lunedì 7 marzo 2022

IN NASCITA DI PIER PAOLO PASOLINI (5 marzo 1922)

di Sandro Serreri


Caro Pier Paolo, forse nessuno come te o quanto te ha vissuto e, soprattutto, sofferto l’antica battaglia tra Eros e Thanatos. Pare che l’Uomo, nonostante la Vita, cerchi la Morte. Bravo com’è a sedurla, ma anche a lasciarsi sedurre, anche l’Uomo disperatamente attratto e, misteriosamente, respinto dal Bello cade, stremato e vinto. Delle tue strane, quasi intraducibili convivenze interiori hai preso coscienza sin dai tuoi primi versi friulani. Poi, subito: smarrimento, irrequietezza, disagio, disadattamento. La battaglia iniziò allora sui banchi di scuola e più tardi di università. Non impiegasti molto per renderti conto che il tuo occhiale era potente nella lettura, comprensione, interpretazione della realtà. Nacquero così i primi… problemi! Ma, problemi è un eufemismo, ovviamente. L’orizzonte friulano si allargò a dismisura e la tua personalità dilagò come un’inondazione nell’Italia piccolo borghese, quella del “miracolo economico”, capace e incapace, al contempo, di accogliere e reggere i nuovi movimenti artistici, culturali, politici. Tu non ti tirasti indietro di fronte alle prime avvisaglie d’incomprensione, critica feroce e distruttiva, messa sotto accusa delle tue poliedriche scritture. Il tuo caleidoscopio cominciò a esplodere come fuoco pirotecnico nel buio della notte.

Allora, ecco: sconcerto, preoccupazione, attacchi furibondi. Eh, però, te li sei voluti! La battaglia tra Eros e Thanatos, poi, imperversò in maniera così distruttiva che anche i tuoi amici di penna e di cinepresa iniziarono a dubitare su chi tu fossi veramente. Non ci volle molto per la diagnosi: schizofrenia. Diventato un autore a dir poco pubblico, nascondere e nasconderti non ti fu più possibile. Per questo, montò lo sconcerto totale venendo a sapere delle tue notti trascorse… Solo qualche ora prima avevi forgiato, plasmato Bellezza, profondità di analisi, per poi alle prime luci del mattino tornare nella tua casa laboratorio con lividi e graffi. Forse, era questo il tuo modo di auto-punirti per, indirettamente, punire. Tu, caro Pier Paolo, sei stato come alcuni altri che per punire il dolore del mondo si sono auto-puniti, ma mai quanto te e sino alla tua estrema conseguenza. Neppure Arthur si è avvicinato all’auto-distruzione, perché a un certo punto di non ritorno ha detto addio, è partito lontano, verso il sole. Tu no, mai!

Potevi non scandalizzare? Non fare inciampare? L’Italietta piccolo borghese scossa dal ’68, percepito più americano che europeo, sgranava gli occhi, storceva il naso, piegava la bocca, e di lì a poco gli anni di piombo che non risparmiarono neppure Indro. Ma proprio la società di quel tempo, restato non letto in tante delle sue pagine, ha avuto bisogno di uomini sfacciati, volutamente provocatori come te, come Don Lorenzo Milani. Alberto e Oriana, che seppero vedere ben oltre le tue meschinità, il tuo notturno tradire te stesso, non mancarono, sottilmente, di denudare le solite ipocrisie italiche, e non tanto in tua difesa, quanto piuttosto per tentare di versare un pochino di collirio negli occhi di un mondo che proprio nei tuoi ultimi anni di vita si stava incamminando verso l’attuale barbarie, disumanità, non-senso, vuoto. Tu, Pier Paolo, come uno degli ultimi Profeti, avevi già visto tutto. E per questo: sei nato e morto! Oggi, non considerarti, è impossibile! 

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