venerdì 25 marzo 2011

La sete che tutti dovremmo avere

Omelia del giorno 27 Marzo 2011
III Domenica di Quaresima (Anno A)


Il racconto dell'incontro di Gesù con la Samaritana, accanto al pozzo di Giacobbe, che Giovanni Evangelista presenta con particolari quasi da cronista, non facendosi sfuggire neppure una briciola della bellezza che contiene, è una perla del Vangelo estremamente significativa per il nostro cammino quaresimale, verso la Pasqua.

Lei è una donna samaritana, appartenente cioè ad un gruppo ritenuto eretico, e quindi maledetta, ai suoi tempi, e, inoltre, è una donna, per dì più notoriamente peccatrice…
Ce n'è abbastanza per farci ritrovare in lei tutti i pezzi di stracci che volano per aria e che sono le storie delle nostre debolezze umane. La possiamo realisticamente immaginare tutta presa dai suoi pensieri, forse dalle sue preoccupazioni o, addirittura, nauseata – essendo una pubblica peccatrice – nel percorrere le tristi vicende della sua vita di donna che si deve vendere al piacere dell'uomo.

Una donna, insomma, con la nausea in bocca e l'amarezza nel cuore, che avrebbe voluto per sé un'altra vita e si ritrova, Dio solo sa perché e come, tra le mani un'esistenza che ha il sapore dell'acqua amara delle cisterne screpolate.

Gesù, stanco del viaggio attraverso la Samaria, ha sete. Si ferma vicino al pozzo anche Lui, “sola sorgente di acqua viva che dà vita”. Gesù non bada alle differenze, sociali, culturali, alle divisioni etniche o religiose o altro: fa finta di non accorgersi di essere di fronte ad una donna samaritana, per di più peccatrice. Per Lui è una creatura bisognosa di acqua... “acqua viva”.

Ma la provoca, chiedendole dell'acqua da bere. A Lui basta poco per dissetarsi e, a lei, con molta affabilità, senza alcun pregiudizio, chiede tanto poco: una coppa d'acqua, un gesto di bontà, un piccolo dono.

È bene dare spazio al racconto di Giovanni, che chiede di essere gustato e meditato totalmente. Un racconto in cui all'acqua del pozzo si sostituisce per la donna un'acqua che ridona la bellezza della vita con Parole di Amore e Vita.

È giusto non farsi sfuggire neppure un particolare del lungo racconto, che diviene una efficace occasione per immedesimarci nella donna e incontrare Gesù, perché anche noi, oggi, tante volte siamo simili a lei: “assetati di vera vita” fuori e, soprattutto, dentro l'anima.

«Gesù giunse ad una città della Samaria, chiamata Sicar, vicina al terreno di Giacobbe. Gesù, dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo di Giacobbe. Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samara ad attingere acqua.»

E qui inizia il dialogo, in cui Gesù, assetato, chiede da bere: un dialogo occasionale di una semplicità quotidiana, ma che è per Lui la strada per entrare nel cuore della donna. È la meravigliosa “tattica” della Grazia, che sa insinuarsi nella nostra quotidianità, con spiragli incredibili.

«Le disse Gesù: 'Dammi da bere!' I suoi discepoli, infatti, erano andati in città a fare provvista di cibo. Ma la Samaritana gli disse: 'Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me che sono una donna samaritana?' I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani». Gesù, “il Primogenito fra molti fratelli”, subito scardina le nostre logiche relazionali, basate su differenze e contrapposizioni, e, partendo proprio dalla distanza che si era creata tra Giudei e Samaritani, fa il grande salto della Grazia, avanzando la sua incredibile, divina e inaspettata proposta.

«Gesù le rispose: 'Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è Colui che ti dice 'dammi da bere!' tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva. Gli disse la donna: 'Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo, da dove dunque hai questa acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?'»

Difficile per ciascuno di noi uscire dai nostri ridotti e limitati confini umani, ma Gesù svela la potenza della Grazia che cambia nel profondo l'uomo, che si crede sufficiente a sé stesso, ma se è onesto con sé stesso, sa riconoscere di mancare nel cuore... del necessario.

«Rispose Gesù: 'Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete, ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna'. 'Signore, gli disse la donna: 'dammi di quest'acqua perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua.'»

Quanto ci è difficile staccarci dal materiale, per assurgere ai valori dello spirito! Quanta dolce pazienza e comprensione nel Maestro!

