giovedì 5 dicembre 2019

La verità dei sogni

Giovanna Iorio:  Dormiveglia e altri racconti, Fara 2019

recensione di Ida Iannella


http://www.faraeditore.it/html/narrabilando/dormiveglia.html

Dormiveglia ed altri racconti si è classificato al II posto al concorso Narrapoetando 2019, FaraEditore. Lo leggo tutto d’un fiato, poi vi torno sopra, rileggendo con più attenzione. Il titolo è già il suo biglietto di presentazione: ti rimanda al mondo onirico, a quei momenti del sonno, in cui non riesci a distinguere la realtà dal sogno. Sono 23 racconti brevi che materializzano e smaterializzano momenti di vita vissuta; il contesto diventa evanescente e l’inizio non è inizio, e la fine rimane sospesa, lasciando all’immaginario diverse prospettive. A volte, il racconto ti trasporta in un luogo preciso della città, dove credi di poter individuare persone e cose, ma poi la narrazione prende un’altra piega, altre dimensioni dalle quali emergono uomini e donne con le loro ansie, i loro problemi reali o immaginari, e gli oggetti vivono di vita propria, come nelle favole. Ed ecco la giovane Ginevra, che si lega affettivamente al portiere dello stabile, e sopperisce così alla carenza della sua famiglia: il racconto si chiude con un suicidio, ma tutto rimane sospeso e si può immaginare qualsiasi scenario. Poi, abbiamo “l’uomo unico” che soffre di essere tale e va alla ricerca di un suo simile, e quando lo trova rimane ancora unico, perché l’altro muore. C’è l’avvocato, che sente rimorso per le sue azioni e finalmente vuole pagarne il fio: la sua coscienza uccide. Sembrano macchiette di uno spettacolo cabarettistico, invece sono l’emblema di una umanità che smarrita. 
L’autrice, fotografando situazioni e personaggi rappresentativi di questo mondo allo sbaraglio, vuol far riemergere dalle pieghe delle coscienze quell’etica che è alla base del vivere sociale. La scrittura, piana e scorrevole, è piacevole per un periodare breve e incisivo; le parole sembrano pietre nel colpire le azioni umane che, pur nelle loro connotazione negativa, spesso, per chissà quale miracolo intellettuale, si risolvono in maniera esemplare o lasciano all’immaginario la soluzione. Le parole prendono vita, parole, tante parole con le quali si fanno promesse: tante; con le quali si ferisce. Parole che rischiano di essere inutili, anche quelle dell’autrice, che dubita di poter cambiare qualcosa: tutto finisce nell’ “Ufficio degli oggetti smarriti”. È una sintesi amara dell’umanità che ci circonda, che ci strappa un sorriso per l’ironia con il quale taluni racconti procedono, e forse, ci offrono la chiave per guardare con occhio diverso, con più tolleranza e comprensione, ai nostri e agli errori altrui.

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