La forza del perdono

di Vincenzo Capodiferro



Erano due amiche del cuore: Silvana Rampognano e Ludovica Crispolo! Avevano studiato da ragazze all’Istituto Maria Ausiliatrice di Varese. Erano le prime della classe in quel fatidico 1956, anno delle nevicate e dei carri armati, anno delle primavere foriere. Avevano una strana professoressa di matematica. Era una suora. Si chiamava Suor Beatrice De Ricci. Questa parlava tanto strano: oltre al rotacismo ‘francesista’ aveva una intercalare fissa. Ogni parola la finiva per:   

«Ah!»

Una volta chiamò alla lavagna Ludovica e cominciò a dettare un’espressione:

«3a+t0a+ra+t1a…»

«E che sono tutte queste ‘a’?» sobillava all’amica.

«Ma che hai scritto?! Non è così!»

«Mi pare una mitraglia qua!»

«Stamattina è guerra.»

«Prof … mi scusi, ma non capisco …»

«Ma cosa hai scritto!» Se ne veniva suor Bice: «Vieni tu Silvana, copiami questa espressione dal libro.»

«Ah ah ah ah!».

Aveva messo delle ‘a’ di troppo. E stavano tutti a ridere. 

Crebbero e stavano bene. Ognuno poi prese la sua strada: chi all’università, chi al lavoro. Silvana riuscì ad entrare alla Banca d’Italia, Ludovica faceva la commessa ad un negozio importante di moda. Erano sempre legate le due amiche. Venne il tempo del fidanzamento. Ludovica conobbe un bellissimo uomo, Gianni Ferriero. Ed era situato bene anche economicamente, perché era il direttore di un’azienda di produzione di calzature. Si innamorarono follemente. Si sposarono. Era il 1961, il 16 agosto. Ludovica uscì incinta dopo un anno. Ma per ironia della sorte, in questi casi subentra una inusitata gelosia. L’amica Silvana cominciò a stizzirsi. Non dormiva giorno e notte pensando a Ludovica. All’inizio cominciò solo a flirtare con Gianni. Ma alla fine tira e molla e molla e tira cominciò a sedurre il marito. E ci riuscì benissimo! In questi casi, come si dice dalle nostre parti: «Tira più un pelo di ‘fessa’ che un carro di buoi. La “fessa”, dal latino “fessus”, onde fessura, indica la vagina, ma anche la bocca del forno. 

Gianni cedette alle avance di Silvana. Mentre Gianni se la faceva con Ludovica, Silvana ne divenne così pian piano l’amante e … si fece mettere incinta. La figlia di Ludovica e quella di Silvana nacquero quasi contemporaneamente dallo stesso padre: Margherita e Luce.

Ma non bastò: infatti, tanto fece Silvana che riuscì a portare Gianni dalla sua parte. Gianni lasciò casa e se ne andò. Divorzio! Oramai non è più una novità. Al divorzio segue l’odio acerrimo di Ludovica per il marito e non solo, per la sua cara amica di sempre!

Sono passati trent’anni. Gianni oramai era anziano. Era andato a vivere colla sua amica. Arrivavano gli anni Novanta. Gianni si ammalò di tumore: aveva pochi mesi di vita. Veniva avvisata Ludovica, ma non voleva vederlo più. Aveva subito troppi inganni ed angherie da lui. Capitò però che Silvana incontrasse don Luigi Tenti, santo parroco di Velate. Ludovica era devota di Domenichino Zamberletti, il santo ragazzo di Varese, sepolto al Sacro Monte. Domenichino le apparve in sogno e le intimò di perdonare il marito. Andò a confessarsi da don Luigi, e raccontò la storia del sogno di Domenichino. Ed anche don Luigi convinse Ludovica a perdonare il marito. E così fu. La cosa bella è che entrambe tornarono ad essere le amiche di sempre e accompagnarono assieme il feretro di Gianni, l’amato comune, al funerale. C’erano anche le due figliuole, sorelle di padre, Margherita e Luce, che erano nel frattempo fatte grandi. Che bella scena! La forza del perdono è immensa. 

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