venerdì 11 marzo 2011

Sull’onda delle risposte di Gesù

Omelia del giorno 13 Marzo 2011
I Domenica di Quaresima (Anno A)

Confesso che ogni volta annuncio, con la Chiesa, che entriamo nella santa Quaresima, provo come un senso di smarrimento e di timore, che nasce dal pensare che un Mistero di infinito Amore, come è la Passione, Morte e Resurrezione di Gesù, nostro Signore, sostanza della nostra fede cristiana, possa disperdersi nel nulla delle notizie di poco conto, quelle che si sentono spesso di sfuggita da un giornale o dalla TV e che, dopo pochi minuti, non ricordi più, a meno che non si riferiscano a fatti gravi che feriscono profondamente.
“Mistero pasquale - avverte la Chiesa - risplende al vertice dell'anno liturgico. Il tempo di Quaresima ha lo scopo di preparare la Pasqua: la liturgia quaresimale guida alla celebrazione del Mistero pasquale sia i catecumeni, attraverso i diversi gradi dell'iniziazione cristiana, sia i fedeli per mezzo del ricordo del Battesimo e della Penitenza” (dal Messale)
E allora anch'io mi faccio condurre dallo Spirito nel deserto con Gesù.
Lui vi stette per quaranta giorni, senza mangiare, in continua e profonda preghiera, come a farsi modellare dal Padre su Chi Lui era veramente, su come fondare la Sua Chiesa, annunciare il Suo Regno, sul come fare la volontà del Padre suo, fino in fondo, senza mai tradirla, a costo di finire sulla croce, se così a Lui fosse stato gradito.
Forse può sgomentarci, in un primo momento, questo 'stare con Gesù nel deserto': storditi come siamo dai tanti rumori che continuamente ci intossicano: non riusciamo più a capire la nostra bellezza interiore, la gioia che Dio ci offre; non abbiamo più la sensibilità spirituale, per 'percepire' il nostro essere 'fasciati' dalla Sua tenerezza e cura e comprendere il Suo desiderio intenso di coprirci con il manto della santità, che poi è il manto della Sua Gloria.
Di conseguenza interpretiamo la nostra esistenza da sbandati, vivendo molte volte un'insicurezza, un'ansia ed un pericoloso isolamento, che altro non sono che il vagare senza silenzio, senza consapevolezza e verità, per le vie del mondo.
Allora occorre davvero pregare che Dio ci aiuti a sentirlo vicino, a dialogare nella preghiera con Lui, ad essere capaci di penitenza, togliendoci di dosso tante cose inutili, se non dannose, trasformando il nostro esistere in gesti concreti di bontà, che ci scrostino l'egoismo, vera patina di morte, e facciano trasparire così la nostra vera realtà di 'figli adottivi' di Dio, che vogliono essere 'buoni come il loro Padre, che è nei Cieli'.
Sentiamo tante volte, e con fastidio, la frase: 'Ma sai chi sono io?'. Ancora peggio, molte volte siamo costretti a vivere con persone dagli atteggiamenti che sanno di superbia, di una potenza che è solo strafottenza, inconciliabili con la bontà di un cristiano santificato dalla Grazia del Battesimo.
Il primo uomo, che `Dio aveva plasmato con polvere della terra e nelle cui narici aveva soffiato un alito di vita' (Gen. 2,7) era stato posto nell'Eden, come un bimbo infinitamente bello, amato, che altro non doveva fare che accettare di essere amato e amare.
L'Eden era lo 'stato di felicità', quella dell'amore. Ma l'amore ha origine dalla libertà: liberamente si ama, liberamente si accetta di essere amati.
Dio mise alla prova l'uomo e la donna: voleva il loro 'sì' libero!
I nostri progenitori – come noi – dovevano solo dire `si' oppure no'.
Incredibile, ma necessaria scelta, quando c'è di mezzo l'amore, la libertà.
Quel frutto azzannato con la convinzione, su suggerimento di satana, di poter far da soli, rifiutando l'amore che Dio offriva, è ancora oggi il veleno che sperimentiamo ogni giorno.
È, nello stesso tempo, lo scenario del dolore, che si consuma da sempre, con l'amarezza di una solitudine profonda e, nello stesso tempo, la disperata ricerca di un cuore che ci riempia di felicità: è la nostalgia dell'Eden perduto.
Ed ancora una volta Dio, fedele al Suo Amore per noi, vuole ricreare l'Eden. Lo fa con Gesù, Suo Figlio, che accetta di diventare uno di noi, non sottraendosi neppure alle tentazioni dell'uomo. Racconta il Vangelo: "In quel tempo Gesù fu condotto nel deserto per essere tentato dal diavolo. E, dopo aver digiunato per quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: 'Se sei il Figlio di Dio, dì che questi sassi diventino pane. Ma Egli rispose: 'Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio'.
Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: `Se sei il Figlio di Dio, gèttati giù, poiché sta scritto: 'Ai Suoi angeli darà ordine a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia ad urtare contro un sasso il tuo piede'. Gesù gli rispose: 'Sta anche scritto: 'Non tentare il Signore Dio tuo'.
Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: 'Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai. Ma Gesù gli rispose: `Vàttene, satana! Sta scritto: 'Adora il Signore tuo Dio e a Lui rendi culto'. Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servirono". (Mt. 4, 1-11) Sono davvero, se le consideriamo bene, le tre grandi tentazioni dell'uomo di tutti i tempi: fame di successo, sete di potere, voglia di prestigio.
Sono i grandi mali che la Quaresima invita ad allontanare da noi, come fece Gesù, e che tutti i Santi e quanti aspirano alla santità hanno calpestato, con la stessa decisione di Gesù.
Sono e possono essere i grandi mali che dominano il mondo e a cui tutti siamo tentati.
La Quaresima con la preghiera, la penitenza, la Parola di Dio, invita a smascherarli, per liberarsi.
"L'uomo moderno - affermava Paolo VI - si adatta ad ogni cosa: è capace di farsi l'avvocato delle cose cattive, pur di sostenere la libertà del proprio piacimento e che tutto può e deve manifestarsi senza alcuna preclusione nei confronti del male: una libertà indiscriminata per tutto ciò che è illecito. Si finisce così per autorizzare tutte le espressioni di vita inferiore; l'istinto prende il sopravvento sulla ragione, l'interesse sul dovere, il vantaggio personale sul benessere comune. L'egoismo diviene perciò sovrano nella vita dell'individuo e in quella sociale. Perché tutto questo?
Perché si è dimenticato ciò che è bene e ciò che è male. Non si conosce più la norma assoluta per tale distinzione, vale a dire la legge di Dio. Chi non tiene più conto della legge di Dio, dei Suoi comandamenti, e non li sente più riflessi nella propria coscienza, vive una grande confusione e diventa nemico di se stesso. Bisogna dunque rinnovare e rinvigorire la nostra capacità di giudicare il bene dal male. Questo è il modo per respingere e superare le tentazioni.
Può un cristiano, ci chiediamo seriamente, un cristiano vero, essere debole, pauroso, vile, traditore del proprio nome, della propria coscienza, del proprio dovere? Certamente no.
L'autentico cristiano è forte, coraggioso, leale, coerente, eroico se occorre. La vita cristiana, non dimentichiamolo mai, è combattimento e noi dobbiamo essere sempre in grado di distinguere il bene dal male. La vita cristiana, ripetiamo, è lotta: noi dobbiamo essere sempre all'erta in grado di distinguere il bene dal male e decidere. La grande lezione di vita cristiana di questa pagina del Vangelo esige espliciti impegni. Essere anzitutto saggi, cioè riflettere e tenere sempre accesa la lampada dinanzi a noi. Non dobbiamo camminare nell'oscurità, ma portare alto quello splendore che Iddio ha deposto nelle nostre anime e che si chiama coscienza. E il Signore, mercé l'insegnamento di questo dramma delle sue tentazioni, indica un luminoso epilogo: la tentazione e la malvagità, che insidia i nostri passi, si può vincere. Con che cosa?
Seguendo la Parola di Dio, con la Sua Grazia, il dominio di sé, che non mancano mai a chi le desidera e cerca. Non dobbiamo avere paura di essere forti. Abbiamo Cristo con noi e per noi". (marzo 1965) La Quaresima, allora, dovrebbe essere, per tutti i cristiani, lo stesso 'deserto', vissuto da Gesù. Anche noi veniamo corteggiati ogni giorno da Satana, in mille modi, e può persino accadere che mascheriamo il nostro subdolo egoismo con una presunta 'volontà di Dio'.
Il 'deserto' quaresimale deve far nascere dei salutari dubbi:
Siamo sicuri di vivere secondo Dio?
Siamo certi di percorrere le vie sulle quali il Signore ci chiede di camminare, per vivere il nostro 'si' a Lui? ... E’ il primo passo per la conversione...
C'è in giro un gran desiderio e bisogno di cambiamento, non fuori di noi soltanto, ma 'dentro di noi', seguendo le piste di Gesù: il silenzio, la preghiera, la penitenza, uniche vie capaci di strapparci di dosso i troppi stracci che impediscono di camminare nella verità, libertà, carità, santità!
La Quaresima, se vissuta con Grazia ed impegno, ci aiuta, e molto, in questo meraviglioso stile di vita. BUONA QUARESIMA, dunque! ... e, insieme, preghiamo:
"Pietà di me, o Dio, secondo la Tua Misericordia:
nella Tua grande bontà, cancella il mio peccato.
Riconosco la mia colpa, il mio peccato mi sta sempre davanti.
Contro di Te, contro Te solo ho peccato: quello che è male ai Tuoi occhi io l'ho fatto.
Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo.
Rendimi la gioia di essere salvato
e sostieni in me un animo generoso." (Salmo 50)


Antonio Riboldi – Vescovo –
Internet: www.vescovoriboldi.it
email: riboldi@tin.it

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