperfetta, ma anche una serie di vicende ed esperienze alle quali l'autore attinge e che fanno parte del vissuto del Ramberti uomo: l'avventura giovanile di scout che lo hanno condotto ad un confronto con la natura (scalate di rocce e escursioni per grotte), i viaggi per studi e ricerche: letteratura e vita, anima ed esattezza.
Ancora una volta, dunque, i riverberi della letteratura sulla vita e i riflessi di quest'ultima sulla prima.
Nell'intera vicenda si cala, senza il minimo contrasto, l’anima profondamente cristiana dell’autore (ma chi dei due? Alessandro o Johan?) ed emerge prepotentemente l’aspetto etico-religioso di tutto il libro (ne siano testimonianza le citazioni di Confucio, dal Paradise Regained di Milton, la carità “paolina” che chiude il libro) tale da rendere la fiaba una parabola morale.
Nell'intreccio di una letteratura autenticamente naturale, popolare, primitiva, ingenua (tanto per restare ad un romanticismo tedesco di marca schilleriana) con la controparte ”sentimentale”, con il massimo di artificio risiede la ragione dell'opera, così come dall'incontro di una nordica tensione speculativa e di una mediterranea genuinità religiosa germoglia l'orientamento etico che ne sottende la funambolica architettura.
Così tra il linguista islandese Johansson e il linguista mancato Ramberti (per sua stessa ammissione: e si vedano a tale proposito gli intarsi linguistici che popolano il racconto, anche a mo' di chiave enigmistica dell'opera) si crea la sottile continuità, l'imperfetta simmetria, dello scrittore-moralista che vede la letteratura come “etica al quadrato”.

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