lunedì 13 dicembre 2010

A CHI AFFIDARCI

di Franca Fabbri (San Mauro Pascoli)

È scritta nella prima pagina di un Vangelo ricevuto in dono, la dedica.
Queste le parole: La luce nella luce,/ l'amore nell'amore,/ la pace nella pace, / la giustizia nella giustizia,/ la libertà nella libertà,/ l'uguaglianza nell'uguaglianza, /io vo' sempre invocando,/o mia unica speranza,/ o mia fede, /o mio Grande Signore!
Non conosco il nome dell'autore. O forse non lo ricordo, è passato tanto tempo…
Penso che le parole siano di un poeta, di un filosofo, oppure di una persona qualsiasi che abbia conosciuto la sofferenza, subìto gravi torti.
Ogni volta che apro il Vangelo, le rileggo.
La luce nella luce… l'amore nell'amore… perché le parole luce, amore e le altre si rincorrono, si cercano l'una nell'altra?
Forse le prime, intese come “umane”, chiedono rifugio, aiuto, completezza alle seconde, intese come “divine”?
Dio, il Grande Signore, che le racchiude tutte in sé, le ha concesse munificamente all'uomo. E l'autore consapevole della grandezza e importanza di questo dono, dice: … io vo' sempre invocando…, perché teme vengano disperse, cancellate.
Quelle “parole” rispecchiano i sentimenti e i grandi valori della vita, ma spesso vengono dimenticate, oltraggiate, calpestate.
Molte sono, infatti, le vite degli uomini che brillano appena di luce fioca, non sono riscaldate dall'amore, soccombono per mancanza di pace, di giustizia, di libertà.
E sopraffazione, egoismo, finzione contraddistinguono gli uomini che non rispettano l'uguaglianza.
L'autore ripone l'unica speranza nel Nostro Signore. Gli conferma la fede. A lui si affida.
I nostri Natali, con l'affannoso scambio dei doni, non rispecchiano più gli autentici, buoni sentimenti. E anche gli alberi natalizi paiono appesantiti da addobbi falsamente luccicanti.
Se ai loro rami appendessimo le parole della preghiera: in alto l'amore, più sotto la pace, più in là la giustizia, lì, la libertà, vicino l'uguaglianza, tutt'intorno quanta luce brillerebbe!
E se sotto gli alberi mettessimo solo due regali, ma importanti: la speranza e la fede!
Il congedo lo lascio fare ad Eduard Morike, un poeta tedesco dell'800, con alcuni suoi versi dedicati all' anno nuovo: … In lui incominci, /che il sole e la luna/ sulla volta turchina/ del cielo fa muovere./ Tu ,o Padre, c'illumini, /tu ci reggi e ci guidi! /Signore, nelle tue mani / l'inizio e la fine/ e tutto affidiamo.

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