«Le disse: 'Va' a chiamare tuo marito e poi ritorna qui. Le rispose la donna: 'Non ho marito'. Le disse Gesù: 'Hai detto bene “non ho marito”, infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito: in questo hai detto il vero.'» Con Gesù non possiamo bluffare! «Gli rispose la donna: 'Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare. Gesù le disse: 'Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quello che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori, adoreranno il Padre in spirito e verità, perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito e verità e quelli che lo adorano devono adorarLo in spirito e verità.' Gli rispose la donna: 'So che deve venire il Messia (cioè il Cristo); quando Egli verrà, ci annuncerà ogni cosa. Gesù le disse: 'Sono io che ti parlo.' In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discutere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse: 'Che cosa cerchi?' o 'Di che cosa parli con lei?' La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: 'Venite e vedete un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?' Uscirono allora dalla città ed andavano da Lui. Intanto i discepoli lo pregavano: 'Rabbi, mangia.' Ma egli rispose: 'Ho da mangiare un cibo, che voi non conoscete.' E i discepoli si domandavano l'un l'altro: 'Qualcuno forse gli ha portato da mangiare?' Gesù disse loro: 'Mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato e compiere la Sua opera'...
Molti Samaritani di quella città credettero in Lui per le parole della donna che dichiarava: 'Mi ha detto quello che ho fatto. E quando i Samaritani giunsero da Lui, lo pregarono di fermarsi con loro ed Egli vi rimase due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e dicevano alla donna: 'Non è per la tua parola che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il Salvatore del mondo.'» (Gv. 4,5-42)

È davvero commovente e rassicurante come Gesù sappia sempre entrare nel nostro cuore, a volte assetato di verità, sapendo trovare l'occasione giusta per mostrarci il Suo Volto e il Suo Cuore. Il racconto della samaritana rivela una delicatezza divina, che è ben lontana dai nostri modi di accostarci a chi sbaglia o, semplicemente, la pensa diversamente da noi! Dio non si lascia impressionare da quello che possiamo essere ai Suoi occhi.

Facile sentire a volte persone, che, in un momento di verità, pensando alla loro vita, esclamano: 'Mi faccio schifo!'. E quel che è peggio non sanno neppure a chi rivolgersi per liberarsi da una così opprimente e paralizzante sensazione e in chi porre la fiducia di poter ritrovare bellezza e innocenza di vita. Sono i momenti in cui dovremmo ricordare che 'Dio è più grande del nostro cuore!'

Ogni istante, oggi stesso, può essere il momento – solo che lo vogliamo – vicino ad un 'pozzo qualunque', di permettere alla Grazia, all'azione dello Spirito di operare in noi, così che, incontrando Gesù, possiamo trovare l'acqua che purifica, disseta, appaga la nostra sete di amore, bellezza e santità.

Lì possiamo farci fissare negli occhi da Gesù: far sfogliare da Lui ogni lato nascosto della nostra vita, così come è, senza vergogna – come avviene nel sacramento della Penitenza – alla luce del Suo Amore Misericordioso.

Possiamo oggi, ora, sempre, avere il coraggio di voltare le spalle alla nostra solitudine interiore, che fa male, e aprirci all'Amore che redime.

In fondo che cosa significa “convertirsi”?

Non è solo un atto della nostra volontà, ma è una risposta all'Amore di Dio che si è fatto strada nel nostro spesso complicato, confuso o disordinato modo di vivere.

Paolo VI a questa domanda rispondeva:

«Convertirsi significa dirigere la propria esistenza a Dio: cercare di compiere ciò che fanno i piloti delle navi, che ad un certo punto controllano se la loro rotta è realmente rivolta al porto o, se, al contrario, le onde della burrasca incombente non hanno fatto deviare il percorso. Ma ci chiediamo: Non ho forse bisogno di convertirmi? cioè di dirigermi sul disegno che il Signore prefigge al mio passaggio sulla terra? Interpreto bene le disposizioni di Dio? Non perdo forse tempo prezioso?» (Quaresima 1964)

Con il Salmista preghiamo:

Venite, prostràti adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati.
Egli è il nostro Dio e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che Egli conduce.
Ascoltate OGGI la Sua voce: “Non indurite il cuore,
come a Meriba, come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri, mi misero alla prova,
pur avendo visto le mie opere. (Salmo 94)

Antonio Riboldi – Vescovo –
Internet: www.vescovoriboldi.it
email: riboldi@tin.it

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