sabato 11 aprile 2020

L’ora della croce e della gloria, del mistero pasquale

S. Pasqua 2020
10 aprile, Venerdì Santo

fra’ Paolo Barani



Alzàti gli occhi al cielo, Gesù disse: «Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te» (Gv 17, 1).
Finalmente quell’ora tanto attesa e preparata, per la quale il Figlio di Dio si è fatto Figlio dell’uomo ed è venuto ad abitare in mezzo a noi, è giunta. L’ora della croce e della gloria, del mistero pasquale. E quell’ora è venuta anche per noi, come per i discepoli e per la Madre: «Stavano presso la croce di Gesù sua madre … e accanto a lei il discepolo che egli amava» (cfr. Gv 19, 25-26).
E lì, sotto la croce, Maria – avvolta e ferma in un dolore inesprimibile ed insondabile – sente la voce del Figlio che – sospeso tra il cielo e la terra – la chiama per la seconda volta «Donna». All’inizio del suo ministero infatti, Gesù – invitato a una festa di nozze a Cana di Galilea con i suoi discepoli, insieme a sua madre – si era rivolto a lei con questa espressione. A Maria, che presentava al figlio la mancanza di vino alla gioia del banchetto nuziale, Gesù rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora» (cfr. Gv 2, 1-4).
Ed ecco, l’ora è giunta. L’ora del compimento di quel mistero e ministero di Cristo, in cui Egli ha amato “i suoi” fino alla fine (cfr. Gv 13, 1). La “sua ora”, di Gesù … è anche la “nostra”. Anche noi, con la madre ed alcune altre donne, stiamo sotto la croce…portando il nostro dolore, le nostre pene, angosce e le nostre speranze, che sembrano infrante e deluse definitivamente. Come Giovanni, il discepolo che Egli amava, stiamo lì, accanto a Maria…lui, il discepolo amato, ci rappresenta tutti, in lui tutti possiamo rispecchiarci, in lui stiamo lì, sotto quella – la Sua – croce. E da lì, dall’alto di quella croce, Gesù – il Figlio di Dio – si rivolge anzitutto a sua madre dicendole: «Donna, ecco tuo figlio!» … Ora Maria non è più solo la “madre di Gesù”, ma la “donna”, la “sposa” di quel Figlio dell’uomo, cha amandoci fino a dare la vita per noi, ci ha rigenerati a nuova vita, ci ha resi “figli amati”, a Sua immagine, per la gloria del Padre. E Maria, la nuova Eva – donna e madre – accogliendoci dalle mani del Figlio, è il grembo santo della nostra rinascita, immagine della Chiesa.
Poi a noi, come a Giovanni, Gesù dice: «Ecco tua madre!» … dopo averci fatto rinascere da quella mistica unione sponsale ed averci affidato a lei come “figli”, ora ci affida lei come “madre”. Dopo che ella ci ha generati nel suo seno, accolto fra le sue braccia, sotto il suo manto, ora siamo noi invitati ad accoglierla come preziosa presenza da custodire ed amare, a lasciarci educare, assimilarci a lei.
«E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé» (Gv 19, 27).
Carissimi fratelli e sorelle, in questa “ora”, come l’apostolo amato di Gesù, accogliamo nella nostra casa, nella nostra vita, nel nostro cuore Maria, Vergine e Madre; impariamo a tenerla come la “cosa più cara” ed affidarci, consacrarci a lei come “cosa sua”. Lasciamoci condurre da lei, come ella si è lasciata plasmare dallo Spirito, finché sia formato in noi l’uomo nuovo e perfetto, secondo la piena maturità di Cristo.
Senza turbarci né scoraggiarci di fronte al male del modo e al nostro peccato, di fronte allo scandalo e alla follia della croce, compiamo ora quell’atto di abbandono fiducioso e filiale con le parole del salmista (cfr. Sl 131): «Io invece resto quieto e sereno: come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l’anima mia» … e “questa ora”, come ogni ora, sarà per noi Pasqua di risurrezione!
Il Signore vi benedica e vi dia pace!
Vostro fra’ paolo maria

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